Italia / Misna su Ladysilvia; Oggi, sabato 24 marzo, anniversario dell’assassinio di monsignor Oscar Arnulfo Romero, ucciso nel 1980 mentre celebrava la Messa nella Cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza di San Salvador, sarà un giorno di memoria e celebrazioni non solo nell’arcidiocesi dove Romero fu vescovo.
Questa data è stata consacrata come quella in cui in molti luoghi del mondo si rende omaggio ai missionari morti violentemente per la loro fedeltà alla missione. Il fatto che durante i primi secoli della nostra era molti dei ’martiri’ (’testimoni’) lo furono soprattutto per non avere ammesso altri dèi o cesari, a volte ha contribuito a far sì che molta gente ancora percepisca il martirio come la conseguenza di uno ’scontro di religioni’. In realtà , in ogni epoca sono esistite persone che consideravano la giustizia o l’attenzione ai poveri come componenti inseparabili della loro fede. Uno di loro, al di sopra di ogni sospetto, fu San Lorenzo, diacono a Roma nel IV Secolo. I suoi persecutori volevano sottrargli i beni della Chiesa che ritenevano fossero nelle sue mani.
Lorenzo si presentò di fronte ai suoi torturatori con i poveri, dicendo che erano l’unica ricchezza della Chiesa. Come punizione fu bruciato vivo, tanto che le iconografie lo rappresentano sempre con un graticola. Altri, come Oscar Arnulfo Romero, furono assassinati per aver difeso i poveri e aver invocato la fine della sanguinosa repressione militare nel suo paese. Ci sono state persone uccise per mano di squilibrati, come padre Andrea Santoro; o per aver difeso il diritto dei contadini senza terra. Alcuni sono stati assassinati da persone che non li conoscevano, altri dagli stessi ai quali avevano donato la propria vita.
Alcuni sono morti per questioni religiose e altri perché i loro assassini volevano denaro destinato ai poveri...Non ha importanza tanto la ragione della mano che ha dato loro la morte, o la ragione per cui si trovavano in quel luogo, dando la vita goccia a goccia, o disposti a versarla tutta in un solo colpo.
Questa è la ragione del nostro ricordo. La ragione per celebrare: che la vita vale...Vale quanto quello per cui la viviamo o per cui siamo disposti a darla...
È per questo che scegliamo di ricordare e celebrare tutti i membri della Chiesa che, prima di abbandonare il loro impegno di testimonianza e apostolato, sono morti in modo violento o hanno sacrificato la loro vita coscienti del rischio che correvano. Nel 2006, quelli che abbiamo contato sono 24. Altri, soprattutto laici, certamente saranno sfuggiti al nostro elenco, ma non lo saranno di fronte a Dio. (padre Niels Berthel Johansen, SVD) [CO]
LA REDAZIONE
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