USA, Una certa passione per le biotecnologie e il mondo della novita' biologica si manifesta anche attraverso le sensazioni più disparate. Dal lombrico che si muove sotto la terra alla cellula che si divide sul vetrino, ognuno a modo suo puo' catturarne l’attimo di svolta e eternita'.
Piu' o meno deve aver provato questo Kathryn Hinsch, ex manager della Microsoft, ora attivista impegnata sul campo della bioetica, quando nella meta' degli anni '90 ha sentito il tintinnio di certe domande sull’influenza della Tecnica per la nostra societa'. All’epoca la Hinsch aveva la responsabilita' della vendita dei software Microsoft, giri di affari per miliardi di dollari. Ma il tintinnio non cessava e le domande diventavano ogni giorno più complicate. Cosa succedera' domani? Le manipolazioni genetiche di oggi quali frutti ci doneranno? Cosa significa studiare le origini dell’embrione umano?
Lasciata la Microsoft la Hinsch parte per Harvard e si iscrive alla facolta' di Bioetica. Una volta terminato il ciclo di studi si trasferisce a Seattle a da' vita al Women's Bioethics Porject. Il progetto nasce nel gennaio del 2004, all’attivo ha per il momento oltre un centinaio di nomi importanti, fra scienziate, studiose e personaggi politici. l’intento è quello di creare un piano di discussione in grado di influenzare le scelte sociali e politiche della classe "tecnologica"; influenzare nel senso di cooperare in positivo e nella direzione del progresso. All’inizio c'era solo questo: un chiodo fisso e 50.000 Usd da investire. Ora le cose stanno procedendo verso la crescita, anche se lenta, ma alla fine dell’anno l’associazione spera di raggiungere un fondo base di circa un milione di Usd.
Non esiste uno sfondo ideologico che lega queste attiviste. Non ci sono slogan pro o contro l’aborto, ma ci sono opinioni che partono da questioni centrali diverse. La bioetica non è solo un problema del presente e di una certa valorizzazione secolare acquisita nel tempo: la bioetica è la domanda del domani, la conservazione o la strategia di modifica della Vita, la domanda del senno di poi.
Esiste invece, all’interno degli obbiettivi, una rivalutazione dell’analisi femminile del problema. Chi decide di escludere le donne da certe sperimentazioni cliniche? Cosa comporta la gravidanza "in affitto" per le donne che vivono situazioni di conflitto? Diventera' obbligatorio "controllare" geneticamente il proprio figlio prima che questo venga alla luce? Per la Hinsch queste e altre domande vengono troppo spesso analizzate nell’ottica del "problema sociale da talk-show". Cio' di cui abbiamo bisogno invece è un sano dibattito che includa gli addetti ai lavori, i protagonisti veri, i malati e i medici, gli scienziati piuttosto che i sociologi di turno.
Un'occasione adesso c'è. Ed è nelle mani di una donna che la manager la sa fare, una donna che se vuole smuove i quattro venti per farsi ascoltare. Raccogliere la eco delle sue parole non puo' che fare bene.
Cinzia Colosimo
http://staminali.aduc.it
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