La recente sentenza di Michael Stokes, giudice della Crown Court di Nottingham, che non ha condannato alla prigione un pedofilo diciottenne mussulmano, Adil Rashid, perché "la sua educazione religiosa non gli aveva insegnato che stuprare le ragazze di 13 (tredici!) anni è sbagliato", dovrebbe almeno far riflettere su quella che fatichiamo a definire una nuova "cultura". Il #pedofilo in questione ha studiato in una scuola mussulmana in Gran Bretagna, dove, a quanto pare, ha imparato che "le donne non sono più degne di un lecca-lecca che è stato lasciato cadere a terra". È questo, ci si chiede, che si insegna nel Ventunesimo secolo in una scuola inglese? Il giovane, che è maggiorenne ricordiamolo, ha sostenuto le solite scusanti ideologico-religiose usate da quei tipi li, dichiarando, secondo il Daily Mail, che lui era riluttante a fare sesso con la ragazzina tredicenne, ma che lei lo ha "tentato" e poi "lo ha sedotto"; Il giudice, che evidentemente ha creduto a quelle barzellette, ha sostenuto che, poiché il maggiorenne fanciullo era "passivo" e "privo di assertività", mandarlo in prigione potrebbe causargli "più danni che benefici". Inizialmente i due si sono scambiati messaggi su Facebook, poi per telefono per un paio di mesi. Poi si sono incontrati a Nottingham, dove Rashid aveva prenotato una stanza in un albergo, dove per due ore, come ragazza ha dichiarato alla polizia, hanno fatto sesso dopo che Rashid è andato in bagno e ne è uscito con un preservativo. Rivolgendosi a Rashid, il giudice ha detto: "Accetto che si è trattato di un caso in cui la ragazza era disposta ad avere attività sessuali con te. Ma la legge è lì per proteggere le ragazze, anche se sono perfettamente felici di intraprendere attività sessuali". Dove sia con quella sentenza la "protezione verso le ragazze", lo sa solo il giudice. Intanto, sempre nel Regno Unito, a Welshpool, una cittadina del Galles, un giudice non ha ritenuto adeguato alla vita carceraria Anthony Bowen, un pedofilo nano di 26 anni, condannato a 48 settimane di reclusione, perché troppo "piccolo di statura ed emotivamente inadeguato". Quel pedofilo aveva adescato su Facebook due ragazzine rispettivamente di 13 e 15 anni e gli ha inviato foto di nudo e messaggi sconci ma nonostante ciò Bowen non sconterà la sua pena. E che dire del caso dei tre giovani napoletani che hanno stuprato una quindicenne? dopo solo sei mesi di carcere il giudice li rimette in libertà e li "condanna" a fare i pizzaioli. Questo genere di sentenze, e ce ne sono sempre più, che favoriscono una parte per ragioni pseudoculturali o peggio religiose, sicuramente demoralizzano i cittadini e creano una sensazione generale di incertezza e di anarchia. Ma non bastasse quanto elencato, c’è anche il caso di Selin Gören, portavoce di Linksjugend Solid, il movimento giovanile del partito social-comunista tedesco Die Linke e "attivista dell'accoglienza e della solidarietà ai rifugiati"; la ragazza durante una passeggiata fuori programma viene stuprata da parte di tre ubriachi che le rubano anche la borsa. Dopo la violenza la polizia chiede alla ragazza se i suoi stupratori fossero rifugiati o stranieri ma lei dichiara che il gruppo era "misto" e che parlavano tedesco, cosa che escluse quindi dalle indagini i rifugiati recenti. Però alcuni mesi dopo a un congresso del suo partito, "Selin incontra una vecchia conoscenza, un tedesco di origine siriana" e "il volto rotondo, i capelli corti e la pelle scura le ricordano uno degli uomini che l'avevano violentata"; lei scappa in preda al panico e solo dopo molto tempo dichiara che "non volevo mentire alla polizia, ma non volevo neanche che la mia storia fosse strumentalizzata dai razzisti". Ma la Selin non è da sola questi casi di assurdo masochismo politico, sono tanti. Karsten Nordahl Hauken è invece un deputato norvegese del partito di sinistra Sosialistisk Venstreparti, che è stato brutalmente stuprato sotto casa da un somalo, il quale è poi stato arrestato, processato e sbattuto in carcere. Scontata la pena, il somalo "richiedente asilo" è stato espulso dalla Norvegia. Ma nel programma Jeg mot Meg (Io contro me stesso) del canale norvegese NRK, Karsten Nordahl Hauken, nel narrare la sua storia, profuse anche tutto il suo dispiacere nei confronti del somalo richiedente asilo che lo aveva violentato, per il quale si sente colpevole perché è stato rispedito in Somalia. Culturalmente corrotti.
Matteo Cornelius Sullivan
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