Nel 2009, avevamo dato notizia del pesto contaminato da nylon commercializzato dalla Chef menu Delikatessa GmbH Austria, prodotto presso gli stabilimenti di Sori – Genova ma nonostante all’epoca fosse stato diramato un comunicato stampa, abbiamo riscontrato ultimamente il medesimo tipo di inquinamento nei vasetti di pesto alla genovese della Saclà e della Remano, questi addirittura venduti in Australia. Si pensa che la plastica o il nylon in questione siano fili applicati dagli agricoltori, atti a tenere le piantine legate in mazzetti che però non vengono separati prima della produzione della salsa, finendo così nei piatti dei consumatori, creando un ovvio danno alla salute dal quale non escludiamo un potenziale contributo all’incremento di cancro allo stomaco. La soluzione migliore è di imparare a farsi il pesto in casa ma rimane il grave pericolo per chi non nota questi fili di plastica o di nylon presenti nei vasetti commercializzati dall’industria alimentare italiana e non si può che auspicare un serio e rapido intervento da parte delle autorità competenti, sperando che non passino altri dieci anni!
Matteo Cornelius Sullivan
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