Portate in occidente da Colombo, le patate vennero inizialmente utilizzate solamente come pianta da giardino. I francesi, fino al 1780, le esclusero addirittura dalle loro tavole perché convinti che causassero la lebbra. Oggi, invece, oltre ai loro molteplici utilizzi gastronomici, sono impiegate anche in ambito medico: è stato dimostrato infatti che l’estratto della buccia della patata Caiapo (originaria del Sud America, ma estensivamente coltivata in Giappone) ha effetti benefici sul diabete.
“Nei tre anni trascorsi dalla pubblicazione delle evidenze sperimentali che il Caiapo ha effetti benefici sul metabolismo del glucosio in diabetici (di tipo 2”, spiega Giovanni Pacini, dell’Istituto di ingegneria biomedica (Isib) del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova, “ abbiamo continuato a investigare i possibili fattori che caratterizzano l’effetto della patata sui vari meccanismi fisiologici e in particolare sull’aumento dell’insulino sensibilità e sulla diminuzione della emoglobina glicata in soggetti diabetici. La prima rappresenta la capacità dell’insulina di favorire la scomparsa di glucosio dal sangue; la seconda, quando diminuisce, dimostra buon controllo glicemico da parte del diabetico. In un ulteriore studio, eseguito in collaborazione con il professor Bernhard Ludvik dell’Università di Vienna e con il professor Markolf Hanefeld di Dresda, abbiamo studiato il possibile legame fra la somministrazione di Caiapo e le variazioni di alcune sostanze ritenute molto importanti per lo stato metabolico del diabetico. In particolare, si sono valutati: l’adiponectina, il fibrinogeno e la proteina C reattiva (Crp).
Questo ulteriore studio ha dimostrato che il miglioramento dello stato metabolico nei diabetici che hanno usato Caiapo può essere dovuto a un incremento della adiponectina. Questa proteina (ormone), recentemente scoperta (1995-96), è secreta dalle cellule adipose e modula la regolazione di glucosio e dei grassi. Comunque, anche le osservate riduzioni di fibrinogeno e di Crp sono molto importanti, in quanto si tratta di fattori di infiammazione strettamente legati a eventi cardiaci e quindi, se ulteriormente approfonditi, questi studi potrebbero evidenziare che il Caiapo può prevenire le coronaropatie acute”.
Queste ricerche condotte dal Cnr e altre in tutto il mondo lasciano ben sperare se non per una cura, almeno per un miglioramento della vita dei diabetici di tipo 2 (non-insulino dipendente), che secondo time dell’Organizzazione mondiale della sanità raggiungeranno nel mondo, nel 2010 la cifra di circa 215 milioni con costi sociali elevatissimi.
Michele La Porta
Fonte: Giovanni Pacini, Istituto di ingegneria biomedica del Cnr, Padova, e-mail: Giovanni.Pacini@isib.cnr.it
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