La speranza era tornata fortissima nella notte. Alle 4,30 un applauso aveva salutato il recupero di Angelo uno dei bimbi sepolti sotto la scuola elementare di San Giuliano di Puglia. Poi con le prime luci dell’alba era subentrata una rassegnazione, interrotta dalla notizia di un altro ritrovamento, a 24 ore esatte dalla tremenda scossa che - comunque vada il bilancio finale - ha provocato una strage di bambini senza precedenti in Italia. Un'illusione durata qualche attimo, il nome del piccolo si aggiunge all’elenco delle vittime. Mancano all’appello ancora quattro bambini, secondo le informazioni fornite dalla fonti ufficiali, ma le cifre spesso divergono.
A metà mattina era stato estratta senza vita dalle macerie una maestra, Carmela Ciniglio, 40 anni, madre di un ragazzo di 17. Prima era stato recuperato il corpo senza vita di un altro ragazzino. Il bilancio della tragedia provocata dalla violentissima scossa di terremoto delle 11,32 di giovedì mattina va definendosi nella sua drammaticita'. Venticinque morti, di cui 23 nella scuola, e due donne sepolte dal crollo della propria abitazione nei pressi della scuola. 34 i ragazzini salvati dai vigili del fuoco e dai volontari che hanno scavato anche per tutta la notte, aiutandosi solo con le mani, ogni intervento con mezzi meccanici avrebbe potuto compromettere la più tenue speranza. E ancora sono in corso i tentativi per gli ultimi che mancano.
Ieri sera è arrivato anche il presidente del consiglio Berlusconi per rendersi conto della situazione. Ogni cosa sarà fatta, non ci sono parole davanti a questa tragedia, le uniche parole concesse dal premier che ha anche visitato i feriti ricoverati all’ospedale di Larino, il più vicino a San Giuliano, piccolo centro della provincia di Campobasso che neppure figurava nell’elenco dei comuni a rischio sismico.
Per ora pare che solo due bambini siano in condizioni definibili gravi, molti sono stati dimessi, ma la situazione è ancora in evoluzione. Molti gli ospedali coinvolti in questa opera di assistenza, oltre a quello di Larino, anche quello di Campobasso, di Termoli e due strutture romane verso le quali sono stati dirottati i casi più complessi.
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