Il premio scudetto della Lazio non fù pagato con il ricavato dei bond. È quanto sostenuto da Sergio Cragnotti durante l’interrogatorio odierno da parte dei magistrati della Procura di Roma che indagano sul crac dell’azienda alimentare.
Secondo Cragnotti - «e quanto hanno riferito i legali Franco Coppi e Giulia Bongiorno» ascoltato per circa tre ore nel carcere romano di Regina Coeli dai pm che indagano sul caso Cirio - i premi ai calciatori sarebbero venuti da un finanziamento di Cirio Holding alla SS Lazio. Un finanziamento che è avvenuto in un periodo in cui non esisteva alcuno stato di insolvenza. Quel finanziamento è stato poi utilizzato dal club biancoceleste per pagare il premio per lo scudetto della stagione '99-2000'.
adnkronos / reuters
CIRIO - Cragnotti: nessuna pressione per cessione di Eurolat
Sergio Cragnotti nel corso dell’interrogatorio ha affermato di non aver mai ricevuto alcuna pressione per cedere Eurolat a Calisto Tanzi. Lo ha sottolineato lo stesso Cragnotti ai magistrati che lo hanno interrogato sul dissesto della Cirio. La cessione di quell’azienda, avvenuta nel 1999, per circa 260 miliardi delle vecchie lire, è stato uno dei temi toccati durante l’interrogatorio dell’ex patron della Cirio.
Cragnotti ha sottolineato che le trattative per la cessione di Eurolat durarono circa un anno e di non aver mai avuto, in quel frangente, pressioni per vendere. Rispondendo alle domande dei magistrati, ha detto che per fare fronte all’indebitamento del gruppo si trovò ad optare per la cessione di un settore.
Di fronte all’offerta del colosso di Collecchio finì quindi per sacrificare il settore della produzione del latte. Allo stesso ex presidente della Lazio è stato poi contestato un premio di circa 400.000 euro elargito al genero Filippo Fucile (sentito per circa cinque ore) attraverso, secondo l’accusa, un distrazione di fondi. Circostanza smentita sia da Cragnotti, sia da Fucile, i quali - hanno riferito i loro difensori - hanno detto che era normale politica aziendale, all’interno della Cirio, erogare premi di produzione nella misura dell’un per cento di quanto si faceva guadagnare all’azienda, non solo a parenti, ma anche a dirigenti e funzionari.
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