30 Dicembre; Morta Donatella Colasanti

La sopravvissuta al massacro Donatella Colasanti, in una foto scattata poche ore dopo il ritrovamento del cadavere della sua amica Rosaria Lopez

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Morta Donatella Colasanti, sopravvisse al massacro del Circeo.

Quest'oggi l’avvocato della donna, sopravvissuta al massacro del Circeo nel 1975, ha comunicato ufficialmente la morte della Stessa Donatella Colasanti, avvenuta lo scorso 30 dicembre in un ospedale romano.

La notizia del decesso è stata confermata dal padre della donna, Mario Colasanti

"Donatella Colasanti è morta per una malattia intorno alle 22 del 30 dicembre, al Regina Elena", ha detto l’avvocato Mauro Cimino, che seguiva Colasanti da diversi anni.
"Era ricoverata dal 7 dicembre", ha precisato Cimino.
Colasanti, che aveva 47 anni, nel 1975 era stata rapita con Rosaria Lopez da i tre giovani neofascisti Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido. Le ragazze erano state violentate e torturate nella villa di cui la famiglia di Ghira era proprietaria al Circeo, nei pressi di Latina.

Lopez morì, mentre Colasanti si finse cadavere riuscendo a ingannare i tre, che la caricarono nel portabagagli di un'auto lasciata parcheggiata in una strada della capitale, dove la ragazza fu ritrovata.


IL DELITTO DEL CIRCEO
30 settembre 1975. l’estate è già un ricordo sfumato nel parco del Circeo, un'ottantina di chilometri a sud di Roma. Le belle ville si nascondono tra piante secolari, arbusti e prati. Si raggiungono percorrendo cammini non asfaltati, e strade che lambiscono il mare. Andrea Ghira è un rampollo della borghesia romana. La sua camera è tappezzata di bandiere naziste, mezzibusti di Adolf Hitler e Benito Mussolini, libri del filosofo Julius Evola. Porta sempre la pistola in tasca. Si dichiara nazional-socialista. Dietro a lui si muovono altri due giovani, Angelo Izzo e Gianni Guido. Per la polizia sono estremisti e delinquenti comuni. già condannati per rapine, violenza sessuale e maltrattamenti, sequestri di persona.

Al Circeo. la famiglia Ghira ha costruito una villa lussosa su due piani con giardino, box e taverna. Poco lontano dalla costa, con una vista mozzafiato sull’isola di Ponza. È lì che Ghira, Izzo e Guido portano due ragazze provenienti dai quartieri popolari e periferici della Capitale. Sono Donatella Colasanti e Rosaria Lopez. I tre fascisti le convincono a salire sulla loro potente macchina. "Andiamo ad una festa a Lavinio, ci divertiremo vedrete", dicono alle due ragazze. Ma a Lavinio Donatella e Rosaria non arriveranno mai perché saranno portate a Villa Moresca, nel Circeo, la villa di Ghira.

Il resto si snoda lungo 36 ore di torture morali, fisiche e sessuali. Ghira, Izzo e Guido uccidono Rosaria Lopez e colpiscono ripetutamente Donatella Colasanti. A quel punto pensano che le due ragazze siano morte. Le avvolgono in sacchi di plastica, le caricano nel bagagliaio della 127 di Guido e fanno ritorno a Roma. Parcheggiano l’auto proprio sotto l’abitazione dello stesso Guido e vanno a mangiare in pizzeria. Ma Donatella Colasanti è ancora viva.

Il processo si svolge nel luglio 1976. I giudici non concedono alcuna attenuante ai tre imputati che vengono condannati in primo grado all’ergastolo per omicidio pluriaggravato. Gennaio 1977. Gianni Guido e Angelo Izzo cercano di evadere dal carcere di Latina, prendono in ostaggio una guardia carceraria ma il tentativo fallisce.

Le storie di Gianni Guido e Angelo Izzo sono costellate da ripetuti tentativi di evasione dalle carceri. A volte riusciti grazie a complicità non sempre acceratte in sede penale.

Gianni Guido viene subito trasferito nel carcere di San Gimignano. Da quel penitenziario fugge nel 1981. Due anni dopo, viene arrestato a Buenos Aires: sotto falso nome, vende automobili. Ricoverato in ospedale in attesa di estradizione, il 15 aprile 1985 Guido riesce a dileguarsi. Sarà nuovamente intercettato nel giugno 1994 a Panama e trasferito definitivamente in Italia dove sta scontando il residuo di pena.

Angelo Izzo si trasforma in uno dei più importanti pentiti della destra eversiva come spiega davanti ai giudici di Milano che lo ascoltano nell’ambito del procezzo di primo grado sulla strage di Piazza Fontana

Poi c'è Andrea Ghira, il capo della banda del Circeo, lui che si dilegua poco dopo aver assassinato Rosaria Lopez e ferito Donatella Colasanti. Angelo Izzo, diventato ormai un pentito, lo accusa di aver ucciso la giovane Giorgiana Masi durante scontri di piazza avvenuti a Roma, il 12 maggio 1977. Ghira avrebbe utilizzato le armi in dotazione al gruppo "Drago", una struttura di "uomini scelti" all’interno di Avanguardia Nazionale. l’allora parlamentare Mauro Mellini racconta così a Radio Radicale il pomeriggio in cui qualcuno sparò a Giorgiana Masi a Roma, sul Ponte Garibaldi

Quel giorno, Andrea Ghira non è ancora un ricercato. Solo nell’ottobre 1977, la magistratura spicca contro di lui un mandato di cattura per il delitto del Circeo. Lo inchiodano le dichiarazioni di Donatella Colasanti che si ricorda di quel ragazzo che si fa chiamare Jacques responsabile materiale della morte della povera Rosaria Lopez.

Nel 1978, Andrea Ghira raggiunge l’Argentina grazie a documenti falsi forniti dalla rete di solidarietà dell’Internazionale nera, la stessa che in passato ha guidato la fuga di Stefano Delle Chiaie, Guido Giannettini, Carlo Digilio ed altri esponenti della destra eversiva.. Ma a Buenos Aires, negli anni Ottanta, non si sente più sicuro, sente il fiato sul collo degli investigatori e fugge a Londra dove nel frattempo si è insediata una comunità di camerati: Massimo Morsello, Roberto Fiore, Vittorio Spadavecchia, Antonio D'Inzillo.

tratto da RADIO 24
a cura di Daniele Biacchessi