Approvato il mandato per la Conferenza mondiale di Copenhagen sul clima

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Novembre
27 2009

Approvato il mandato per la Conferenza mondiale di Copenhagen sul clima

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Berna (DATEC) - Nel quadro della Conferenza mondiale dell’ONU sul clima, prevista a Copenhagen (Danimarca) dal 7 al 18 dicembre 2009, la comunità internazionale negozierà le misure da adottare contro il cambiamento climatico. La Svizzera si impegna per un accordo globale e vincolante, che includa anche i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo e ridurrà entro il 2020 le proprie emissioni gas serra del 20 al 30 per cento. È quanto ha deciso il Consiglio federale il 27 novembre 2009.

Dal 7 al 18 dicembre 2009 avrà luogo a Copenhagen la 15a Conferenza delle Parti (COP 15) della Convenzione dell’ONU sul clima. Al contempo, avrà luogo nella capitale danese anche il quinto incontro delle Parti contraenti del Protocollo di Kyoto, un trattato della Convenzione del clima, nel cui ambito i Paesi industrializzati si impegnano a ridurre concretamente le emissioni di gas serra. La Conferenza mondiale dell’ONU dovrà essere l’occasione per concludere i lavori iniziati in questi ultimi anni per risolvere i problemi legati al cambiamento climatico. I punti principali dei negoziati di Copenhagen sono:

1. la riduzione delle emissioni di gas serra climalteranti;
2. l’adattamento al cambiamento climatico già avvertibile;
3. il trasferimento di tecnologia nei Paesi in via di sviluppo
4. il finanziamento delle misure di mitigazione e di adattamento.
1. Obiettivi di riduzione fino al 2020...

Il 27 novembre 2009 il Consiglio federale ha approvato il mandato di negoziazione della delegazione svizzera. Come l’UE, il nostro Paese vuole ridurre entro il 2020 del 20 per cento rispetto al 1990 le sue emissioni di gas serra. La Svizzera ridurrà nello stesso periodo le sue emissioni del 30 per cento se altri Paesi industrializzati si impegneranno a realizzare obiettivi comparabili e anche i Paesi emergenti freneranno l’aumento delle loro emissioni di gas serra. Il Consiglio federale conferma pertanto gli obiettivi fissati nell’agosto 2009 nell’ambito della revisione della legge sul CO2.

...e fino al 2050

Oltre a dette misure a breve termine, volte a prorogare gli impegni assunti nell’ambito del Protocollo di Kyoto per il periodo dal 2013 al 2020, la Conferenza di Copenhagen formulerà , all’insegna di una "shared vision" (visione condivisa), obiettivi di riduzione fino al 2050. Per evitare che la temperatura media aumenti di più di 2 gradi Celsius rispetto al periodo preindustriale, le emissioni di gas serra devono essere ridotte entro il 2050 del 50 all’80 per cento rispetto al 1990. È la conclusione alla quale giunge l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPPC), il Gruppo di esperti intergovernativo per lo studio dei cambiamenti climatici, nel suo rapporto del 2007. Ciò implica per i Paesi industrializzati una riduzione dell’80 al 95 per cento rispetto al 1990.

La Svizzera sostiene l’obiettivo di limitare a 2 gradi il riscaldamento climatico e si impegna affinchè le emissioni di gas serra vengano ridotte entro il 2050 di almeno il 50 per cento. La Svizzera è disposta a rivedere detto obiettivo se nuove scoperte scientifiche lo dovessero suggerire. Infine chiede che Paesi emergenti come la Cina, l’India o il Brasile assumano impegni sostanziali.

Altri campi d'azione per ridurre le emissioni di gas serra

Almeno il 17 per cento delle emissioni mondiali di CO2 proviene dalla distruzione delle foreste nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi emergenti. Se non si riesce a fermare tale distruzione sarà difficile realizzare l’obiettivo di limitare a 2 gradi il riscaldamento climatico. A Copenhagen si vogliono pertanto trovare soluzioni che permettano di sostenere i Paesi in via di sviluppo a conservare le loro foreste (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation in developing countries REDD+, in italiano Riduzione delle emissioni dalla deforestazione e dalla degradazione forestale nei Paesi in via di sviluppo). La Svizzera vuole che tale punto sia disciplinato in una futura Convenzione sul clima.

La Svizzera ritiene peraltro che la nuova Convenzione sul clima debba regolamentare le emissioni causate dai trasporti aerei e navali internazionali e inglobare anche il settore agricolo.

2. Adattamento al cambiamento climatico già avvertibile

Il cambiamento climatico già avvertibile è causato prevalentemente dai Paesi industrializzati. Per tale ragione, nel quadro del Protocollo di Kyoto, si sono già impegnati a ridurre le loro emissioni durante il periodo compreso tra il 2008 e il 2012. Ciononostante sono necessarie misure di adattamento, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, dove le ripercussioni dei cambiamenti climatici causano danni notevoli (siccità , inondazioni ecc.) e dove spesso non si dispone degli strumenti e del sapere per potersi adattare. I Paesi in via di sviluppo hanno pertanto bisogno dell’aiuto finanziario e delle tecnologie dei Paesi ricchi.

A Copenhagen si discuteranno le modalità della cooperazione internazionale in materia di adattamento, si esaminerà come affrontare i rischi (mediante una soluzione assicurativa), come configurare le strategie di adattamento nei Paesi in via di sviluppo e come coinvolgere le diverse politiche settoriali.

3. Trasferimento di tecnologia

La Svizzera ritiene che il settore privato abbia un ruolo chiave nello sviluppo e nel trasferimento di tecnologie clima-compatibili. In quanto Paese all’avanguardia nella ricerca e in campo tecnologico, la Svizzera sostiene lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie ecocompatibili. Per tale motivo si impegna per la creazione di condizioni quadro favorevoli al trasferimento di tecnologie nei Paesi in via di sviluppo che permettano, con una protezione adeguata della proprietà intellettuale, di rafforzare l’impegno del settore privato (ad es. la protezione della proprietà intellettuale per impedire che la tecnologia esportata venga copiata).

4. Finanziamento

La riduzione delle emissioni di gas serra e l’adattamento al cambiamento climatico causeranno costi immensi a livello mondiale. Attualmente si stima che tali costi siano compresi tra cento e diverse centinaia di miliardi di dollari US l’anno. A Copenhagen si prevede fra l’altro di definire i criteri secondo i quali devono essere raccolti e distribuiti i mezzi necessari. Ci si chiede in particolare come gli Stati riusciranno a mobilitare capitali intervenendo sul piano legislativo, riscuotendo tasse o concedendo finanziamenti iniziali per le tecnologie ecocompatibili contribuendo in tal modo alla riduzione delle emissioni di gas serra. La discussione verte fra l’altro sulla raccolta delle risorse secondo il principio di causalità (proposta svizzera per una tassa globale sul CO2) e sull’introduzione di imposte prelevate sul commercio di diritti di emissione (cfr. scheda). Un Paese industriale sviluppato come la Svizzera sarà chiamato a dare il suo contributo.

Il Consigliere federale Moritz Leuenberger ha proposto di finanziare le misure di adattamento al cambiamento climatico mediante una tassa globale sul CO2 basata sul principio di causalità , dalla quale verrebbero esentati i Paesi più poveri. La proposta verrà discussa a Copenhagen. Si può ipotizzare di combinare tale proposta con altre possibilità di finanziamento.

Accordo di Copenhagen

A Copenhagen si dovrà trovare un accordo successivo al Protocollo di Kyoto, affinchè i Paesi industrializzati possano mantenere e rafforzare l’impegno assunto sinora. Senza il coinvolgimento degli Stati Uniti d'America, che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto, e un impegno dei Paesi emergenti non sarà tuttavia possibile raggiungere l’obiettivo della limitazione a 2 gradi. Presumibilmente a Copenhagen non sarà possibile trovare un accordo globale per fissare un nuovo regime giuridico vincolante. È più probabile che potranno essere decisi i principi di base del nuovo regime climatico. Gli elementi concreti, inclusi gli impegni specifici, dovrebbero poi essere negoziati nell’ambito di un processo successivo alla 15a conferenza delle Parti contraenti.

La Svizzera si impegnerà affinchè i risultati ottenuti siano il più possibile vincolanti e i principi del Protocollo di Kyoto rimangano validi. Ciò significa mantenere obiettivi di riduzione quantificabili e vincolanti, meccanismi flessibili (incluso il mercato dei diritti di emissione) e un sistema di controllo trasparente.

La delegazione svizzera

La Svizzera sarà rappresentata al segmento ministeriale, che si svolgerà dal 16 al 18 dicembre 2009, dal Consigliere federale Moritz Leuenberger. Il suo supplente sarà il direttore dell’UFAM Bruno Oberle, al quale verrà conferito il titolo di segretario di Stato per tutta la durata della conferenza. Responsabile della delegazione negoziale tecnica, presente a Copenhagen dal 6 al 18 dicembre, sarà l’ambasciatore Thomas Kolly, capo della divisione Affari internazionali dell’UFAM. La delegazione comprenderà inoltre rappresentanti dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), della Segreteria di Stato (SECO), dell’Ufficio federale dell’energie (UFE), della Direzione per la cooperazione e lo sviluppo (DSC), dell’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), dell’Istituto federale della proprietà intellettuale, del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), dell’Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera e dell’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG).

Completano la delegazione due rappresentanti del mondo scientifico, dell’economia, delle associazioni ambientaliste, delle organizzazioni di cooperazione allo sviluppo come pure una rappresentanza del mondo giovanile.

Contatto con la delegazione svizzera:

dal 7 al 18 dicembre 2009: Thomas Kolly, ambasciatore, responsabile della delegazione negoziale, UFAM, tel. +41 (0)79 828 48 45
dal 7 al 18 dicembre 2009: Josè Romero, della delegazione negoziale, UFAM, tel. +41(0)79 251 90 69
dal 7 al 18 dicembre 2009: Adrian Aeschlimann, responsabile del servizio media UFAM, tel. +41 (0)79 277 51 83
Durante il segmento ministeriale (dal 16 al 18 dicembre 2009):

Contatti con il Consigliere federale Moritz Leuenberger: XXXXX , addetto stampa del DATEC, tel. +41(0)79 XXXXX (a Copenhagen dal 17 al 18 dicembre 2009)
Bruno Oberle, direttore dell’UFAM, tel. +41(0)79 277 51 83 (a Copenhagen dal 12 al 18 dicembre 2009)

Source by DATEC


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