Corsa ad ostacoli nel gergo dei Brevetti Europei -- come capire il senso della prossima Proposta di Direttiva

Giovedì
15:48:42
Febbraio
21 2002

Corsa ad ostacoli nel gergo dei Brevetti Europei -- come capire il senso della prossima Proposta di Direttiva

La Commissione Europea (CE) renderà nota nei prossimi giorni una proposta per una direttiva sui limiti di brevettabilità riguardanti il software.

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Questa direttiva andrà a sostituire la normativa della Convenzione Europea sui Brevetti (l’articolo 52 CEB) del 1973, che esclude i programmi per calcolatore, i procedimenti matematici, le pratiche commerciali, la presentazione delle informazioni e altri lavori intellettuali dalla brevettabilità, assoggettandoli invece alle norme sul copyright, le leggi sulla competizione e altri regimi normativi meno rigidi.

Più di 100,000 sostenitori (firmatari di una petizione) e 300 aziende sono al fianco della Allianza Eurolinux così come oltre il 90% di chi ha partecipato alla consultazione promossa dalla CE ha chiesto alla stessa Commissione di desistere dal voler cambiare la saggia normativa del 1973. Dati rilevati da studi economici suggeriscono che i brevetti soffocano anziché stimolare l’innovazione e la produttività nell’economia del software. Eminenti politici hanno sostenuto la posizione di Eurolinux e fatto pressione sull’Unione Europea affiché resista alle pressioni dell’Ufficio Europeo dei Brevetti (UEB, altrove indicato come EPO) e dei suoi alleati.

Nel frattempo la CE ha deciso.

Hartmut Pilch, presidente della tedesca FFII e portavoce de l’Allianze
Eurolinux, raccomanda una lettura critica della proposta:

“La proposta contiene molta retorica fuorviante. Per capire di cosa tratti realmente occorre porsi queste domande:

Nel 1998 l’UEB iniziò ad accettare claims/rivendicazione/richieste? su gli oggetti informazionali|per esempio
“programmo su disk, caratterizzata dal fatto che ... [ dopo loading in memoria un effetto tecnico e accevato ] ...“. La commissione Europea ha intenzione chiarire che queste richieste non sono legittime?
Nel 1996 l’UEB iniziò ad accettare richieste di brevetto riguardanti regole di organizzazione e di calcolo (incluse quelle riguardanti gli affari e la logica computazionale) in virtù dei loro supposti “ effetti tecnici“ su una base materiale (hardware) gia conosciuta. La commissione Europea ha intenzione di chiarire che queste richieste non sono legittime?
La Commissione Europea ha proposto delle definizioni per termini fondamentali quali “tecnoco“, “
invenzione“ ecc.? Nel caso usi la nuova espressione gergale dell’ UEB “invenzioni implementabili su calcolatore“, offre una definizione per distinguere le invenzioni brevettabili (per esempio reazioni chimiche controllate da un calcolatore, basate su nuove conoscenze sui fenomeni materiali) dalle regole di organizzazione e calcolo (programmi, metodi di produzione, ecc.)? Le definizioni proposte saranno sufficienti per raggiungere la chiarificazione e l’armonizzazione? La CE ha intenzione di citare alcuni esempi reali di richieste di brevetto accettate dall’UEB e spiegare perché potrebbero o non potrebbero qualificarsi come materia brevettabile secondo le definizioni proposte?

Secondo le nostre informazioni l’EC risponderà positivamente al promo questito, ribaltando quindi le recenti
decisioni dell’ UEB e conferendo una rilevanza maggiore alla libertà di informazione, almeno in teoria. Questo significa che non ci saranno “programmi illegali“ ma solo utilizzi non leciti. In pratica questa sarà una grossa differenza o forse nessuna, tutto dipenderà dai dettagli dei regolamenti e delle procedure che verranno stabilite.

Sfortunatamente, la proposta in arrivo con buona probabilità non riuscirà a dare una risposta positiva
almeno alle domande 2 e 3. Dietro un ostentato “rifiuto dei brevetti di tipo statunitense sui metodi di produzione“, dietro molta confusione sugli “effetti tecnici“ e alcune condizioni di interoperabilita praticamente senza senso, tenterà di nascondere cosa realmente propone:

rimuovere ogni limite sensato alla brevettabilità, rendendo possibili in pratica i brevetti sui metodi di
organizzazione della produzione, del lavoro, dell’insegnamento, della salute ecc...
legalizzare più di 30000 inutili brevetti di tipo statunitense sul software e i metodi produttivi illegalmente
concessi dall’UEB
sminuire il ruolo del copyright grazie al quale l’industria europea del software si è sviluppata ed ha
prosperato

permettere agli standard di essere monopolizzati, escludendo quindi l’il software opensource e shareware

dare il potere a multinazionali non europee di controllare i gioielli dell’indistria del software europea

trasferire diversi miliardi di euro dall’industria del software al business delle cause per difendere i brevetti e a chi detiene una grossa collezione di brevetti, tipo l’IBM.
Come mai la CE agisce in modo così deciso contro un ormai noto consenso pubblico di sviluppatori e economisti? Jean-Paul Smets, vice presidente di AFUL e portavoce di Eurolinux, spiega:

La Industrial Property Unit al Direttorato Generale di Bolkestein per il Mercato Interno è stata per anni fermamente in mano a esperti in brevetti che aspirano a fare carriera nelle istituzioni europee dei brevetti. Trovano comodo seguire le dottrine dell’UEB e non si assumono in prima persona il rischio di allontanarsi da questa linea.

Le nazioni europee faticano a trovare un accordo comune sui principi di base della disciplina che regola i brevetti.
Sebbene deputati di spicco e partiti politici abbiano messo in guardia contro i brevetti sul software, i governi lasciano la maggior parte della questione ai loro esperti che tendono ad essere più vicini all’establishment dei brevetti che ai loro governi.

Sia lo stesso UEB che “chi usufruisce di questo sistema“ (i detentori di grosse quantità di brevetti)
sono ben organizzati e sono politicamente attivi da molti anni. Possono parlare nel nome di COM, o anche nel nome di associazioni di commerciali tipo ORG, i cui membri solitamente non mostrano grande interesse alla legislazione sui brevetti. Questo è il motivo per il quale il rapporto sulla consultazione della commissione europea riporta i votanti pro-UEB siano una quota inferiore al 10%, ma rappresentino la componente «economicamente predominante».

Jozef Halbersztadt, esaminatore all’Ufficio Brevetti Polacco, ricorda l’intransigenza del governo comunista nel suo paese:

«Per gli esperti di brevetti e i loro alleati politici è autodistruttivo non considerare le opinioni dei professionisti del software e quelle della collettività. Gli avvocati esperti in materia di brevetti, che stanno premendo per la brevettabilità dei lavori intellettuali e i loro amici all’interno dei governi stanno mostrando di avere esattamente gli stessi atteggiamenti dei polici negli stati comunisti, prima che questi cadessero.

Dopo aver fatto alcuni calcoli con l’ufficiale Analisi delle risposte alla consultazione, a seconda di alcune
variabili, si può derivare la seguente distribuzione dei punti di vista dei votanti:

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A favore dei brevetti: 85 su 1447
A favore dei brevetti sul Software6%
Contro i Brevetti sul Software94%
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Contro in gruppo
Individui:98.5%
PMI:95%
Grandi imprese:81%
Associazioni:45%
Utenti:99.6%
Studenti99.5%
Accademici98.0%
Sviluppatori di Software95.8%
Professionisti IP33%
Rappresentanti di Governo22%


Queste figure possono essere in qualche modo inesatte e poco rappresentative, a causa di alcuni pregiudizi. Ancora una
volta la visione generale è conforme a quando altri studi in Europa e negli Stati Uniti avevano scoperto. Guardando alla bontà delle argomentazioni il quadro generale diventa ancora più chiaro: generiche dichiarazioni di fiducia nel sistema dei brevetti da un lato, motivate opinioni ed lamento di alcuni casi concreti da parte dei professionisti del software dall’altro.“
Jürgen Siepmann, fisico e avvocato tedesco specializzato in diritto sul software, spiega la relazione tra le istituzioni europee e il rischio che la Commissione Europea sta per prendere legislando in materia di brevetti del software.

“l’UEB non è un’istituzione della comunità europea. Il suoi Comitati Tecnici di Appello (Technical Boards of Appeal - TBA) sono solamente camere minori all’interno di un organismo amministrativo intergovernativo, composte da tre ufficiali dell’UEB che sono legati in vario modo all’UEB stesso e al suo presidente. Le loro decisioni non sono vincolanti se non all’interno del processo amministrativo dello stesso UEB, tuttavia in alcune nazioni gli esperti in legislazione sui brevetti hanno mostrato una forte propensione a seguire pedissequamente le decisioni dei TBA, in particolare quando si trovavano in evidente contraddizione dell’EPC . Questa situazione ha rotto le consuetudini delle corti nazionali e creato l’apparente bisogno di una legislazione nuova. Tuttavia, proponendo di rimuovere ogni limite in materia di brevettabilità, l’UEB ha generato un malumore nella pubblica opinione che forse non immaginava. Nell’ottobre 2000, i legislatori nazionali sono usciti allo scoperto e hanno portato il caso a Bruxelles. Con il suo Greenpaper e il Documento per la Consultazione, la Commissione Europea ha gradualmente adottato la posizione dell’UEB.
Il Documento per la Consultazione è stato concepito come occasione di mobilitazione dell’intero estabilishment dei brevetti, ma il suo effetto più evidente è stato quello di mostrare che i brevetti sul software sono più impopolari e ingiustificati ora di quanto lo fossero nel 1973. Le evidenze emerse hanno ancor più sottolineato una pericolosa mancanza di controllo e bilanciamento nell’odierno sistema europeo dei brevetti. La commissione europea ha ora l’opportunità di riformare questo sistema. Approfittando di questa opportunità , il Progetto Comunitario sui brevetti potrebbe diventare un successo. Qualora invece desse alle lobby dell’UEB ciò che chiedono, i rischi saranno straordinariamente alti. In vista del TRIPS ed altri trattati internazionali, una scorretta definizione di parole chiave come “tecnico“ e “invenzione“ sarà sufficiente per intrappolare l’Europa in un sistema inflessibile che la obbligherà a rilasciare tonnellate di dannosi brevetti almeno fino al prossimo decennio.
Alcune recenti direttive della CE in materia di proprietà intellettuale hanno creato più problemi di quanti non ne abbiano risolti ed hanno ogni volta bisogno di essere ridefinite. Il “papero verde“ ed il “papero di consultazione“ sono in netto contrasto con le moderne modalità d’analisi della legge. La loro comprensione del software è anche di gran lunga inferiore a quella degli studenti di diritto sui brevetti negli anni 70. Molte persone si stanno chiedendo quanto ancora la CE potrà permettersi d’andare avanti servendo diverse lobby di interessi con sconsiderate proposte di legge. La combinazione di crudi diritti di monopolio (i brevetti) e delicate infrastrutture d’informazione (il software) è uno dei più esplosivi temi in materia di legislazione. Avrebbe dovuto essere interesse della CE ritornare questi problemi ai governi nazionali, ad esempio delineando alcune proposte tra cui scegliere, In ogni caso la proposta di legge Eurolinux è sul tavolo come leggittima alternativa.“

Press Contacts
FR ed EU: Jean-Paul Smets-Solanes, +33-662057614

DE ed EU: Hartmut Pilch, +49-89-18979927

ES: Jesus González Baharona, +34 91 664 74 67

IT: Paolo DIDONE, +39-049-8774950

NL: Luuk Van Dijk, +31 6 224 97 227, cf VOSN en Software Patenten

DK: ed Denmark:Anne ¯stergaard

BE: belgium@eurolinux.org

Source by eurolinux.org


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