AMERICA LATINA: Misna; “Il cielo è oscurato, pieno del fumo dei fuochi appiccati dai bianchi alla foresta, l’estate scorsa è stata calda come mai, temiamo che il fuoco uccida gli animali, gli uccelli, e noi stessi”: lo ha detto Davi Kpenawa, sciamano e portavoce degli indigeni Yanomami che vivono da secoli nella foresta amazzonica tra il Brasile e il Venezuela. Secondo lo sciamano, dal 1980 in poi almeno 30.000 cercatori d’oro hanno invaso il territorio dei Yanomami portando con loro anche le malattie: “Adesso purtroppo abbiamo conosciuto la malaria, la tubercolosi, il raffreddore, la gonorrea, la sifilide, il cancro; i cercatori poi hanno inquinato i fiumi con il mercurio”.
In una intervista pubblicata dal quotidiano tedesco “Neue Osnabrük Zeitung”, Kpenawa si è rivolto ai governanti europei chiedendo loro di firmare la Convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil/Ilo), lo strumento giuridico per la protezione dei popoli indigeni esistente dal 1991 ma sottoscritto soltanto da 15 stati, per lo più dell’America Latina; in Europa, ad aver firmato la convenzione sono stati finora soltanto Danimarca, Norvegia e Spagna. Si stima che attualmente 25.000 Yanomami vivano lungo le rive del fiume Orènoque, in Venezuela, dedicandosi alla caccia, alla pesca e alla raccolta dei frutti. [GB]
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