ROMA: SU LADYSILVIA: Una nuova tecnica per identificare esplosivi nei bagagli o mine antiuomo è stata sviluppata da ricercatori dell’Università di Osaka, che la descrivono in un articolo apparso sull’ultimo numero della rivista "Superconductor Science and Technology".
Nell’articolo viene spiegato come le onde radio possano essere impiegate per identificare specifici esplosivi e altre sostanze. A differenza dei metodi tradizionali, come quelli che ricorrono ai raggi X, quello messo a punto dagli studiosi giapponesi è in grado di stabilire se quella che ai raggi appare una sostanza bianca è in realtà farina, sale, droga o esplosivo.
"Finora - ha dichiarato Hideo Itozaki, che ha diretto la ricerca - era molto difficile rilevare esplosivi specifici, per esempio il TNT, poichè essi contengono atomi di azoto che vibrano a frequenze estremamente basse. La frequenza naturale a cui il nucleo di un atomo vibra è detta frequenza di risonanza e quanto più essa è bassa, tanto più difficile è identificare quali atomi siano presenti in una molecola e, di conseguenza, di quale molecola o sostanza si tratti".
La nuova tecnica si basa sulla risonanza nucleare di quadrupolo (Nqr) che è in grado di rilevare gli atomo di azoto (presente nel TNT come in molti altri esplosivi) nelle differenti posizioni di una molecola: un atomo di idrogeno legato a uno di carbonio ha una frequenza di risonanza differente da un atomo di azoto che sia legato con un atomo di ossigeno. Dato che la struttura molecolare di ogni esplosivo è differente, anche la risonanza rilevata differirà .
"Noi abbiamo sviluppato con successo - ha continuato Itozaki - un'apparecchiatura che è in grado di registrare frequenze di risonanza molto basse grazie a uno Squid (superconducting quantum interference device), un dispositivo che sfrutta effetti quantistici per misurare segnali elettromagnetici estremamente deboli. Lo Squid opera a una temperatura di 77 Kelvin (-196° C) una temperatura che è raggiungibile dotando l’apparecchiatura di un serbatoio di azoto liquido. Non si tratta quindi di una limitazione che ne impedisca l’uso negli aereoporti".
Fonte:Le Scienze on line/CNR
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