MAURITIUS - I rappresentanti di circa 40 piccole ’isole-nazione’ del sud del mondo, inclusi una ventina di capi di Stato e di governo, si sono riuniti oggi a Port Louis, nell’arcipelago della Mauritius, per partecipare al meeting internazionale organizzato dalle Nazioni Unite e focalizzato sul programma di azione per il loro sviluppo sostenibile.
Il vertice, previsto da tempo, sarebbe passato sostanzialmente inosservato se il maremoto che il 26 dicembre scorso ha sconvolto l’intero sud est asiatico arrivando a far danni fin sulle coste orientali africane (dopo aver attraversato da parte a parte l’Oceano Indiano) non avesse attirato l’attenzione su questi piccoli Paesi.
"Lo Tsunami ha lanciato un allarme globale soprattutto nei confronti delle piccole isole dell’Oceano Indiano che sono molto meno attrezzate di quelle del Pacifico nel fronteggiare disastri e catastrofi naturali come terremoti e maremoti" ha detto Francois Coutu, responsabile dell’informazione per l’Onu, sottolineando la necessità di approfittare dell’attenzione internazionale per raccogliere fondi e avviare partnership con cui realizzare programmi di prevenzione e di allerta in casi di disastri naturali.
Tra i temi discussi oggi anche quello della costruzione in mare di un muro in grado di attenuare gli effetti degli tsunami. Secondo alcuni esperti, proprio una costruzione del genere avrebbe contribuito a far registrare danni relativamente bassi alle Maldive, che, in seguito al maremoto del 1997, si dotarono di una sorta di muro composto da strutture piramidali frangiflutti.
"La struttura non ha potuto impedire che il maremoto del 26 dicembre scorso inondasse Male, ma senza quella struttura la metà della città sarebbe stata probabilmente distrutta" ha detto durante la riunione di Port-Louis Mohamed Latheef, rappresentante delle Maldive all’Onu. [MZ]
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