CITtà DEL VATICANO (VIS). Alle 11:30 di questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione del decreto di riforma degli studi ecclesiastici di filosofia. Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi), il Vescovo Jean-Louis Bruguès, O.P., Segretario del medesimo Dicastero ed il Padre Charles Morerod, O.P., Rettore Magnifico della Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino, Angelicum.
Il Cardinale Grocholewski ha spiegato che i documenti normativi riguardo agli studi ecclesiastici, e quindi anche alla filosofia, sono attualmente la Costituzione apostolica di Giovanni Paolo II “Sapientia christiana“ del 1979 e le relative ’Normae applicative’ della Congregazione per l’Educazione Cattolica emanate nel medesimo anno. “Comunque“ - ha aggiunto il Cardinale - “’Ecclesia semper est reformanda’ per rispondere alle nuove esigenze della vita ecclesiale nelle mutevoli circostanze storico-culturali. Questo riguarda anche, o forse particolarmente, la realtà accademica“.
I motivi di questa riforma sono principalmente, ha precisato il Porporato: “Da una parte, la debolezza della formazione filosofica in molte istituzioni ecclesiastiche, con l’assenza di precisi punti di riferimento, soprattutto riguardo alle materie da insegnare e la qualità dei docenti. (...) E, d’altra parte, sia la convinzione, espressa nell’Enciclica ’Fides et ratio’ di Giovanni Paolo II del 1998, dell’importanza della filosofia nella sua componente metafisica (...) sia la consapevolezza che la filosofia è indispensabile per la formazione teologica. (...) Il Decreto della Congregazione intende rivalorizzare la filosofia soprattutto alla luce della menzionata Enciclica ’Fides et ratio’, (...) recuperando la ’vocazione originaria’ della filosofia, ossia la ricerca del vero e la sua dimensione sapienziale e metafisica“.
“Già nel 2004“ - ha proseguito il Cardinale Grocholewski - “la Congregazione ha istituito una commissione composta da un certo numero di esperti riconosciuti nel campo della filosofia, dotati di una duplice competenza, intellettuale ed istituzionale, che rappresentano le principali aree linguistiche e geografiche, per proporre un progetto di riforma. (...) Il nuovo testo, arricchito con dovute specificazioni, è stato approvato dalla riunione Ordinaria dei membri della Congregazione del 16 giugno 2010. (...) Infine, il Santo Padre (...) ha approvato ’in forma specifica’ le modifiche apportate alla Costituzione apostolica ’Sapientia christiana’; invece ha confermato ’in forma comune’ tutto il resto del testo. Infatti, sono stati riformati soltanto tre articoli della Sapientia christiana“ - ha precisato il Cardinale - “e la stragrande maggioranza delle modifiche riguarda le Norme applicative della Congregazione“.
Il Vescovo Bruguès ha delineato il contenuto del documento di riforma nelle facoltà ecclesiastiche di teologia relative al numero degli anni di studi, che d’ora in poi durerà tre anni, mentre per quanto riguardo il curricolo degli studi “il documento aggiunge una disciplina (...) la logica. In particolare, sottolinea il ruolo della metafisica“. La riforma riguarda anche il corpo docente che deve essere stabile ed adeguatamente qualificato.
La riforma riguarda inoltre il primo ciclo delle Facoltà ecclesiastiche di teologia e degli Istituti affiliati in teologia e si concentra sulla durata esatta della formazione precisando che: “Le discipline strettamente filosofiche devono costituire almeno il 60% del numero dei crediti dei primi due anni“. Tale presupposto “vale anche per i Seminari Maggiori affiliati“.
“Lo studio della filosofia“ - ha concluso il Rettore Magnifico dell’Angelicum - “aiuta il teologo ad essere cosciente dei propri presupposti filosofici, a criticarli e ad evitare d’imporre alla sua teologia o alla sua predicazione un quadro concettuale incompatibile con la fede. Per essere giusta, la riflessione critica sulle teorie filosofiche deve cercare la verità al di là delle apparenze. Un filosofo non-cristiano può essere utile alla teologia, mentre un filosofo cristiano che vuole dimostrare l’esistenza di Dio può avere un impatto contrario“. OP/VIS 20110322 (610)
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