Per battere Schumi ci vuole un caccia

Venerdì
02:20:50
Dicembre
12 2003

Per battere Schumi ci vuole un caccia

l’aeroplano è stato più veloce del bolide di Formula uno. Maurizio Cheli, l’astronauta, ha battuto il sei volte campione del mondo Michael Schumacher.
Adesso tutti si affrettano a dire che non era una vera gara, quella che oggi, all’aeroporto di Grosseto, ha contrapposto l’Euroifighter Typhoon (Tifone), il caccia europeo presto in dotazione all’Aeronautica militare, alla Ferrari F2003-GA, la monoposto che porta il nome dell’Avvocato

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l’aeroplano è stato più veloce del bolide di Formula uno. Maurizio Cheli, l’astronauta, ha battuto il sei volte campione del mondo Michael Schumacher.
Adesso tutti si affrettano a dire che non era una vera gara, quella che oggi, all’aeroporto di Grosseto, ha contrapposto l’Euroifighter Typhoon (Tifone), il caccia europeo presto in dotazione all’Aeronautica militare, alla Ferrari F2003-GA, la monoposto che porta il nome dell’Avvocato. Ma si sa, a Schumacher non piace perdere e anche stavolta avrebbe probabilmente voluto essere lui il primo a tagliare il traguardo. Riscattando così Tazio Nuvolari, che nel 1931 perse contro un biplano Caproni 100 (quella gara è stata oggi ripetuta, e l’automobile è stata sconfitta di nuovo), e bissando il successo di 50 anni dopo, quando Villeneuve distaccò un F104, altro aereo da caccia.

Invece, Schumi è finito davanti una sola volta. Le altre due ha visto l’Efa sfrecciargli alla destra, superarlo e poi impennarsi in alto, nel cielo. «È stato molto divertente, ed interessante vedere dalla mia posizione l’aereo decollare», dice alla fine Schumi, con il suo tradizionale fair play. Ma poi aggiunge: «Senza la pioggia ci sarebbe stato un alto livello di grip», cioè di aderenza. Come a dire che in condizioni ottimali - ed oggi a Grosseto non c'erano, perché era freddo e pioveva, fatto che non ha scoraggiato i circa 60 mila spettatori presenti - forse la gara avrebbe avuto un altro esito. In ogni caso, aggiunge Schumacher, «si confrontavano potenze diverse e ci si poteva aspettare un risultato di questo tipo. In ogni caso, meglio vedersela con i campioni della Formula 1 che contro l’ Efa».
Sta di fatto che la Rossa di Schumi ha vinto solo la prima prova, quella sul tragitto più breve: 600 metri percorsi in 9.4 secondi, contro i 9.6 dell’Efa, ad una velocità di 294 chilometri orari al traguardo. Nelle altre due prove la più alta velocità raggiunta non è bastata a compensare il divario con l’Efa. Sui 1.200 metri il distacco maggiore: la Ferrari ha percorso la distanza a 308 chilometri orari in 16.7 secondi, contro i 14.2 del caccia. Nella terza ed ultima prova, sui 900 metri, la monoposto di Schumi è arrivata al traguardo a 305 all’ora: 13.2 secondi il tempo; 13 netti quello dell’aeroplano.

Insomma, la gara è andata come i tecnici prevedevano alla vigilia. La Ferrari l’ha spuntata sulla breve distanza, grazie alla portentosa accelerazione iniziale. l’Eurofighter, invece - che riesce a raggiungere i 2.450 chilometri in quota, due volte la velocità del suono e circa sette volte quella della monoposto di F1 - può sfruttare l’enorme potenza, su un percorso appena più lungo, per lasciare indietro chiunque. Ferrari compresa.

E neanche a dire che Schumi abbia preso sotto gamba la gara. Lo afferma lo stesso Cheli. Gli chiedono: se lo aspettava uno Schumacher così arrendevole? E lui risponde: «Non credo proprio che fosse arrendevole, anzi. Penso che alla fine anche lui si sia impegnato molto, come d'altronde ho fatto io».
Ma anche l’astronauta, ora collaudatore di Alenia Aeronautica, è d'accordo con chi (prima di tutti lo stesso Schumacher: «non è importante il risultato») ha oggi sostenuto che quello che veramente contava non era vincere.
«Più che una sfida - dice Cheli - è stata una vetrina tecnologica di due mezzi che costituiscono la punta di diamante dell’industria italiana».
Lo stesso concetto espresso dal sottosegretario alla Difesa, Filippo Berselli: «La gara? Una cosa è volare, un'altra restare per terra, anche se con una monoposto da Formula Uno.

Quello che è certo è che oggi è una bella giornata, per l’Italia e per l’industria del nostro Paese».
Oppure da Piero Ferrari, vicepresidente della casa di Maranello: «Sono due mezzi talmente diversi - dice - che in questa sfida non dovrebbe esserci un vincitore. E al di là del risultato, la cosa importante è che tutti vedano come l’Italia sia in grado di produrre tecnologie vincenti, sia nel campo automobilistico, che in quello aeronautico».

Per i 60mila che hanno sfidato le intemperie a Grosseto, in ogni caso, un bello spettacolo. Schumacher ha salutato il pubblico («spero si siano divertiti, perché è stata una cosa unica») con alcuni testacoda proprio davanti ad una delle tribune. E appena sceso dall’auto è stato letteralmente preso d'assalto, dai giornalisti e non solo. Le tre prove si sono svolte a distanza ravvicinata: «da un punto di vista tecnico la partenza è stata come quella di un gran premio», spiega Schumacher. Mentre Cheli ammette che «normalmente l’Eurofighter non decolla quando il semaforo diventa verde». Uno dei problemi principali del pilota del caccia deve essere stato quello di tenere a terra il velivolo, che ha comunque sempre superato in volo il traguardo, rendendo il lavoro dei cronometristi particolarmente difficile: «sulla pista l’Efa ha raggiunto anche i 340 chilometri orari, ma può decollare anche a 200», spiega l’astronauta, che oggi ha ammesso che gli sarebbe piaciuto pilotare una Ferrari da Formula Uno e di avere provato, gareggiando, una «grande emozione». Come sullo Shuttle? «È diverso, ma non capita tutti i giorni sfidare Schumacher». E batterlo.

Fuori dall’aeroporto Baccarini si è anche svolta l’annunciata manifestazione di protesta contro l’arrivo degli Eurofighter. Un centinaio di persone hanno scandito slogan ed esibito striscioni, ma tutto si è svolto in modo pacifico.

Source by Flashsport


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