La carica dei 99....

Lunedì
21:51:20
Gennaio
10 2011

La carica dei 99....

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Il mondo del vino è fatto di persone piene di passione e ricche di valori.Persone autentiche che non mostrano alcun sussiego nel relazionarsi con la gente comune senza alcun titolo nè particolare spessore culturale.Il piacere di queste relazioni si fonde sull’umanità:poi viene il resto.
La passione è il motore e il tratto costante del mio ricercare la pietra filosofale,l’isola che non c’è in campo enoico:“l’immigliorabile vinicolo“.
A volte una vibratile emozione sembra introdurmi al cospetto della perfezione,racchiusa nello scrigno di vetro che è la bottiglia,ma una sorta di arcano meccanismo della mente...di espansione dei sensi e dei desideri...mi ricaccia sotto l’imponderabile linea di galleggiamento che separa la realtà terrena del piacere dalle sortite aeree e immaginifiche del sogno,che dipinge orizzonti sempre nuovi e percorsi sempre più arditi e inconsueti per le mie facoltà gustative.
Per non essere come una sorta di canna sbattuta dal vento delle sensazioni,per tenere una rotta,ho sempre cercato una bussola sensoriale,un sistema che spezzasse l’incantesimo del relativismo.
Nel rivoluzionario metodo di valutazione dei vini di Luca Maroni ho trovato una risposta efficace ed esauriente alle mie esigenze.
Tre parametri...consistenza-equilibrio-integrità,33 punti per la massima espressione di ognuno di essi,99 come massimo punteggio complessivo.
Numeri di grande potenza evocativa.Una formula esoterica.Una trovata cabalistica.
In realtà frutto di studio,tecnica,intelligenza,estrema capacità di sintesi.
E poi la congenita impossibilità di assegnare quel che universalmente è considerata la vetta dell’eccellenza che genera il mito:i 100/100!
Che genialata!
Che sensibilità nell’interpretare il viaggio nel mondo del vino un’iter senza ritorno,un peregrinare senza meta e senza posa inseguendo la chimerica quadratura del cerchio....nel cerchio di un bicchiere!E ogni 99(per adesso solo il “Point d’Interrogation“ 2001 di Castelmaure ed il “Sesto a quinconce“ 2006 di Vinosia ho avuto la fortuna di degustare...)è nel contempo un punto d’arrivo e di partenza.Nella scelta del 99 in luogo del 100 non c’è solo la risultante algebrica e logica di un sistema.Mi pare di scorgere un modo di essere,una filosofia di vita...sempre volta alla perfezione di là da venire.
Gli scettici,al cospetto dell’eloquio tecnico-poetico di Luca Maroni,alla lunga capiranno la portata del suo metodo.Specie se non hanno particolari retaggi culturali,memoria o resistenze da superare.E per il giornalisti del settore,capaci sostanzialmente di imporre il loro gusto,finirà il monopolio mediatico.
La carica dei 99 travolgerà la supponenza dei 100!
Era ora che qualcuno parlasse con competenza e consapevolezza tecnica di una materia così complessa e troppo spesso ostaggio di semplicistici affabulatori di ogni sorta.
A seguito delle ultime esperienze gustative con sedicenti esperti del settore mi son reso conto,come non mai,della distanza che intercorre fra le idee maroniane e la generalità delle altre che dominano il mondo del vino,pregiudizi così profondamente radicati da sembrare inattaccabili.
Il vino frutto è considerato sguaiato,grottesco.Gli ingenti effluvi profumati che esalano dal suo bicchiere....volgari.
Di fronte ad una consistenza poderosa si parla di vini “palestrati“.Si ama...di contro...l’ossido,il rancido,puzzette di ogni tipo che ci si industria ad accoppiare analogicamente a sentori riconoscibili.
Mi chiedo...perché mai dovrebbe piacere un vino che richiama l’asfalto fresco?
Enologi di fama,da più parti,parlano di un gusto che predilige sempre più il sapido e il minerale...a scapito del dolce,relegato a stadio “infantile“ dell’evoluzione palatale del degustatore consapevole.Il dolce...nel vino...che ha quasi una connotazione negativa.
Ogni rivoluzione nelle province periferiche del gusto(quale ritengo anche la mia città...),è ben lungi dall’essere compresa.
Qui è ancora il difetto ad essere la più grande attrattiva di un vino.Si tirano in ballo,di fronte alle ovvie perplessità per qualcosa di non piacevole,invecchiamento e terroir per tessere trame descrittive iperboliche.Poco importa se il liquido nel bicchiere è senescente,seduto,stantio.
Ci sarà mai,in questo campo,un rinascimento diffuso delle idee che riconsegni al frutto la sua dignità?
Sono ancora in pochi a professare l’abbattimento dei dogmi che da secoli informano il sapere vinicolo.
Intanto in un “pub“ di un amico,i vini di “Vinosia“(un’azienda irpina che ha fatto del “frutto“ la sua bandiera....),bistrattati dai sapienti del posto,vanno via a fiumi.Segno che chi non ha preconcetti riconosce il buono senza particolari sofismi per diretta e immediata piacevolezza.
Ma nelle enoteche funzionano i soliti grandi nomi.E per coloro che credono di essere esperti più son vecchi...più son buoni,più son francesi...più hanno fascino.
Ovvero...l’intelletto che ipnotizza le papille gustative.



ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore.
**Nella foto:la copertina dell’annuario dei vini d’Italia di Luca Maroni

Source by rosario_tiso


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