RESTITUIAMO IL FUTURO

Lunedì
09:47:32
Gennaio
17 2011

RESTITUIAMO IL FUTURO

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Palermo: Il 2010, appena lasciato alle spalle, è stato, per il CENSIS, lanno dei giovani "senza desideri”.

Ma cosè il "desiderio?”.

Per Wikipedia, l’enciclopedia libera, il desiderio è "uno stato di affezione dell’Io, consistente in un impulso volitivo diretto a un oggetto esterno, di cui si desidera la contemplazione oppure, più facilmente, il possesso”.

Con questaccezione, la causa dellassenza del desiderio si potrebbe individuare nella mancanza di un "oggetto esterno raggiungibile” e, quindi, nella perdita della percezione del futuro.

Lo psichiatra scrittore Andreoli, intervistato per conto del Corriere del Veneto ha affermato che "nei giovani, in particolare fra gli adolescenti, cè la perdita della percezione del futuro. Per loro è come se il futuro fosse domani, il prossimo week-end. E senza percezione del futuro non si fanno progetti, non si pensa, non si esprime desiderio che è la capacità di pensarsi domani, diversi da come si è oggi. Ancora. Per pensare il domani, bisogna percepire che sia questo domani, altrimenti i giovani diventano iper-concreti, legati alle cose immediate, oggettive”.

è, perciò, il tempo attuale che tenderebbe ad abolire il soggetto e lesperienza del desiderio e che ci abituerebbe a pensare alla nostra società come desiderante, come la migliore mai esistita per la realizzazione dei nostri desideri.
Per Giuseppe De Rita, presidente del Censis, è il sovradimensionamento dellofferta che ha portato allestinzione del desiderio. "Abbiamo più possibilità di scelta, ma la possibilità di desiderare ci è tolta. Se un ragazzo esce oggi dal liceo e va alluniversità, rispetto a 10-20 corsi di laurea di una volta, trova adesso ... quanti corsi? Può scegliere, ma non desidera”. Pensiamo a un oggetto qualsiasi: un telefonino per esempio. Oggi possiamo scegliere tra unenorme quantità di offerte, in realtà abbiamo desiderato soltanto il primo telefonino, quando era una cosa totalmente nuova.

è lofferta che disinnesca il desiderio”.

Se, comunque, per i giovani il futuro coincide con limmediato e se limmediato è il successo, la casa del grande fratello, lisola dei famosi, la rissa televisiva, i gossip "oggetti non sempre e facilmente raggiungibili”, lalternativa diventa la via dei paradisi artificiali che annulla il tempo, la memoria, lesperienza del desiderio e che porta alla degenerazione dei legami sociali.

Se le cose stanno così, forse ha ragione il Patriarca di Venezia quando afferma che "abbiamo rubato il futuro ai nostri giovani”.

Se la società, infatti, non é riuscita a offrire ai giovani solidi i binari simbolico-ideali entro cui ordinare lesperienza umana e far scorrere la loro vita, occorre riconoscere che la società (famiglia, scuola, religione, politica, sindacato, mezzi di comunicazione di massa…) ha rubato il loro futuro.

Che fare?

Per non cadere nellimmobilismo della depressione, occorre, come primo atto mentale, pensare e credere che, per grazia di Dio, siano molti i giovani talenti che magari non fanno notizia, ma che fanno migliore il nostro Paese, che costituiscono il fulcro della trama sociale, dellanima culturale, del lavoro onesto e dellimpegno quotidiano.

E se il "talento”, è il potenziale formativo di sviluppo di una persona, le agenzie distruzione, formazione e educazione (famiglia, scuola, mass media, politica…) hanno il dovere di offrire occasioni e strumenti per fare emergere le potenzialità proprie di ogni persona umana specie se in fase di crescita.
Ricordiamo il severo monito che il Presidente della Repubblica ha rivolto a tutti gli Italiani nel messaggio di fine anno: "Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per lItalia: ed è in scacco la democrazia”.

Non vi è dubbio che anche la scuola ha il dovere di "restituire il futuro ai propri alunni” svegliando il desiderio sopito.

E come possiamo noi adulti svegliare e educare il desiderio?

Giuseppe De Rita è del parere che il desiderio non si sveglia né si educa attraverso la retorica razionalista della pedagogia e nemmeno attraverso una programmazione cognitiva. Il desiderio si educa in un modo molto semplice: con la testimonianza. La testimonianza è un sapere che sincarna in un desiderio. Lassenza di una testimonianza così concepita è il principale problema di oggi.

Ma attenzione, precisa il Presidente del Censis: "Quegli esempi di vita buona che rendono possibile la trasmissione del desiderio, se sono testimonianze non lo sono intenzionalmente, perché la testimonianza che vuole porsi come esemplare rischia di scadere nella palude del moralismo”.

Giuseppe Luca
Direttore Responsabile della "Letterina”
ASASI - Rete delle scuole autonome della Sicilia - Statuto del 29.01.2003 dal notaio La Fata di Palermo
"Amicus Plato, sed magis amica veritas”


foto © Silvia M. Carrassi

Source by Letterina


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