Maschere

Giovedì
23:29:37
Gennaio
20 2011

Maschere

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Ecco quel che recita una delle liriche più belle di Kostantinos Kavafis dal titolo

PER QUANTO STA IN TE...

...E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti
sino a farne una stucchevole estranea.


Scelgo accuratamente la maschera da indossare con uno spirito diverso dal solito,più leggero.
Perchè quest’anno inizia con un proponimento nuovo:ho deciso...la maschera...di togliermela!
Per mostrare lampi di me...
E’ così difficile essere se stessi.Prevalgono dinamiche personali e di gruppo tutte interiori,nevrotiche.
E per questo difficilmente modificabili.
Così ho pensato ad un approccio insolito,diverso alla realtà che mi consenta di provare a scardinarle.
Ho raccolto gli sprazzi poetici di una vita in un quaderno,modestamente rilegato,da tirare fuori con un “coup de theatre“.
Gli slanci letterari contenuti nella carta simboleggiano le due anime che da sempre mi vivono:quella che lotta per esprimersi;quella che muta e disincantata osserva la realtà e cerca nuovi incanti nel silenzio.
Sovente ripenso all’unico Natale di “ribellione“ della mia esistenza.Quando...in un anno lontano e imprecisato...con l’amico di lotta e di sempre,Gino “il frate“,nella sua Renault GTS rossa fiammante,abbandonammo all’unisono i rispettivi deschi familiari e ci catapultammo verso la montagna sacra...l’amato Gargano...alla ricerca di nuove sensazioni e per fuggire al classico pranzo natalizio.
Alla fine l’istinto ci condusse sulle sponde del Lago di Varano.In una solitudine ed un silenzio irreali,abbiamo consumato il nostro frugale pasto(..un pandoro ed una bottiglia di spumante dolce...),fra gli ulivi secolari che fanno da cornice allo specchio d’acqua...innaturalmente immoto per l’occasione.Ci siamo fotografati un pò e la nostra imperizia ha fatto perdere,bruciando la pellicola per accidentale esposizione alla luce,le uniche testimonianze degli incredibili momenti vissuti.Un pò stupidi,un pò nostalgici,un pò eroi,un pò pazzi siamo tornati a casa.Affamati...e con una strisciante sensazione di inutilità e di inadeguatezza nei cuori.
Questa l’eccezione.
La regola:decenni dove le immagini e i ricordi sono perfettamente sovrapponibili.
Mi dicevo:stavolta sarà diverso!
Ma...ancora una volta...avevo calcolato male la corsa,i venti,la spinta per provare l’ennesimo tentativo di volo.
Nell’orgia della convivialità,in tutto quanto fa il bello dello stare insieme è contenuto anche il principale ostacolo a ogni tentativo di espressione.Sicuro di poter in ogni istante mostrarmi in una veste nuova,senza i consueti infingimenti,ho gradito il cibo,il vino,la compagnia.E pensavo...fra un brindisi e una libagione...adesso mi alzo e parlo.Con parole mai udite.Per suscitare nuove sensazioni.
Ma l’abitudine di tutta una vita a tacere sui moti dell’anima,l’istinto innato a svuotare ogni nascente atto di coraggio per la rassicurante prudenza,la dispersione indotta da visi,gesti,parole puntate in tutte le direzioni,mi hanno progressivamente paralizzato.In maniera così subdola e sottile che quasi non me ne sono accorto se non al momento topico:potevo parlare di amore,poesia,morte ad un uditorio così variegato e distratto?Come avrei gestito l’imbarazzo,la sorpresa,lo sforzo di dire e di fare cose così inusitate in un contesto simile?
Quasi mai sono riuscito a schiodarmi dalla sedia interiore.
I miei manoscritti,i gesti epocali che avrebbero dovuto inaugurare una nuova era nei rapporti interpersonali...fatta di una maggiore conoscenza e consapevolezza...sono rimasti là,nel luogo dove albergano le intenzioni.
Nessuno di quanti mi conoscono sospettano la portata dei miei contorcimenti interiori.Un certo mutismo è spesso attribuito al troppo mangiare e bere.E’ un crescendo di turbamento e sconfitta.
Sento lo spettro dell’incomunicabilità aleggiarmi attorno.
E ho realizzato che tutto aveva foderato della sua patina dolciastra,che su ogni volto era dipinto il sorriso amaro che scaturisce dalla sua ennesima vittoria.

ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore.

Source by rosario_tiso


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