Bush: ora dico basta Sharon si ritiri, Arafat è colpevole

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Aprile
05 2002

Bush: ora dico basta Sharon si ritiri, Arafat è colpevole

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Il presidente americano, George Bush, invia in Medio Oriente il Segretario di Stato, Colin Powell, per ottenere il cessate-il-fuoco e la ripresa di negoziati. Sono quattro i pilastri dell’iniziativa di pace Usa: Israele deve porre fine a «incursioni e occupazione»; Yasser Arafat ha «la responsabilità di ciò che gli sta avvenendo»; Iran, Iraq e Siria devono «stare alla larga» e cessare di fomentare il terrorismo; Israele e Palestina vivranno «fianco a fianco». La Casa Bianca all’offensiva.

Contestata dagli alleati europei, incalzata dalle manifestazioni di protesta nei paesi arabi e dalle critiche di inazione giunte dai leader democratici, la Casa Bianca risponde alla maniera di George Bush. Dopo aver studiato per giorni il passo da compiere prende l’iniziativa e assegna a Powell il compito di spegnere l’incendio. Powell da lunedì sarà in Europa, poi andrà in Medio Oriente. La piattaforma della missione bilancia le posizioni israeliane e palestinesi ed è stata illustrata da Bush nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, proprio lì dove vennero firmati gli accordi di pace nel 1993.

Affinchè il messaggio alle parti fosse inequivocabile George Bush ha detto: «Basta con la violenza vuole dire basta». Chiunque raccoglierà l’apppello giunto da Washington e farà propria la visione di un Medio Oriente di pace, sicurezza e prosperità avrà con sè gli Stati Uniti. «Non mi illudo, sarà difficile ma lavoreremo affinchè tutti i figli di Abramo conoscano i benefici della pace», è la promessa. Israele deve ritirarsi. Bush chiede a Israele di compiere «difficili scelte». Gerusalemme «ha accettato lo Stato palestinese» e adesso deve «interrompere le incursioni in atto» nei Territori «e ritirarsi».

«Mi attendo un cessate-il-fuoco immediato», dice il Presidente. Washington riconosce il diritto di Israele alla difesa e ha condiviso «sette giorni di operazioni per sradicare i nidi del terrore» iniziati dopo l’attentato kamikaze di Natanya, che fece saltare la mediazione di Anthony Zinni. «Quando una ragazza palestinese di 18 anni si fa esplodere uccidendo un’israeliana di 17 anni è il futuro stesso che muore». Ma ora il fuoco deve cessare e le truppe di Gerusalemme devono ritirarsi da tutte le città occupate. Simbolicamente Bush cita in particolare Ramallah: deve finire anche l’assedio ad Arafat.

Guardando più in là ai negoziati aggiunge: fine degli insediamenti nei Territori, nascita di uno Stato palestinese economicamente e politicamente realizzabile, fine delle umiliazioni ai posti di blocco perché «Israele deve saper distinguere fra terroristi e palestinesi che vogliono pace». Arafat è il responsabile. La richiesta di ritiro a Israele è bilanciata con la delegittimazione politica di Yasser Arafat: «La responsabilità di quanto gli sta succedendo è solo sua perché non si è opposto significativamente al terrorismo come si era impegnato a fare a Oslo ed altrove - dice il Presidente - Chi ha compiti di leadership non può compromettersi con il terrorismo, è a causa del suo fallimento che Israele ha attaccato per difendere i propri cittadini».

Bush guarda oltre Arafat: «Mi apppello ai palestinesi ai nostri amici nel mondo arabo affinchè spieghino ai terroristi che farsi saltare in aria non aiuta la loro causa, possono però far saltare in aria la migliore speranza di uno Stato palestinese». Basta sostegni al terrorismo. Il percorso verso la pace passa per la sconfitta del terrorismo. La dottrina Bush si applica anche al Medio Oriente: «Dopo l’11 settembre ognuno deve scegliere, o con il mondo civilizzato o con i terroristi. Nessuna nazione può negoziare con i terroristi, non c’è alcuna maniera di fare la pace con coloro che hanno come obiettivo la morte».

Il monito è per quegli Stati del Medio Oriente che sostengono quattro gruppi terroristici: Brigate Al Aqsa di Al Fatah, Hezbollah filo-iraniani, fondamentalisti di Hamas e Jihad islamica palestinese. «Costoro si oppongono alla pace e vogliono distruggere Israele». Bush punta l’indice contro Siria e Iran: «È tempo che agiscano contro Hamas ed Hezbollah». Il Pentagono in precedenza aveva accusato l’Iraq per i «premi da 10 e 25 mila dollari» inviati alle famiglie dei kamikaze. «Chi non vuole la pace deve stare alla larga dal Medio Oriente» ammonisce la Casa Bianca. Due Stati in pace e sicurezza.

Dopo il cessate-il-fuoco il percorso è segnato: rispetto del Piano Tenet sulla sicurezza e del Piano Mitchell sul negoziato politico. In fondo c’è la creazione di uno Stato di Palestina «a fianco di Israele in pace e sicurezza», come previsto dalla Risoluzione 1402 votata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il presidente americano si richiama agli esempi del presidente egiziano Sadat e del re giordano Hussein, chiedendo all’intero mondo arabo di fare proprio il piano di pace saudita per la completa normalizzazione dei rapporti con Israele: «Nessuno Stato arabo deve perdere l’occasione di accettare Israele come un proprio vicino, Israele deve essere un partner economico, non un mortale nemico».

Vi dovranno essere accordi di pace di Israele con Libano e Siria «sulla base delle Risoluzioni dell’Onu 242 e 338». l’Amministrazione ritiene che i paesi arabi possano recitare un ruolo cruciale per accompagnare i palestinesi verso la pace: «Non basta difendere la loro causa, devono aiutare i palestinesi a cercare la pace combattendo il terrore, promuovendo lo sviluppo».

Maurizio Molinari
corrispondente da NEW YORK

Source by La_Stampa


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