I due Marò prigionieri in India. Sono indignato

Mercoledì
23:30:30
Novembre
28 2012

I due Marò prigionieri in India. Sono indignato

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Due giorni orsono ho pubblicato una mia ammissione di delusione per aver preso coscienza del silenzio che importanti figure istituzionali applicano nei confronti dei nostri Fucilieri di Marina in ostaggio dell’India. Solo dichiarati segnali di vicinanza che, però, a questo punto sembrano più formali che sostanziali.

Oggi sono indignato e preoccupato ! Infatti, non è più ammissibile che la vicenda dei due nostri militari prigionieri in India sembra ormai appartenere al passato della storia del nostro Paese.

Siamo passati da una festività indiana ad un’altra ed ancora nulla si conosce sul pronunciamento dell’Alta Corte indiana. Amici da Mumbai mi dicono che la celebrazione del “Diwali” e le altre festività sono terminate e tutti gli uffici sono aperti ormai da tempo. I Giudici indiani, invece, continuano a meditare come se stessero approfondendo o addirittura imparando per l’occasione i contenuti del Diritto Internazionale e della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare ( UNCLOS, Montego Bay, Giamaica, il 10 dicembre 1982).

E’ giunto il momento che costoro si pronuncino. Un ritardo come quello in essere non sarebbe nemmeno accettato dalla tradizionale pazienza del popolo indiano. Non è tollerabile che la nostra Nazione continui ad essere ignorata.

L’Unione Europea pretende dagli Stati Membri il necessario impegno che contribuisca alla crescita del Vecchio Continente. Credo che per contro i membri dell’Unione possano aspettarsi se non pretendere una chiara ed incisiva posizione dell’Europa quando ci sia da tutelare in ambito internazionale gli interessi degli Stati e dei loro cittadini. Non mi sembra che questo stia avvenendo nel caso dei due nostri Marò da nove mesi arbitrariamente trattenuti dall’India che imputa loro ipotesi di un reato per cui i tribunali indiani possono anche applicare la pena di morte.

La baronessa Asthon, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, esprime il suo disagio e la sua grande preoccupazione sulla pena di morte applicata da un Tribunale indiano nei confronti di un terrorista pluriomicida. Pronunciamento che di fatto esprime un suo giudizio sui contenuti della sentenza mentre per i due Fucilieri di Marina, confusi inizialmente come “contractors” civili, evita di spendere una parola incisiva perché non è opportuno interferire nella Giustizia indiana.

Molti dei massimi livelli istituzionali nazionali si affannano a dichiarare anche reiteratamente la loro solidarietà ed il loro impegno perché la vicenda si concluda favorevolmente per i nostri militari. Una serie di belle parole accompagnate da promesse e da auspici, ma che dopo nove mesi assumono sempre di più il significato di mere dichiarazioni di intenti fino ad oggi non seguite da fatti concreti.

Su tutta la vicenda aleggia, invece, il silenzio nazionale, istituzionale e dei mezzi di comunicazione, ben più impegnati in un passato anche recente, quando cittadini italiani si sono trovati in difficoltà in Paesi esteri.

Giornalisti, operatori del terzo settore, turisti incappati nelle maglie di terroristi o di bande di delinquenti, talvolta per aver sottovalutato il rischio o la minaccia incombente e non, come nel caso dei due nostri militari, per un dovere istituzionale.

Per i nostri due ragazzi quasi tutta la classe politica è silenziosa, impegnata come è ad individuare ogni possibile soluzione perché non sia minacciato il loro futuro di casta. La maggior parte dei media italiani, interessati ad acquisire “punti di merito politico” da mettere sul mercato dopo le elezioni della prossima primavera piuttosto che a sollecitare le coscienze sulla situazione ormai abnorme che stanno vivendo due italiani servitori dello Stato.

Un silenzio assordante che non può più essere sollecitato a vantaggio della riservatezza, condizione che non può più rappresentare un vincolo avendo sicuramente perduto valenza dopo otto mesi.

Sicuramente non compete a noi cittadini proporre soluzioni diverse da quelle in atto, ma è un diritto esprimere il senso di frustrazione che ormai si è impossessato di chi da mesi si sta impegnando a favore dei nostri ragazzi. Un diritto di manifestare il proprio disappunto garantito dalla democrazia e che dovrebbe meritare maggiore rispetto invece che critica come sta avvenendo anche da qualche significativo livello istituzionale.

Tutto tace e noi siamo stanchi !

Source by Fernando_Termentini


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