Appena pronti: fuoco!

Venerdì
18:53:36
Febbraio
09 2018

Appena pronti: fuoco!

Quando il nemico è dentro di te.

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Articolo a cura di Miss. Patrizia Truglia
Presidente Onorario della Onlus Ma.No.Latina, responsabile del progetto sociale “Quando il nemico è dentro di te”, membro d’Onore Old_and_fast Accurate Affair #oldandfast #accurateaffair #manolatina #patriziatruglia.

Il 02 febbraio scorso nel bagno della metro di Roma, precisamente alla fermata Barberini, un ragazzo facente parte dell’operazione “strade sicure” si SUICIDA a soli 29 anni, sparandosi un colpo con la pistola d’ordinanza.

Un ennesimo episodio dove, apparentemente, senza motivi seri (chi può misurare la serietà di un gesto così estremo?) un ragazzo, che aveva tutto dalla vita, arriva al punto di farla finita.
La morte è la fine di un esistenza.

Il suicidio è il silenzio assordante di una fine eterna, un gesto di chi in totale solitudine sceglie di andar via per sempre.
È il gesto di chi vuole uscire realmente dalla vita di chiunque per entrare nei pensieri eterni di chi non sa, e non riesce a darsi una spiegazione razionale.

Se nel morire per via di una malattia, o per mano di qualcuno, si trova sempre una motivazione razionale, nel suicidio non si riuscirà mai a dare una spiegazione, rimarrà sempre una supposizione.

Una congettura che per chi rimarrà, sarà logorante, alla pari del suicidio stesso.

Ma in un suicidio c’è sempre una motivazione.
In un suicidio c’è sempre un gesto “coraggioso” di chi, in alcuni casi, ha pianificato e scelto.

In un suicidio c’è un gesto eclatante che in questi ultimi anni sta avvenendo sempre più spesso e sempre più spesso colpisce quelle “classi sociali” (non mi veniva altro aggettivo) che per i ben pensanti italiani sono dei “privilegiati”, ovvero, i componenti delle forze dell’ordine e i militari.

Ogni anno le cifre di chi sceglie la pistola d’ordinanza per togliersi la vita aumenta, cifre che però, ovviamente, vengono o taciute o peggio falsate, in quanto ancora oggi qui nel bel paese dei balocchi, questo gesto estremo porta vergogna e in parallelo omertà.
Come se chi indossa un uniforme e distintivo sia immune a tali episodi o dai sentimenti della vita reale.

Ogni anno si svolgono convegni, tavole rotonde in cui si spendono parole, tante tante tante parole e poche informazioni, ogni anno si da vita a progetti specifici per capire veramente le motivazioni del suicidio e agire consegnando gli strumenti specifici a chi ne ha bisogno ma la realtà è che non vengono cercati né messi in campo.

Spesso, nei bei paroloni come #macismo o #stressposttraumatico si da la responsabilità di tutto, per chiudere al più presto quei fascicoli scomodi.

Eh si, un poliziotto o un carabiniere suicidato poi la gente che pensa?

Non è bello per le relative istituzioni fatte al vertice dalle sole persone per bene, no?

Pensa se poi a spararsi è un funzionario o un colonnello, non sia mai…

Nessuno da la giusta importanza ad un evento che sta arrivando all’esplosione totale, ancora nessuno da importanza ad una dignità calpestata dalle stesse #madriamministrative di chi entra con la passione verso il suo paese e che, quotidianamente, viene insultato e annientato da quella stessa uniforme sotto il peso di responsabilità immense non qualificate, non retribuite, non stimate, anzi, al contrario, condannate.

Nessuno vuole dar voce vera a chi vorrebbe solo essere ascoltato senza giudizio, nessuno vuol dar voce reale a chi del nostro bel paese ha fatto del proprio lavoro una vocazione di vita, nessuno, tranne noi che lo abbiamo scelto per mandato morale, da un supporto concreto, senza giudizio, a chi porta il peso di una croce chiamata uniforme….
Ma questo è solo l’inizio, è ora di alzare il tiro…

Miss. Patrizia Truglia photo by #ifyou-and-communicationbrother’s©

Source by Massimiliano Fidias De Cristofaro


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