Gli ipocriti e “Black lives matter”

Giovedì
20:39:15
Giugno
25 2020

Gli ipocriti e “Black lives matter”

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Prima di pubblicare questo articolo ho telefonato a un mio amico e, dato che suo bisnonno era uno schiavo del Punjabi deportato in Sud America, gli ho chiesto cosa ne pensasse di tutta questa distruzione e del fatto che tirano giù statue, a prescindere da quali e lui mi ha risposto: “sono in disaccordo, in disaccordo totale”. Questo mio amico non è solo uno che discende da uno schiavo ma da bambino, in un orfanotrofio cattolico, è stato anche abusato sessualmente e torturato tramite punizioni indicibili, come l’essere ingabbiato per giorni nudo in una cantina gelata e senza luce… Ma lui nella vita non è andato in giro a bruciare negozi e a tirare giù statue, anzi ha fatto delle cose che a pochi riuscirebbero, partendo da zero e ottenendo un notevole successo.



Quello che è successo a George Floyd credo abbia scandalizzato, se non infuriato tutti, perché non è tollerabile che nel XXI secolo qualcuno muoia in quel modo e se spettasse a Re Salomone giudicare il poliziotto, gli sparerebbe un colpo alla nuca e il problema sarebbe, almeno per quanto riguarda la Giustizia, risolto. Purtroppo non viviamo in una società in cui la giustizia salomonica prevale ma in una società complessa e solo in apparenza avanzata, perché in realtà la nostra società sta subendo un notevole regresso sotto molti punti di vista e il sistema giustizia, nella maggioranza dei Paesi del mondo, non è affatto immune a questo regresso. Senza voler fare un excursus sulla storia dei corpi di polizia e sullo schiavismo, si devono evidenziare due fattori importanti; in primis sulla polizia, in quanto è storicamente abbastanza noto che, dalla nascita di questi corpi, circa due secoli fa, il reclutamento non ha mai teso ad arruolare persone particolarmente intelligenti, anzi, almeno per la truppa, sono preferibili persone non troppo intelligenti perché più obbedienti e questo fattore, associato col fatto che violenti e criminali in divisa ci sono sempre stati, dato che la società umana li include a prescindere dalla professione, alle volte non aiuta e personalmente ho l’impressione che le persone meno intelligenti siano anche meno empatiche. Il secondo fattore è che, nonostante una diffusissima e falsa cultura, lo schiavismo non è mai partito da questioni di razzismo, perché lo schiavismo è sempre stato, e purtroppo è, una condizione sociale. Per esempio i primi schiavi nelle Americhe colonizzate erano gli indigeni locali e solo dopo furono importati i neri d’Africa perché ritenuti fisicamente più prestanti ma contemporaneamente c’erano schiavi bianchi e di ogni altra razza… Il caso di Floyd ha fatto scattare l’empatia di molti, perché la forza dell’impatto mediatico del video non ha lasciato alcun dubbio sull’arroganza e sulla colpevolezza della polizia, o più precisamente di quei poliziotti mele marce, e il fatto che l’assassinato fosse un criminale e che il poliziotto già lo conoscesse, non cambia nulla al giudizio della maggioranza. Già innescata la fiamma della protesta, abbiamo poi visto, sempre in USA, una troupe giornalistica australiana manganellata senza ragione, un anziano brutalmente spintonato senza ragione che cade colpendo con la testa l’asfalto… mentre in Australia un ragazzino aborigeno veniva sostanzialmente assaltato da un poliziotto che lo faceva cadere di faccia. Non ci sono ragioni valide che giustifichino il comportamento di questi violenti cafoni in divisa e protestare è assolutamente lecito ma questo non toglie il fatto che per un poliziotto marcio, ce ne sono altri 99 (percentuale casuale) che sono persone correttissime, che rischiano la vita per sconfiggere il crimine, far rispettare le leggi e mantenere l’ordine; La soluzione a questo problema a mio avviso è ovvia e si concentra principalmente in due punti: una maggiore e migliore selezione all’atto dell’arruolamento e un addestramento migliore, cioè che includa anche fattori di semplice educazione che non sono affatto innati nei cittadini, sebbene la tendenza sia di darli per scontati. La protesta in atto, la “Black lives matter”, parte già da un principio sbagliato, cioè quello di mettere l’enfasi sul colore di Floyd, perché tutte le vite hanno pari diritti e pari importanza, a prescindere dal colore della pelle e questo lo affermo pur comprendendo che gl’afroamericani si sentano discriminati soprattutto in certi casi, come gl’arresti. Ma quello che invece non va assolutamente bene è la piega distruttiva che la protesta stessa ha preso e di certo incendiare auto, saccheggiare negozi, svaligiare banche e devastare tutto non aiuta ad aumentare l’emancipazione degl’afroamericani, anzi farà pensare a molta gente proprio quello che loro contestano, cioè che si comportano da selvaggi… E anche qui una minoranza nella minoranza, che probabilmente semplicemente si approfitta della situazione, contribuisce a negativizzare la propria parte. Tutto questo non porterà affatto a una maggiore distensione tra le parti sociali ma semplicemente a incrementare l’estremismo nella politica. La distruzione e il danneggiamento dei monumenti poi è una cosa veramente inaccettabile, sia per l’ignoranza di questa massa di vandali che non solo non conoscono la storia ma non contestualizzano con l’epoca in cui vissero le persone a cui furono dedicate le statue, una ignoranza che è arrivata al danneggiamento di una statua dedicata a Miguel de Cervantes, il celebre autore de “Don Chisciotte della Mancia”, che fu ridotto in schiavitù per cinque anni da pirati barbareschi. I monumenti non si toccano, perché rappresentano la nostra storia e questa non è come piace a noi e soprattutto i discorsi di dietrologia, non portano che a maggiore ignoranza. E vado oltre affermando che se ci fossero ancora monumenti di Adolph Hitler o di Joseph Stalin o di altri personaggi simili che si sarebbero solo meritati d’esser giustiziati nella culla per quello che hanno poi fatto, bene, anche quei monumenti andrebbero conservati e preservati per i posteri, perché un’umanità senza memoria non progredisce. La storia è quello che è, mettere la testa nel sacco, non la cambia. Un domani vicino, le statue saranno restaurate, le strade ripulite, i delinquenti responsabili di tutto questa violenza processati e condannati, il tutto con costi enormi ma di certo i morti non risorgeranno. Ma questa gente ipocrita e responsabile di tutto questo caos e distruzione, perché non hanno mai protestato contro il lavoro minorile? Contro la schiavitù ancora presente in Africa, Medio Oriente e Asia? Contro l’immigrazione clandestina che vanifica le speranze dei veri profughi, alimenta il crimine e mette gente a lavorare nei campi per due Euro al giorno? Contro la prostituzione forzata che è essa stessa una riduzione in stato di schiavitù? Contro i rapimenti di bambini per introdurli nel mercato della pedopornografia o per ammazzarli ed estrargli gl’organi? O contro l’infibulazione? Ogni anno al mondo 4 milioni di bambini scompaiono e 1.200.000 sono, sempre annualmente, forzati nel mondo della prostituzione minorile, mentre solo in Asia sono stimati tra i 20 e i 30 milioni i bambini che lavorano in stato di schiavitù… Dov’è la protesta e dove sono i parlamentari che si inginocchiano per la schiavitù di oggi?



Matteo Cornelius Sullivan



- Nella foto: una bambina asiatica rapita e venduta in un altro Paese come “domestica”, una definizione in uso in molti Paesi asiatici per attenuare la realtà di schiavismo, dopo esser stata punita più volte dalla sua padrona che, prima di frustarla le ha versato sulla schiena acqua bollente. La padrona della piccola schiava non è stata condannata perché ha conoscenze altolocate; il giudice si è limitato a dirle di non farlo più; la bambina invece è permanentemente uscita di senno e non comunica più. Dove sono le proteste per questi bambini schiavizzati?

Source by Matteo_Cornelius_Sullivan


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