BERLINO - La polizia tedesca ha fermato uno studente di 18 anni sospettato di aver creato il virus Sasser, che si è diffuso nei giorni scorsi a circa 18 milioni di computer di tutto il mondo. Il giovane è stato arrestato ieri a Waffensen, presso Rotenburg (nord della Germania).
Ieri pomeriggio, secondo il settimanale Spiegel, agenti della polizia criminale della Bassa Sassonia e funzionari della procura di Hannover hanno effettuato perquisizioni nella casa dei genitori del giovane, sequestrando ingente materiale utile alle indagini. Sempre secondo il settimanale tedesco, lo stesso giovane sarebbe responsabile della creazione e della diffusione dell’altro virus informatico 'Netsky.ac', propagatosi nella notte fra lunedi e martedi scorsi.
Il virus 'Sasser' - che ha attaccato i sistemi Windows 2000, Windows Server 2003 e Windows XP - può infettare un computer solo attraverso internet. Esso si è propagato nel mondo nei giorni scorsi attaccando i sistemi informatici di numerose aziende, compagnie aeree, banche e uffici amministrativi. Alle ricerche del responsabile del virus - aggiunge Der Spiegel - hanno partecipato anche gli esperti americani dell’FBI e della Cia. In un primo tempo, afferma la rivista di Amburgo, gli inquirenti e gli esperti ritenevano che il responsabile si trovasse in Russia.
Ultimi Articoli
Fibra ottica in provincia di Como: 145 comuni nel Piano Bul, oltre 144.000 immobili attivabili
Leone, il neonato ritrovato a Cinisello Balsamo respira senza supporto
Gaza, dalla Lombardia altri 150mila euro per acqua e assistenza agli sfollati
Milano premia i suoi protagonisti: a Palazzo Marino otto “Volti della Metropoli” che raccontano il futuro della città
Premio Volti della Metropoli: a Palazzo Marino i riconoscimenti alla VI edizione
Milano celebra i suoi protagonisti: torna il Premio “Volti della Metropoli”
Roma, talenti, Via Antamoro, vent’anni di attesa: ma chi paga il prezzo delle promesse rimaste sulla carta?
Winners Cup 2026, oltre 200 giovani pazienti oncologici in campo a Milano
GAROFANO, IL RIS E QUELLE DOMANDE CHE IL GIORNALISMO NON PUÒ PIÙ ELUDERE.