Discriminazioni sul lavoro: è questione d’età

Giovedì
14:28:08
Dicembre
09 2004

Discriminazioni sul lavoro: è questione d’età

Mezzo milione di italiani ritiene di essere stato licenziato perchè troppo vecchio.Un milione e 600mila over 45 si sente distriminato. A dirlo è una ricerca realizzata dal Laboratorio Armonia della Sda Bocconi e da Astra Demoscopea. E nei settori più dinamici il reinserimento diventa difficoltoso già a 35 anni

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Hanno 45 anni, abitano in una grande città del centro o del nord-ovest, sono colti e appartengono alle classi medio alte. I manager più a rischio lavorano nel marketing, commerciale, strategia e sviluppo. È il ritratto tipo di quel milione e seicentomila italiani che, secondo la ricerca coordinata dal Laboratorio Armonia della SDA Bocconi con la collaborazione di Astra Demoskopea e il contributo di Fondazione Adecco e Boehringer Ingelheim, ritiene di essere stato discriminato sul posto di lavoro, proprio a causa dell’età .

L’allontanamento dall’azienda e la conseguente disoccupazione risultano frustranti per tutti, ma le donne riescono ad affrontare meglio l’esperienza rispetto agli uomini. Le dimensionidel fenomeno. Secondo la rilevazione demoscopica condotta da Astra Demoskopea, l’11% degli over 45 che lavorano o hanno lavorato come dipendenti (1.600.000 persone su 14.200.000) ritengono di essere o essere stati discriminati sul posto di lavoro a causa della loro età .

Mezzo milione ritiene addirittura di essere stato licenziato o messo da parte per questo motivo (vedi TAB. 1). Anche se il fenomeno prima d’ora non è mai stato rilevato scientificamente, la consapevolezza della sua esistenza è diffusa tra la popolazione, tanto che il 24% degli italiani dichiara di conoscere lavoratori dipendenti over 45 penalizzati e discriminati e più del 53% esprime un livello di allarme alto o altissimo circa le dinamiche del mercato del lavoro per gli over 45 (vedi TAB. 2). “Considerando anche le forme di discriminazione minore, stimiamo che il fenomeno coinvolga quattro milioni di persone”, sostiene Enrico Finzi, presidente di Astra Demoskopea. Le storie di vita. Una serie di interviste in profondità , condotte da ricercatori della Sda Bocconi, a manager tra i 40 e i 59 anni che hanno vissuto il trauma del licenziamento e l’esperienza di una lunga e infruttuosa ricerca di un nuovo impiego sembra confermare che “sono in atto processi espliciti e impliciti di espulsione di manager oltre i 50 anni dal mercato del lavoro”, spiega Cristina Bombelli, direttrice del Laboratorio Armonia.

Le interviste permettono di delineare un processo tipico, già a partire dal momento in cui l’azienda propone al manager di interrompere il rapporto di lavoro. L’allontanamento. Le espulsioni dei manager sono quasi sempre incentivate. Una cultura manageriale condivisa, l’identificazione con l’azienda e l’esistenza di una buona uscita spingono i manager ad accettare. Tutti sono convinti che l’esperienza e le competenze accumulate gli consentiranno di ricollocarsi.

La ricerca. I manager si attivano subito nella ricerca di un impiego, cercando di sfruttare il network relazionale costruito durante gli anni di lavoro. Solo dopo qualche mese, quando la sicurezza comincia a scemare, si iniziano a praticare i canali tradizionali, come le inserzioni sui giornali.

La crisi di identità . L’acquisizione della consapevolezza di essere disoccupati è lenta e dolorosa e comporta una riorganizzazione della vita familiare. La crisi di identità che ne consegue è più forte per gli uomini che per le donne, perché viene messa in discussione l’attesa sociale che siano in grado di mantenere la famiglia. Le donne risultano, invece, capaci di adottare una sorta di identità di riserva, fino ad allora latente.

Una nuova vita. I manager che riescono, in qualche modo, a ricollocarsi, lo fanno grazie al network relazionale. Devono, comunque, rassegnarsi a battere una di quattro strade alternative: il percorso commerciale (il ricollocamento è possibile se si portano clienti alla nuova attività ); la consulenza (vista come un ripiego temporaneo); posizioni analoghe in aziende più piccole e con retribuzione fortemente ridotta; il quasi volontariato (riservato alla componente femminile, che riesce a sopportare il cambiamento di identità e ruolo sociale). Le inserzioni sui giornali. L’analisi di oltre 5.000 inserzioni di lavoro pubblicate tra il 1993 e il 2004 da un quotidiano a diffusione nazionale conferma la rilevanza della variabile età per chi vuole aspirare a ricoprire una delle posizioni vacanti: il 42,4% delle inserzioni pone un vincolo esplicito di età che, nell’87% dei casi, è inferiore ai 44 anni.

In media, le inserzioni sono rivolti a persone tra i 24,8 e i 34,2 anni. Nel 57,2% delle inserzioni viene richiesta esperienza di una durata specifica che, nell’88,9% dei casi, è inferiore ai 5 anni e, in media, compresa tra i 3,5 e i 3,9 anni (vedi TAB. 3). Il titolo di studio più richiesto è la laurea (46,2% dei casi, vedi TAB. 4). I vincoli di età sono più stringenti quando la posizione è interna all’impresa (nel 43,7% dei casi viene richiesta l’età ), rispetto alle posizioni esterne, come quelle di agente (età richiesta nel 36,1% delle inserzioni). Per entrambi i generi di posizione l’età richiesta è, nella stragrande maggioranza dei casi, inferiore ai 44 anni. Gli head hunter. Un’altra serie di interviste in profondità a head hunter e manager aziendali delle risorse umane dimostra una sorta di rimozione del problema della discriminazione per età . La dichiarazione tipica degli head hunter, di primo acchito, è che “uno bravo trova comunque lavoro!”. In un primo momento ammettono che l’età possa essere un problema solo dopo i 55 anni, ma nelle fasi successive dell’intervista riconoscono che l’età critica è di 50-55 anni per i settori tradizionali (assicurazioni, banche, farmaceutico) e addirittura di 35 anni per i settori emergenti (investment banking, consulenza, telecomunicazioni, moda, lusso). I manager più a rischio sono quelli che si occupano di marketing, strategia, sviluppo, commerciale.

TABELLA 1 " I CAMBIAMENTI VISSUTI IN AZIENDA DOPO I 45 ANNI

CAMBIAMENTO PERSONE INTERESSATE
Cambiamenti peggiorativi 1.600.000 di cui:
Licenziato o messo da parte 500.000
Le aziende privilegiano i giovani 400.000
L’esperienza è sottovalutata 300.000
Meno rispetto e collaborazione 200.000
Maggiore resa dei giovani 100.000
Rapporti più freddi 100.000 Fonte: Astra Demoscopea

TABELLA 2 " ALLARME CIRCA LE DINAMICHE DEL MERCATO DEL LAVORO PER GLI ULTRA 45ENNI

INTENSITÀ ALLARME PERCENTUALE NUMERO
Altissimo 18,7% 8.800.000
Alto 34,7% 16.300.000
Medio 32,7% 15.300.000
Basso 13,9% 6.500.000 Fonte: Astra Demoscopea

TABELLA 3 " L’ESPERIENZA RICHIESTA DALLE INSERZIONI

ESPERIENZA RICHIESTA PERCENTUALE
Sotto i 5 anni 88,6%
6-10 anni 11,0%
Sopra 11 anni 0,4%

TABELLA 4 " IL TITOLO DI STUDIO RICHIESTO NELLE INSERZIONI

TITOLO RICHIESTO PERCENTUALE
Licenza media 0,3%
Diploma/laurea 18,5%
Diploma 34,4%
Laurea 46,2%
Master 0,6%

Barbara Orlando
responsabile relazioni con i media
Università Bocconi
barbara.orlando@unibocconi.it

Source by Redazione


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