Il terremoto di Giava: la parola dei satelliti per il futuro dai campi flegrei all’Etna

Domenica
22:27:32
Luglio
16 2006

Il terremoto di Giava: la parola dei satelliti per il futuro dai campi flegrei all’Etna

a cura di DUILIO PACIFICO For ESA 2006

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(astronomiapertutti.it) INTERVISTA. Il 27 maggio un terremoto di magnitudine 6.3 ha colpito Giava. Fin dal giorno successivo sono scattate le osservazioni satellitari della zona. Che tipo di servizio è stato possibile fornire?

Subito dopo il terremoto, il Ministero degli Esteri della Germania ha richiesto le osservazioni satellitari della zona, utilizzando un accordo internazionale, la International Charter "Space and Major Disasters”, che prevede che le agenzie firmatarie mettano " in caso di disastri naturali o provocati dall’uomo " alcuni dei propri satelliti a disposizione delle autorità autorizzate che ne richiedano l’utilizzo. A oggi la Charter è stata sottoscritta da 7 agenzie spaziali, fra cui naturalmente l’ESA, che ne è stata una dei fondatori.

Le osservazioni satellitari di Giava sono state ottenute il 28 maggio grazie al satellite giapponese Daichi (ALOS), che ha utilizzato un “telescopio” nella luce visibile e infrarossa e un radar ad apertura sintetica, in grado di “vedere” la superficie anche attraverso la copertura nuvolosa. Le immagini radar sono state poi confrontate con quelle riprese pochi giorni prima del sisma, il 16 maggio. Altre immagini, più dettagliate, sono state raccolte nei giorni successivi dai satelliti commerciali Ikonos e Quickbird.

Le immagini dallo spazio danno una visione globale di ciò che appare evidente anche dai servizi giornalistici di questi giorni: edifici e infrastrutture abbattuti, per un bilancio - del resto " che è stato catastrofico fin dalle prime ore, con una stima di oltre 5000 morti e più di 200 mila senza tetto. L’importanza delle immagini risiede nel fatto che è stato possibile fornire mappe globali della zona colpita poche ore dopo il terremoto. Le operazioni di osservazione satellitare della zona sono ora coordinate dalla DLR, l’Agenzia Aerospaziale della Germania stessa.

Immagine ERS-SAR di un terremoto in Turquia

Ma a parte il servizio di fornitura delle mappe, è possibile prevedere i terremoti con osservazioni satellitari prima che abbiano luogo?

In generale oggi non è possibile prevedere i terremoti. Tuttavia in alcuni casi particolari lo spazio può aiutare e, purtroppo, forse questo è proprio uno di quei casi in cui si potevano prevedere un possibile disastro incombente.

L’epicentro della regione colpita si trova infatti a pochi kilometri a sud del vulcano Merapi, che è uno dei più attivi dell’Indonesia: dal 1969, quando si è verificata un’eruzione particolarmente intensa, il Merapi ha eruttato in modo regolare ogni due o tre anni, provocando ripetutamente frane.

L’11 aprile scorso si era fessurato un cratere del vulcano e si erano innalzati pennacchi di fumo di oltre 100 metri. In particolare, sempre sotto l’accordo internazionale della Charter, il 29 aprile scorso ALOS aveva raccolto osservazioni che confermavano l’aumento della attività vulcanica e la zona era stata allertata. L’indice di allarme di secondo livello, un grado inferiore a quello necessario per dare il via a una evacuazione immediata della zona. Probabilmente le autorità si aspettavano un’eruzione e non un terremoto.

I movimenti rilevati sull’Etna dal satellite ERS-2

Ma un terremoto non è preceduto da minimi movimenti della terra rivelabili?

La terra è in continuo movimento: in Italia, per esempio, questo tipo di studio è stato condotto per analizzare il comportamento dell’Etna, raccogliendo dati per oltre 10 anni con i satelliti ERS.

Si utilizza una tecnica di osservazione come l’interferometria radio, che ci permette - confrontando i dati con quelli presenti in archivio - di accorgerci di spostamenti di frazioni di millimetri, come per esempio nel caso della subsidenza dei Campi Flegrei.

Nel caso dell’Etna i dati mostrano che quando le camere del vulcano si riempiono e si svuotano di lava, il terreno sovrastante è soggetto a innalzamento ed abbassamenti di qualche millimetro: dallo spazio il vulcano sembra respirare. Con una tecnica simile, vengono tenuti d’occhio oltre 900 vulcani nelle Ande, in Bolivia, Argentina e Perù. Tuttavia questo ancora non è sufficiente per prevedere con certezza i tempi di un terremoto, neppure se legato a un’eruzione vulcanica. Nel caso di Giava, si poteva forse innalzare il livello di allarme fin da subito.

La forma del geoide terrestre mostra le anomalie del campo gravitazionale terrestre

Che cosa prevedono di fare le agenzie spaziali per il futuro? Ci sono programmi che appaiono promettenti per l’identificazione di terremoti dallo spazio?

In passato ci sono stati vari tentativi di mettere a punto alcuni metodi che ci permettessero di prevedere terremoti, ma la frontiera della ricerca sembra essere quella interferometria radar a cui si accennava prima. Certamente oggi sono molti i satelliti per le osservazioni della Terra provvisti di radar ad apertura sintetica che si prestano a questo tipo di operazione. È auspicabile un coordinamento tra le agenzie spaziali ancora maggiore di quello attuale, con lo scopo di aumentare il numero di satelliti operativi in questo settore e dei centri di elaborazione dati.

Nei prossimi anni, per quanto riguarda l’ESA, è previsto il lancio del satellite GOCE, nell’ambito del programma Pianeta vivente, che ha lo scopo di approfondire la conoscenza delle anomalie del campo gravitazionale terrestre. Anche GOCE potrebbe contribuire alla previsione di disastri naturali, perché un altro aspetto che conosciamo poco è legato alla fisica e alla dinamica del vulcanismo e dei terremoti, che sono legati " fra l’altro " a disomogeneità del campo gravitazionale terrestre. Se la Terra fosse una sfera con una distribuzione di massa completamente simmetrica, il campo gravitazionale non avrebbe disomogeneità . Ma la semplice esistenza di terre emerse e di oceani, di catene montuose e di abissi, determina anomalie che vanno conosciute meglio.

In ogni caso non ci sono soluzioni semplici. Occorre piuttosto una politica diversa nei confronti dell’ambiente e nei confronti dei paesi poveri, che in occorrenza di un disastro naturale, sono più esposti a veri e propri stermini.

Source by Redazione


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