Asia 2007, la fine dell’eurocentrismo

Sabato
00:35:08
Gennaio
06 2007

Asia 2007, la fine dell’eurocentrismo

Uno storico e un banchiere colto producono uno dei maggiori sforzi di comprensione della cultura e dell’economia di Cina, Giappone e India ed esortano l’Europa a recuperare i rapporti con l’area più dinamica del pianeta..

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La civiltà asiatica si è sviluppata migliaia di anni prima di quella occidentale e il pil pro capite europeo ha superato quello cinese solo all’inizio del XIX secolo, quando si sono compiutamente dispiegati gli effetti della Rivoluzione industriale e del colonialismo. Il grande dinamismo attuale delle economie asiatiche, sostengono Franco Mazzei e Vittorio Volpi in Asia al centro (Università Bocconi editore, 2006, 356 pagine, 25 euro), dovrebbe spingerci a reinterpretare l’eurocentrismo come una parentesi storica e ad avvicinarci alla cultura asiatica con rispetto e interesse. L’Asia sta semplicemente tornando al centro del sistema economico mondiale.

Oggi, quando si scrive Asia, troppo spesso si legge solo Cina, e invece è l’intero continente a mostrare una dinamica senza precedenti, destinata a sospingere, entro il 2040, la Cina al primo posto mondiale per dimensioni economiche e l’India al terzo. Anche il Giappone sembra essere uscito da 15 anni di stagnazione, dimostrandosi l’unico paese sviluppato in grado di trarre davvero vantaggio dalla crescita cinese. L’economia giapponese, ammoniscono gli autori per mettere le cose nelle giuste proporzioni, costituisce ancora il 60% di quella continentale. Lo sguardo della politica e del business deve comprendere Cina, Giappone e India.

Per interpretare la nuova realtà , è l’assunto principale di un libro scritto a quattro mani da uno storico delle civiltà orientali (Mazzei) e da un banchiere che ha passato in Asia gran parte della propria carriera (Volpi, per anni anche corrispondente del Corriere della Sera dal Giappone), bisogna comprendere prima di tutto una cultura tanto diversa dalla nostra da risultare intellettualmente sfidante.

Il passaggio fondamentale è l’analisi della risposta differenziata che Cina, Giappone e India hanno dato alle due sfide che l’Occidente gli ha posto a partire dalla metà del XIX secolo: quella della modernizzazione, raccolta subito positivamente dal Giappone, ma non dalla Cina, e rimandata a dopo l’indipendenza dall’India, e quella più recente della globalizzazione. Le diverse risposte corrispondono a tratti culturali specifici e servono da guida alla comprensione dell’attualità economica e socio-politica.

Senza indugiare nell’aneddotica della manualistica manageriale, Mazzei e Volpi mostrano come molti degli atteggiamenti giuridici ed economici dei cinesi e dei giapponesi, che gettano nella confusione gli occidentali, possano essere fatti risalire a una visione del mondo confuciana, che misura le performance in termini di beneficio collettivo, antepone l’etica al diritto, non riconosce il principio di non contraddizione.

Lo schema interculturale esposto da Mazzei e Volpi si presta a essere utilizzato nell’interpretazione di molteplici espressioni della civiltà asiatica e merita al libro l’onore di essere la prima pubblicazione italiana a entrare nella collana Nuovi classici di Università Bocconi editore.

Anche lo scenario geopolitico sta cambiando. Il Giappone, entrato ideologicamente a far parte dell’Occidente a metà del XIX secolo, sta tornando in Asia, mal sopportando una definizione di Occidente che, dopo l’11 settembre, assume sempre più connotati culturali e di civilizzazione, anzichè economici e ideologici. La stessa India, nelle dichiarazioni esplicite dei suoi politici, “guarda a est” e qualsiasi equilibrio futuro non potrà che poggiare sulla posizione cinese. Anche in questo caso si tratta di un ritorno: l’espressione che definisce la Cina e che tradizionalmente è stata tradotta con “Regno di mezzo” significa, in realtà , “Regno del centro”. Il pragmatismo dei politici asiatici, bismarckianamente impegnati nel mantenimento dello status quo, garantisce una ragionevole stabilità a una regione dove non mancherebbero i motivi di conflitto.

Si va delineando uno scenario internazionale strutturato su tre poli: statunitense, asiatico ed europeo. Mentre gli americani sono ben consci della nuova realtà e si adoperano per instaurare forti rapporti economici e politici con l’area emergente, l’Europa è relativamente immobile. Si deve rafforzare il lato debole del triangolo, esortano Mazzei e Volpi, si deve “ripristinare la Via della seta”.

Source by Redazione


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