IL MADE IN ITALY, RICCARDO SESSA AMBASCIATORE ITALIANO IN CINA

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Martedì
19:40:09
Aprile
24 2007

IL MADE IN ITALY, RICCARDO SESSA AMBASCIATORE ITALIANO IN CINA

Made in Italy: RIVOLUZIONE CINESE
di Alberto Fattori

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Cina e Made in Italy, su Ladysilvia; Lettera Aperta Ambasciatore Riccardo Sessa «replica del 20 c.m. »

Ambasciatore d'Italia in Cina Riccardo Sessa, nella sua prima visita istituzionale fuori Beijing alla comunità di Shanghai, è stato gradito ospite a Palazzo Lombardia a Pudong.

Dopo qualche giorno di “sedimentazione” ed in occasione della Pasqua, propongo una nota, sotto forma di una sorta di “lettera aperta” per l’Ambasciatore. Il contenuto della stessa, è stato preventivamente sottoposto anche all’attenzione di altri della comunità italiana qua in Cina che ritengono di sottoscrivere le osservazioni e le proposte in essa contenute.

E’ il naturale seguito ai precedenti interventi, sul tema del Sistema Italia e Made in Italy pubblicati sul Blog yibuyibu e su Affari Italiani (parte seconda,parte terza, Made in Italy: la partita dei fatti e altri ancora).

« Questa lettera aperta » intende continuare una discussione costruttiva, essere un elemento riflessione e stimolo, una concreta proposta per contribuire ad una reale svolta della presenza Italiana in Cina.

Un reale cambiamento è possibile SOLO attraverso quel gioco di Squadra di tutte le componenti presenti in Cina, come auspicato dallo stesso Ambasciatore nell’incontro a Palazzo Lombardia, cercando di riabilitare l’Italia che vista da qua (questione Telecom, Puttanopoli etc.) non è che origine di continue e crescenti vergogne da parte nostra, in giro per il mondo.- 

lettera aperta” per l’Ambasciatore. Pasqua per la nostra tradizione è un momento molto particolare. Coincidenza vuole che proprio alla vigilia di un momento come questo, il nuovo Ambasciatore di Italia in Cina, Riccardo Sessa, in visita a Palazzo Lombardia, abbia lanciato un semplice ma chiaro messaggio di programma: “Fare sistema”. Pasqua può essere quindi il momento giusto per lanciare il seme di un rinnovato "patto" all’interno della comunità italiana: rinascere cooperando assieme.- 

Nei giorni scorsi, con questo rinnovato spirito e memore anche delle recenti parole dell’Ambasciatore, ho avuto modo di confrontarmi con alcuni membri della comunità italiana su questa "visione" in comune. Sono rimasto colpito di come, su questo tema, esistano due nette e contrapposte reazioni: la prima è quella che accomuna chi da molti anni vive a Shanghai e in Cina, riassumibile sinteticamente in « Conoscendo come funzionano, si muovono e come decidono le nostre istituzioni, la vedo molto difficile ».- 

La seconda è di chi è arrivato da poco. Rendendosi conto dello scarso peso specifico della presenza italiana se comparata con i nostri partners europei, si auspica di vedere crescere quel gioco di squadra in grado di far sopperire alle molte, troppe mancanze e deficienze strutturali, tutte italiane. Dopo questo primo giro di vedute, non posso quindi che rimanere perplesso; sarà reale la prima o la seconda o nessuna delle due? Sarà veramente possibile girare pagina? Comunque sia, di tutte le parole ed inviti espressi dall’Ambasciatore Sessa, nella recente visita a Palazzo Lombardia, ce ne sono alcuni pienamente condivisibili, quali "fare sistema", "cooperazione", "rischiare imprenditorialmente", ma su una osservazione mi permetto di avere qualche riserva, quella che testuale dice" ora tocca a voi venire a Puxi, per una maggiore integrazione e sinergia con le istituzioni".- 

Bene Ambasciatore Sessa, ribadendo che noi, come abbiamo avuto modo di dirle di persona, siamo dalla sua parte e sosterremo la sua azione per una comunità italiana più integrata, è però necessario sottolinearle come il grosso delle aziende italiane che producono fatturato a Shanghai sono nell’area di Pudong e non a Puxi. Attorno e dentro a Palazzo Lombardia sono presenti molte aziende che nel silenzio e spesso nell’anonimato, lavorano e produco nuova ricchezza.- 

Quindi proprio in virtù del totale spirito di cooperazione con i suoi obbiettivi, la invito a non distinguere tra Puxi e Pudong, un gioco “goliardico” all’interno della comunità italiana per distinguere tra chi è "cool" da chi è "sfigato, ma di vedere Shanghai e la sua comunità italiana, come una unica realtà . È oltretutto il momento di portare l’attenzione (e strutture italiane), direttamente a Pudong, per sostenere sul campo la comunità italiana, visto il livello di sviluppo raggiunto dall’area e gli interessi industriali in gioco, quale luogo di vera produzione di nuova ricchezza italiana. Il Palazzo l’ha visitato e per sua informazione a soli 3 Km ci sono i Tedeschi, con tutte le loro organizzazioni concentrate assieme, in una struttura analoga su 30.000 mq. E noi cosa facciamo? Perchè non ci diamo un lasso di tempo di 3-4 anni nel quale tutti gli italiani, concentrati in uno stesso luogo (es: Palazzo Italia a Pudong) sullo stile dei tedeschi, lasciando a Puxi le sole funzioni di rappresentanza, possano realmente cooperare assieme e creare nuova ricchezza tangibile, reale. Poi, una volta creata una nuova vera ricchezza tangibile, ci potremo anche permettere di comprare, tutti assieme, un nuovo più "cool" building nel centro di Shanghai! Cosa servono ad esempio 100 mq di uffici della Promozione Toscana, anche se a Xin tian di (il massimo del cool a Shanghai) se poi non sono parte integrante di un Sistema Italia in grado di disporre di strutture logistiche rilevanti, tangibili? Come può l’ICE pensare di crescere con gli spazi attuali nel supporto alle imprese od organizzare frequenti, quotidiani incontri Business to Business del Made in Italy, andando oltre le fiere istituzionali?- 

Che senso ha che Lombardia e Toscana (e le altre regioni) competano in questo stupido modo, moltiplicando gli investimenti in affitti e personale? Magari Palazzo Lombardia non è nel centro "cool" di Shanghai e magari il nome Lombardia da fastidio a qualcuno ma ad oggi, volenti o nolenti, altri spazi di proprietà Italiana, di queste proporzioni (10.000 mq), già pronti all’uso, non sono disponibili, senza ulteriori consistenti (inutili) investimenti.- 

A tutto si può trovare oltretutto una facile soluzione; come quella di creare un efficiente sistema di navette, che costa molto meno di qualsiasi nuovo palazzo in centro, per risolvere i problemi logistici attuali e chiamarlo "Palazzo Italia" per affermare la missione nazionale. Mi permetto di suggerirle anche, per dare una reale concreta svolta alla situazione attuale, di evidenziare con maggiore forza a tutte le istituzioni ed imprese italiane, soprattutto a quelle che operano nell’area di Pudong che nella cooperazione italiana futura non esisteranno “zone d’ombra” o cosa ancora peggiore “ghetti” o società considerate di secondo ordine. Se siamo tutti Italiani, lo siamo sia che si sia a Puxi che nella "concreta" Pudong. Siamo a Shanghai! Sicuramente nel futuro, Lei può rappresentare quel punto di riferimento comune a tutti noi, attorno al quale far "risorgere" quella identità italiana, dispersa in infinite inutili provinciali discussioni, sulla presunta superiorità di Puxi a Pudong! Proporrei quindi di organizzare un incontro (Stati generali) che coinvolga tutte le organizzazioni italiane presenti e realmente operative, in modo da mettere a "fattor comune" ciò di cui già da oggi dispongono, in modo da rendere davvero tangibile quel patto di cooperazione tra gli italiani che ora non esiste Per fare questo occorre la Sua presenza ed azione diretta, non lasci alla sola Camera di Commercio un ruolo che solo l’Istituzione vera può e deve avere in momenti come questi, superando la latitanza governativa, spesso denunciata da chi è presente da molto tempo in terra Cinese.

Il suo coinvolgimento diretto nella definizione di questo rinnovato "patto" è fondamentale anche perché di fronte alle organizzazioni regionali, oggettivamente la Camera di Commercio appare fragile e soprattutto non può, allo stato attuale, rappresentare il vero trust di tutti, visto che in Cina non operano SOLO 250 imprese italiane. Qualche dubbio sulla sua reale funzione, sorge poi se si analizzano gli iscritti degli ultimi anni, dove si nota una certa (sostanziale) "rotazione" degli stessi. Questa rotazione non aiuta certo a creare e stabilizzare il Sistema e forse è anche sintomo di qualcosa che non ha funzionato, fino ad ora, in questo tipo di organizzazione.- 

Le organizzazioni sono fatte di persone e se molte aziende italiane nè si iscrivono nè rinnovano l’iscrizione alla Camera di Commercio in Cina, forse vanno capite le ragioni profonde di questa comunque diffusa posizione nella comunità italiana. Come inoltre avrà avuto modo di constatare e dalle domande che le sono state poste sempre a margine della sua presentazione alla Comunità Italiana, molti dei presenti, speravano di vedere annunciato in quella sede qualche profondo e radicale cambiamento in terra cinese relativamente alla presenza italiana. Occorre probabilmente domandarsi: come mai nella comunità italiana e alla sua presenza, sostanzialmente tutte le domande a lei poste fossero riassumibili in due parole: maggiore trasparenza?. Ma ora è Pasqua, speriamo di poter aprire l’uovo e vedere finalmente la nascita del "Sistema Italia" nei fatti, in un rinnovato "patto", per vedere gli italiani allearsi, unire gli sforzi per competere solo contro i veri concorrenti, quali francesi, tedeschi, americani etc... contribuendo assieme a creare una crescente reale nuova ricchezza in Cina, ritrovando unità ed identità nazionale, oltre le semplici intenzioni. Buona Pasqua Ambasciatore e buon Lavoro a lei e a tutti.

La Redazione Ladysilvia

di Alberto Fattori
http://yibuyibu.blogspot.com

Palazzo Lombardia a Pudong
www.agenziacina.com

Source by Alberto_Fattori


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