Rogo di Livorno: genitori in carcere, assassini impuniti

Sabato
13:53:25
Settembre
22 2007

Rogo di Livorno: genitori in carcere, assassini impuniti

"Abbiamo analizzato con attenzione le dinamiche che hanno condotto alla morte dei quattro bambini Rom," dicono i leader del Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "e oggi siamo in grado di affermare senza ombra di dubbio che si è trattato di un omicidio razziale. Gli assassini hanno colpito con una bottiglia incendiaria e poi si sono allontanati. Ora bisogna mettersi sulle tracce degli autori dell’odioso infanticidio. La morte dei piccoli Rom è avvenuta fra sofferenze atroci e i mostri che li hanno bruciati vivi sono ancora in libertà ".

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Rogo di Livorno: prove, testimonianze e indizi rivelano che si è trattato di un omicidio razziale.

IL GRUPPO EVERYONE E GLI "AMICI DEGLI ANGELI" CHIEDONO l’IMMEDIATA SCARCERAZIONE DEI GENITORI. "SONO INNOCENTI, VITTIME DI UN AGGUATO RAZZISTA CONTRO I ROM". "Abbiamo analizzato con attenzione le dinamiche che hanno condotto alla morte dei quattro bambini Rom," dicono i leader del Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "e oggi siamo in grado di affermare senza ombra di dubbio che si è trattato di un omicidio razziale. Gli assassini hanno colpito con una bottiglia incendiaria e poi si sono allontanati. Ora bisogna mettersi sulle tracce degli autori dell’odioso infanticidio. La morte dei piccoli Rom è avvenuta fra sofferenze atroci e i mostri che li hanno bruciati vivi sono ancora in libertà ". È passato più di un mese da quando, nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 agosto 2007, sotto un cavalcavia alla periferia di Livorno (località Pian di Rota, nelle vicinanze del piccolo insediamento Rom di Stagno), un complesso di 6-7 baracche, dove si erano stabilite alcune coppie Rom con i rispettivi bambini, ha improvvisamente preso fuoco e le fiamme, con rapidità e distruttività incredibili, hanno devastato l’accampamento improvvisato dalle famiglie. All’arrivo dei Vigili del Fuoco " cui, intorno a mezzanotte, è arrivata una segnalazione per un incendio di sterpaglie proprio nella frazione di Stagno " la macabra scoperta: le baracche erano completamente avvolte dalle fiamme e all’interno di una di esse giacevano i corpicini semicarbonizzati di Eva, dodici anni, Mengji, quattro anni, Danchiu e Lenuca Carolea, otto e sei anni. I genitori, Victor Lacatus (30), Elena Lacatus (29), Menjii Clopotar (44) e Uca Caldarer (38), sono stati immediatamente sottoposti a fermo dagli inquirenti. "Nonostante lo shock e il dolore, i genitori hanno fornito immediatamente alle autorità una testimonianza che avrebbe dovuto orientare le indagini," dice Matteo Pegoraro del Gruppo EveryOne. "Hanno riferito, infatti, di aver sentito le voci degli assassini mentre gridavano in direzione delle baracche insulti e minacce: 'Maledetti romeni, vi diamo fuoco!'. Quindi hanno lasciato i figli all’interno delle baracche - apparentemente al sicuro - e sono usciti. Hanno intravvisto un gruppo di persone, una delle quali aveva in mano un contenitoire di vetro, probabilmente una bottiglia o una tanica. Si sono messi subito sulle loro tracce, senza riuscire a raggiungerli. Al loro ritorno, l’accampamento era in fiamme e non vi era alcuna possibilità di soccorrere i bambini all’interno della muraglia di fuoco". Altri testimoni - anch'essi Rom - confermavano le parole dei genitori. "Sotto shock, i genitori si allontanavano.

Probabilmente temevano di essere incolpati dell’accaduto, secondo copione," continua Dario Picciau (Gruppo EveryOne). "Chi conosce il mondo dei nomadi sa che la persecuzione cui sono sottoposti li induce a non fidarsi della forza pubblica. Flaubert diceva che il pregiudizio contro gli zingari è particolarmente accentuato in chi lavora per l’ordine pubblico e la giustizia". Le autorità fermavano i genitori nei pressi della stazione ferroviaria di Livorno. La loro versione dei fatti corrispondeva con quelle fornite dai testimoni, anch'essi Rom, che gi agenti avevano ascoltato sul luogo dell’incendio. Nonostante l’evidenza, I genitori sono stati immediatamente sottoposti a fermo dagli Inquirenti, con l’accusa iniziale di "incendio doloso" e "abbandono di minore seguito da morte". Durante il sopralluogo nella zona del cavalcavia, svolto dalla Polizia Scientifica e dai Vigili del Fuoco, sono stati ritrovati all’interno della baracca dove giacevano i piccoli sono stati ritrovati dei cocci di vetro e il collo di una bottiglia fuso dal calore . Gli inquirenti giustificano il ritrovamento con il fatto che i Rom avessero acceso una candela per la notte e ritengono che questa abbia originato l’incendio. "Le tracce del rogo dimostrano come esso si sia sviluppato con violenza inaudita," afferma Roberto Malini (Gruppo EveryOne, "cosa che non sarebbe accaduta nel caso di un incidente, considerando i materiali usati per costruire le baracche e i poveri stracci all’interno degli ambienti. Le fiamme hanno avuto un'evoluzione così veloce e micidiale da impedire ai bambini di mettersi in salvo, seguendo l’istinto di sopravvivenza". Sul Corriere di Livorno del 9 settembre è stata publicata una perizia dell’ingegnere chimico Roberto Tartarelli dell’Università di Pisa. La perizia spiegava come la violenza dell’incendio fosse stata provocata verosimilmente da una sorgente incendiaria situata all’esterno delle baracche: un attentato. l’ingegnere proponeva un incidente probatorio per dimostrare come l’ipotesi accidentale non fosse compatibile con la presenza di materiali come reti, stracci e materassi. Le famiglie Rom non avevano bombole del gas nè liquidi infiammabili. "Riguardo al collo di bottiglia," continua Malini, "è un elemento di importanza decisiva nell’analisi del caso. Secondo gli inquirenti, esso fungeva da portacandele. In realtà quest'ipotesi va scartata. La bottiglia è andata in frantumi, come se fosse stata lanciata da una certa distanza e il collo presenta tracce di fusione. Bisogna considerare che la temperatura massima di un incendio all’interno di una normale abitazione si aggira intorno ai 5-600 gradi centigradi, temperatura che non consente al vetro di fondersi. Per citare un esempio, l’esperto Kevin R. Ryan ha calcolato che all’interno delle Torri Gemelle si svilupparono da 500 a 700 gradi centigradi e infatti le finestre in vetro non si fusero. Al contrario, la benzina, se incendiata, raggiunge subito i 280 gradi ed è in grado di arrivare sino ai 2200 gradi nel picco dell’incendio.

In questo caso, il vetro inizierebbe a fondere a una temperatura di 1200/1500 gradi". Le testimonianze, l’analisi del luogo in cui si è sviluppato il rogo, il ritrovamento del collo di bottiglia fuso, alcuni precedenti verificatisi nella stessa zona: tutto avvalora ulteriormente la tesi dell’attentato a matrice razzista con una bottiglia incendiaria o bomba Molotov (ordigno formato da una bottiglia in vetro riempita con liquido infiammabile, con uno straccio avvolto e fissato attorno al collo che funge da innesco). Nonostante questo, i genitori (pur scagionati dall’accusa di "incendio doloso") continuano a non essere creduti dal PM Antonio Giaconi e dal GIP di Livorno Rinaldo Merani, che dopo due giorni di interrogatori convalidavano il fermo. Il 18 agosto ignoti hanno inviato tramite lettera postale alle redazioni livornesi dei quotidiani "Il Tirreno" e "La Nazione" una rivendicazione da parte di una sedicente organizzazione di matrice razzista finora sconosciuta, il "Gruppo Armato di Pulizia Etnica" (GAPE). La lettera veniva acquisita dagli stessi Inquirenti, che tuttavia decidevano di ignorarla e di confermare l’imputazione dei genitori per "abbandono di minore seguito da morte".

"Il testo della lettera non deve essere sottovalutato," avvertono i membri del Gruppo EveryOne, "soprattutto perché gli autori del messaggio fanno riferimento ad 'armi' (si autodefiniscono 'Gruppo Armato') e una molotov (quella molotov che gli ingìquirenti si ostinano a non considerare) è un'arma micidiale. Noi pensiamo tuttavia che la lettera costituisca il tentativo di depistare le indagini. Al 90% i moventi del crimine sono maturati a livello locale, come è avvenuto, per esempio, proprio recentemente a Roma, dove una quarantina di razzisti hanno agredito con molotov un campo nomadi. Forse bisognerebbe concentrarsi sugli abitanti della zona Pian di Rota, a partire da chi abbia precedenti penali violenti". Secondo gli attivisti, l’impunità degli autori del rogo di Livorno potrebbe fungere da incentivo per altri criminali razziali e Roma potrebbe essere la prima conseguenza dell’Effetto-Livorno. Nei giorni scorsi, poco prima dei funerali, le due madri delle piccole vittime, Elena e Uca, hanno ottenuto gli arresti domiciliari (l’ARCI regionale ha messo a loro disposizione un alloggio a Cecina), mentre Victor Lacatus e Menjii Clopotar si trovano ancora all’interno del carcere delle Sughere di Livorno, in condizioni fisiche e psichiche disastrose. Il 14 settembre scorso Victor, padre della piccola Lenuca Carolea, ha tentato di impiccarsi in carcere , sopraffatto dalla disperazione. La mattina seguente è stato sorpreso dalle guardie carcerarie mentre prendeva a testate i muri circostanti la sua cella .
"È in atto a Livorno una palese violazione dei diritti umani" dichiarano gli attivisti del Gruppo EveryOne. "Persone innocenti si ritrovano a scontare una detenzione per un crimine che non hanno commesso, mentre i veri colpevoli sono tuttora liberi di organizzarsi e di colpire ancora".

Il Gruppo EveryOne ha indirizzato ieri una lettera alla Direttrice del carcere Le Sughere, Anna Carnineo, dove si chiede di " non sottovalutare le spaventose condizioni in cui versano attualmente i due detenuti, che sicuramente sono ai limiti della sopportazione umana di una condizione di prigionia che si somma al loro stato di prostrazione e sofferenza" e si fa notare "che la loro situazione attuale è simile a quella dei detenuti ebrei o nomadi nei campi di concentramento nazisti e che il livello del loro spirito di sopravvivenza è a una soglia bassissima ".

I membri di EveryOne nei prossimi giorni chiederanno al gip - tramite il legale Andrea Callaioli, che con molto coraggio difende i genitori delle piccole vittime in un ambiente palesemente ostile - di accedere alla Casa circondariale di Livorno, accompagnati da uno psichiatra, per visitare i due detenuti e constatare direttamente le loro condizioni psichiche (gravemente compromesse dal dolore della perdita e dall’ingiusta detenzione), fornendo all’avvocato un'ulteriore valida ragione per ottenere l’immediata scarcerazione.

"l’infanticidio di Livorno è l’ennesimo episodio di intolleranza contro i nomadi, concludono i leader di EveryOne, "un episodio sintomatico di come il pregiudizio avveleni ormai la nostra società a tutti i livelli. Il Consiglio Europeo ha ammonito il nostro Paese, anche in riferimento al rogo di Livorno, affinchè inizi finalmente ad attuare politiche adatte a combattere la discriminazione contro gli zingari. Il muro di omertà che circonda i fatti di Livorno e di fatto protegge i mostri che hanno assassinato quattro fanciulli deve essere abbattuto o non vi sarà più confine fra la giustizia e l’orrore. Auguriamoci adesso di non assistere a nuove pressioni sui genitori - che sono vittime dell’intolleranza come i loro bambini bruciati vivi - e a un ritorno di tutti sulla via della tutela dei diritti umani, una via che consenta a quattro sfortunate persone innocenti di tentare di ricostruirsi una vita e faccia sentire sul collo dei colpevoli il fiato di una giustizia ritrovata.

Intanto, in questi giorni, gli "Amici degli Angeli" - il gruppo di associazioni, attivisti, intellettuali, personalità politiche e gente comune che si sono riuniti attorno al caso dei bambini Rom - hanno promosso una petizione internazionale per la libertà dei genitori delle piccole vittime del rogo di Livorno e perché sia finalmente fatta giustizia (si può sottoscrivere in internet al link: www.everyonegroup.com ).

Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau

Source by Amici_degli_Angeli


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