Arnaldo Pomodoro. Grandi opere 1997-2008

Sabato
01:48:07
Ottobre
04 2008

Arnaldo Pomodoro. Grandi opere 1997-2008

Mascaretti alla presentazione della mostra

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Milano - l’assessore alle Politiche del Lavoro e dell’Occupazione Andrea Mascaretti è intervenuto oggi alla presentazione della mostra “Arnaldo Pomodoro. Grandi Opere 1997 - 2008“ che sarà aperta al pubblico dal 4 ottobre al 22 marzo 2009 presso la sede della Fondazione Arnaldo Pomodoro in via Solari 35.

Quindici le sculture monumentali esposte, di cui alcune inedite, come il Grande portale dedicato a Edipo e l’Ingresso nel Labirinto. Le opere del maestro dialogheranno idealmente con le cento immagini della mostra “Ugo Mulas fotografa Arnaldo Pomodoro“ allestita nei camminamenti dello spazio che ritraggono i momenti più significativi della vita di Arnaldo Pomodoro.

Alla presentazione della mostra - che è patrocinata da Comune, Regione, Provincia e Ministero dei Beni Culturali - sono intervenuti Arnaldo Pomodoro, l’assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia Massimo Zanello, Angela Vettese del comitato scientifico della Fondazione Pomodoro e Jean Claude Mosconi, Public & Community Relations di UniCredit Group.

“Una mostra straordinaria - ha commentato l’assessore Mascaretti -, con opere imponenti, come la Grande Porta che suscita un'emozione fortissima. Arnaldo Pomodoro è un grande artista, cittadino adottivo che si è trasferito a Milano all’età di 28 anni regalandoci capolavori unici presenti nelle piazze di tutto il mondo. Un orgoglio per Milano e per il nostro Paese“.

“Questa mostra - ha aggiunto Mascaretti - segna l’inizio di una collaborazione tra l’Amministrazione cittadina e la Fondazione Arnaldo Pomodoro. Una collaborazione che parte da questo spazio espositivo e proseguirà a Milano con un percorso cittadino che consentirà di far apprezzare al grande pubblico il valore di queste opere d'arte“.

“Un ringraziamento, quindi - ha concluso l’assessore - a questo grande Maestro, che con la sua arte contribuisce ad accrescere il prestigio della nostra città“.

Gli spazi esterni alla Fondazione ospitano opere monumentali realizzate da Pomodoro dagli anni Settanta a oggi, in un itinerario che segue l’evoluzione dell’artista nel suo rapporto con le grandi dimensioni: dal Cono Tronco del 1972 e The Pietrarubbia Group del 1975-76, passando per Giroscopio del 1986-87 e Le battaglie del 1995, fino a Punto dello spazio del 2003 e Cuneo con frecce del 2006.

“Nel 1967 con la mia Sfera grande (tre metri e mezzo di diametro) per l’Expo di Montreal ora a Roma di fronte alla Farnesina, ho affrontato la grande dimensione - ha detto Pomodoro -: sono seguite molte sculture monumentali. Per me, infatti, la massima aspirazione è quella di ambientare le mie opere all’aperto, tra la gente, nelle piazze e nel verde, cercando un'interazione profonda fra lo spazio dell’architettura e del paesaggio e quello della scultura. A volte mi sono riferito al mito con l’intento di mostrare nell’opera, attraverso il mio linguaggio di espressionismo astratto, l’universo dell’uomo e dei suoi simboli, nel rapporto con la terra e la durata della sua testimonianza“.

OPERE DI ARNALDO POMODORO A MILANO

Grande disco, 1972 (AP 346), bronzo, ø 450 cm
Largo Greppi, nello spazio antistante il Piccolo Teatro (fino al 2005 collocato in Piazza Meda)

Colonna a grandi fogli per Mondadori, 1972-75 (AP 352), bronzo e acciaio, 13 x 2,20 x 2,20 m
Sede Casa Editrice Mondadori, Segrate

La battaglia, nella volta della Sala d'Armi del Museo Poldi Pezzoli, 1998-2000 (AP 743a), volta trattata con stucco di rame, elementi scultorei in fiberglass ricoperti di lamina di piombo, 14 x 4 m
Sala d'Armi, Museo Poldi Pezzoli

Movimento, 1970-71 (AP 335), bronzo, 520 x ø 70 cm
Sede della Banca Popolare di Milano, Piazza Meda

Forze del profondo e del cielo, 1984-85 (AP 514b), bronzo, 7 elementi di varie dimensioni collocati sulla parete
Sede della Banca Intesa, Corso Porta Nuova

Sfera di San Leo, 1996-2000 (AP 715b), bronzo, ø 550 cm
Quartiere Milano Santa Giulia

Sette rilievi in Via Terraggio, 1983 (AP 495b), bronzo, 60 x 60 cm ognuno
Via Terraggio (sulla facciata dell’edificio),:

Asta cielare, 2001 (AP 768), bronzo, 362 x 16 x 16 cm
Giardino Calderini (angolo Via Nirone)

Disco in forma di rosa del deserto, 1993-94 (AP 680), bronzo, ø 320 x 100 cm
Sede della Banca Intesa, Via Manzoni 10

Il muro, 1957 (AP 66), piombo, cemento, rame e legno, 151,7 x 302 x 12 cm
Sede della Meliorbanca, Via Borromei 5

Grande bassorilievo, 1980 (AP 419), bronzo, 180 x 300 cm
Assimpredil, Via S. Maurilio

Papiro I, 1985-86 (AP 543), bronzo, 227 x 110 x 50 cm
Papiro II, 1985-86 (AP 544), bronzo, 210 x 110 x 55 cm
Papiro III, 1985-86 (AP 545), Bronzo, 227 x 110 x 50 cm
Università Bocconi, Edificio delle Aule, Piazza Sraffa

In memory of J.F. Kennedy, 1963-64 (AP 219), bronzo, 160 x 160 x 45 cm
Istituto Clinico Humanitas, Rozzano

Colonna spaccata, 1978 (AP 409), bronzo, 500 x 72 x 72 cm
Cortile del Credito Valtellinese, Corso Magenta

Torre a spirale, 1985-94 (AP 639), bronzo, 550 x ø 125 cm
Istituto Clinico Humanitas, Piazza dell’Università antistante il Centro Cascina Perseghetto, Rozzano

ELENCO OPERE GRANDI OPERE

Una battaglia: per i partigiani, 1971, bronzo e acciaio, 400 x 360 x 360 cml’opera è stata realizzata su commissione del Comune di Modena in ricordo dei caduti della Resistenza ed è collocata dal 1972 nel cimitero San Cataldo della città emiliana. Un pilastro di acciaio inossidabile, appuntito in fondo, sta conficcato perfettamente al centro di una massiccia piramide tronca in bronzo, come se lasciato cadere dall’alto, e la griglia dei segni che si irradiano dalle fessure del bronzo è la conseguenza dell’impatto. Questa Battaglia è allo stesso tempo la registrazione di un atto di violenza e la spinta a resistervi e a superarlo.

Cono tronco, 1972, bronzo e acciaio, 620 x ø360 cmNel 1972 viene installato nella Government Central Plaza di Binghamton nei pressi di New York, dove si trova anche una scultura di Louise Nevelson. l’opera si sviluppa nello spazio come tronco di cono in bronzo, prolungato in un triangolo di acciaio. Pomodoro cerca il movimento nelle forme e lo ottiene a costo di contaminarle l’una con l’altra. Il Cono tronco non smette con la sua protesi di acciaio di essere ‘cono', anzi lo è a un grado nuovo e sorprendente.

The Pietrarubbia Group: il fondamento, l’uso, il rapporto, 1975-1976, bronzo, ferro, fiberglass e marmo, 280 x 530 x 360 cmPietrarubbia è un piccolo borgo medievale arroccato nel Montefeltro, terra natale di Pomodoro. Negli anni Settanta, quando lo scultore lo visita per la prima volta, il paese è quasi completamente abbandonato: con l’intento di contribuire a rimetterlo in vita, gli viene in mente di realizzare un'opera per dare forma alla riflessione e all’emozione provate in quel luogo straordinario. Nasce così il trittico The Pietrarubbia Group esposto nella personale del 1976 alla Marlborough Gallery di New York. l’opera è uno spazio definito da una serie di sculture che rimanda al rapporto originario con la terra e con la storia, un work in progress che a oggi non è ancora concluso.

Le forme del mito, 1983Il potere (Agamennone), bronzo, 280 x 260 x 260 cmLa macchina (Egisto), bronzo, 280 x 200 x 100 cml’ambizione (Clitennestra), bronzo, 280 x ø250 cmLa profezia (Cassandra), bronzo, 280 x 250 x 100 cmConcepite come macchine sceniche per il ciclo dell’Orestea di Emilio Isgrò da Eschilo, rappresentata nel 1983 a Gibellina sulla piazza distrutta dal terremoto, le quattro Forme del mito erano state realizzate in fiberglass - oggi conservate al Museo d'Arte Contemporanea della città - con un meccanismo che permetteva agli attori di essere ospitati all’interno e di essere trasportati in scena per mezzo di portantine. Esse intendono offrirsi come altrettanti simulacri dei quattro personaggi dell’azione (Agamennone, Cassandra, Clitennestra, Egisto) che corrispondono a determinate situazioni morali: Il potere, La profezia, l’ambizione, La macchina. Successivamente sono state fuse in bronzo e presentate al World Expo di Brisbane in Australia nel 1988, dove poi sono state definitivamente collocate in King George Square.

Giroscopio, 1986-1987, bronzo e ferro, ø380 cmCommissionato dalla società giapponese Sanyo Securities Trading e collocato nella sede della Borsa di Tokyo fino al 2000, è stato successivamente acquisito dal Ministero degli Esteri Italiano e donato all’Ambasciata Italiana di Tokyo. La scultura è alimentata da un motore elettrico dotato di ruote dentate e riduttori che trasmette il movimento ai due semidischi in bronzo che ruotano lentamente, in direzioni opposte.

Grande Portale, 1988-2008, bronzo, 11,80 x 9,40 x 0,60 mQuesto grande portale, concepito per Oedipus Rex di Igor Stravinskij e Jean Cocteau, costituiva l’elemento centrale della messinscena dell’opera che ha avuto luogo nella piazza Jacopo Della Quercia a Siena, di fronte alla facciata in marmo del Duomo. Realizzato in materiale deperibile per lo spettacolo, ha raggiunto oggi lo stato definitivo di scultura in bronzo. Davanti a un'opera come questa, anziché restare sopraffatti dalla sua severa magnitudine, si deve iniziare a ‘leggernè sia la portata immaginifica e poetica, sia le valenze plastico-spaziali, sia l’entità dello sforzo generativo, il quale, ovviamente, insieme a Pomodoro ha coinvolto i suoi migliori assistenti e collaboratori, nonché maestranze e imprese di fonderia e carpenteria.

Disco in forma di rosa del deserto, 1993-1994, bronzo, ø320 x 100 cmCome si desume dal titolo stesso dell’opera, la suggestione proviene dalle formazioni minerali di cristalli che emergono misteriosamente dalle sabbie desertiche dell’Africa. Con l’antica tecnica della fusione in bronzo Pomodoro ricostruisce il processo naturale di cristallizzazione. Il profilo del disco rivela la tensione e lo stiramento tra le due facce, portando alla vista la nervatura interna e il cuore pulsante della materia. Realizzato su commissione della Banca Commerciale Italiana di Torino e recentemente trasferito nella sede milanese di Banca Intesa, il disco ha un secondo esemplare collocato nel Frederik Meijer Gardens and Sculpture Park a Grand Rapids nel Michigan.

Obelisco, 1989-2008, corten e bronzo, 14 x 1,40 x 1,40 ml’opera, ideata ricordando gli obelischi egizi e le colonne dell’antica Roma, con la sua mole svettante di quattordici metri, è un volume cavo, a base quadrata, in acciaio corten con inserti in bronzo.Alla stregua di geroglifici, i segni che Pomodoro ha realizzato negli inserti in bronzo occupano in gran parte la robusta verticalità della scultura. La diversità cromatica tra il fusto in acciaio corten dalla bruna uniformità e i segni in bronzo rende quest'obelisco significativamente solenne. Collocato davanti all’ingresso della Fondazione, la scultura ha la valenza di un segnale ermetico.

Ingresso nel labirinto, 1995-2008, environment in progress, bronzo e fiberglassl’opera è ispirata all’Epopea di Gilgameš, primo poema epico della storia dell’umanità, inciso su tavolette d'argilla in caratteri cuneiformi. Prenderà forma nel corso di questa stessa mostra, ‘nascendo' e crescendo in tempo reale, e resterà nella Fondazione come installazione permanente, nella cavea del teatrino appositamente scavata durante i lavori di ristrutturazione della sede. Dai significati volutamente aperti, quest'opera rimanda al tema del viaggio e del labirinto come metafora della vita e vuole essere un omaggio alla scrittura, alla comunicazione e al sapere come nostre possibili guide.

Le battaglie, 1995, fiberglass con polvere di grafite, 320 x 1200 x 35 cmIl rilievo è stato ideato in occasione della grande mostra che la Marlborough di New York ha dedicato a Pomodoro nel 1996 appositamente per gli spazi della galleria, dove era esposto - diviso in due parti - lungo il muro principale e creava un forte impatto visivo. l’opera parla della materia come magma, fonte di vita ma anche di conflitto, continuo ribollire di tensioni e, come ha scritto Pepe Karmel sul New York Times, sembra tradurre La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello con il linguaggio dell’astrattismo moderno. E proprio una battaglia rinascimentale possono evocare le lame acuminate e i lacerti materici che si accalcano nello spazio.

Stele I, II, III, IV, 1997-2000, bronzo, 700 x 70 x 40 cm (ciascuna colonna)Nel 1996, durante un viaggio emozionante nello Yemen, Pomodoro rimane folgorato dalla visione delle colonne più preziose dell’intera Arabia felix, quelle del trono della regina di Saba. Tronconi di pilastri a sezione rettangolare, ricoperti da graffiti smangiati dalla luce e dal vento del deserto: storie arcane di una storia perduta. Le quattro Stele sono mosse da squarci ricamati, da frecce, da piccoli cunei e altre geometrie, così da sprigionare un valore ulteriore e un'espressione distinta da quelle originali.

Punto dello spazio, 2003, bronzo e corten, ø 250 x 40 cmPunto dello spazio è un disco che ruota sull’asse inclinato a 45°, tracciando idealmente il volume di una sfera. Le due facce sono lavorate con aggetti acuminati, sporgenti da un fondo corrugato che ricorda le venature dell’osso di seppia o le tracce lasciate sulla sabbia dalle onde del mare, elementi materici propri del linguaggio espressivo di Pomodoro. Il bordo esterno è liscio e l’effetto è di estrema leggerezza: quasi un punto senza forma né peso. Il movimento libera la scultura dalla staticità del basamento.

Cuneo con frecce, 2006, bronzo, 500 x 80 x 160 cmNel 2006 la SMAT (Società Metropolitana Acque Torino) incarica Pomodoro di progettare una scultura da collocare all’esterno della sede societaria. è un omaggio all’acqua come risorsa energetica e come elemento naturale: un cuneo massiccio a sezione triangolare è conficcato al centro di una vasca d'acqua zampillante. Vuole rappresentare, quasi fosse una trivella in movimento, sia l’atto di perforazione dello strumento nel terreno sia il getto d'acqua che, erompendo dal sottosuolo, dà energia e vita alla città.

MODELLI ARCHITETTURALI

Il luogo della freccia, 2005, per la Cava dei Balestrieri di San Marino, legno e bronzo, 46 x 166 x 90 cmPensato per il luogo dove si tengono le manifestazioni del Palio delle Balestre e delle Giornate Medievali, il progetto ricorda l’origine storica della Repubblica di San Marino. Una grande macchina-balestra, in bronzo, che si alza e si può protendere verso il cielo e verso l’orizzonte, cinque alti pennoni per i vessilli e gli stendardi, e inoltre pareti in corten con elementi sculturali mobili a formare parapetti-tribune per le autorità. La composizione formale di una freccia che è già presente - per il movimento straordinario che ha in sé - nel lavoro di Pomodoro, assume qui il massimo rilievo plastico e simbolico.

Progetto per il nuovo cimitero di Urbino, 1973, bronzo patinato, 177 x 152 x 20 cmIl progetto, che vinse il concorso indetto dal Comune di Urbino, integra architettura e natura: la collina urbinate è spaccata da solchi percorribili come strade dalle alte pareti, in cui collocare le tombe: un giardino scavato dentro la terra che si collega idealmente ad antichi modelli di culto funerario e che si ispira all’ideologia cristiana dell’uguaglianza degli uomini di fronte alla morte. Il nuovo cimitero che avrebbe dovuto essere subito realizzato è stato contrastato e bloccato per pregiudizi e timori, nonostante avesse suscitato la considerazione di studiosi e intellettuali che si espressero con grande fervore e interesse critico. Ci resta il bozzetto esposto in questa mostra: una scultura in bronzo patinato che ha in sé tutta la visionarietà del grande progetto mai nato.

Papyrus per Darmstadt, studio, 1988-1989, bronzo e ferro, 200 x 80 x 90 cmPapyrus è una scultura in cemento e bronzo a forma di rilievo ondulato, composta da tre elementi rispettivamente di metri 10 x 4, metri 4 x 4, metri 6 x 4, collocata nella piazza dell’Ufficio Centrale delle Poste di Darmstadt. Il progetto ricorda il ‘foglio' che viene dilatato e ingrandito e si incorpora nello spazio tramite l’uso della superficie ondulata e mossa. La memoria antropologica convive col naturale; il tecnologico affianca l’elemento arcaico o barbarico.

Moto terreno solare, studio, 1989-1994, bronzo, alluminio e plexiglass, 22 x 193 x 71 cmQuesta opera, realizzata per il Simposio Minoa a Marsala in Sicilia, è una grande ‘architettura-scultura' che porta sì i segni dello stile di Pomodoro, ma si sviluppa come una forma nuova e armonica fra centinaia di piante diverse in un giardino progettato dal paesaggista Ermanno Casasco. Si estende per una lunghezza di 90 metri sulla riva di un basso bacino d'acqua, che riflette come uno specchio la limpida luce del sud, l’azzurrità del cielo e la stessa struttura che sembra fatta di gigantesche forme marine fossilizzate.

Punta d'oro, studio, 1992, fiberglass, 130 x 160 x 160 cmIl progetto, studiato per la città di Ankara, proviene dalle suggestioni del luogo, la Turchia, e si connette alla forma dei minareti. La scultura si eleva per dodici metri con la mole di pietra e per tredici con una punta più sottile di bronzo, diventando così alta venticinque metri. È circondata da un murale, dove sono pure presenti i segni sculturali propri del linguaggio di Pomodoro.

The Site of Silence, 1999, bronzo, 18 x 118 x 108 cmQuesto progetto di cimitero nasce su richiesta di Frederik e Lena Meijer per i Frederik Meijer Gardens di Grand Rapids, Michigan. È pensato come un luogo dove riflettere sulla morte, en plain air, orientato verso il lago, ed è costituito da una struttura centrale in forma di anello, ‘Rotunda', e da due sentieri che si aprono nella collina. La disposizione dei loculi è prevista nella parete interna della ‘Rotunda' e lungo le pareti dei sentieri.

Arco per Tivoli, studio, 2007, bronzo e acciaio, 70 x 193 x 72 cmQuesta opera è stata commissionata dal Comune di Tivoli nell’ambito di un ampio progetto di rinnovo di piazza Garibaldi, una delle più rappresentative della cittadina laziale. Assottigliato alla sommità della sua nitida curva, l’Arco, a breve distanza da Villa d'Este, nasce e si conclude su due specchi d'acqua in sintonia con la storica architettura.

Sala d'Armi del Museo Poldi Pezzoli, studio, 1999-2000, legno, fiberglass, piombo e rame, 65 x 85 x 164 cmNella nuova Sala d'Armi le antiche armature, poste nelle vetrine o raccolte nel drappello di guerrieri ricomposto sulla parete di fondo, sono sovrastate da una volta arcuata in cui Pomodoro ha realizzato una sua scultura sulla Battaglia nella storia umana. Una sorta di cielo fantastico come se le armi fossero in mano ai grandi guerrieri nelle loro passioni. Fondamentale la scelta dei materiali: la pietra serena col suo colore grigio nei muri e sul pavimento esalta il ferro, il rame, l’oro; nella volta lo stucco con polvere di rame dà un riflesso profondo e calmo, di tonalità rossastra. In esso sono sparsi gli elementi sculturali di fiberglass rivestiti con lamina di piombo.

Cantina, 2003-2008, per la Tenuta Castelbuono di Bevagna, legno, fiberglass, rame e piombo, 92 x 200 x 220 cmQuesto progetto, commissionato dalla Famiglia Lunelli (produttori dello Spumante Ferrari), rappresenta per Pomodoro un'esperienza completamente nuova. Osservando il luogo, le dolci colline umbre della tenuta Castelbuono dove si ergono i vigneti, allo scultore viene l’idea di una forma che ricorda la tartaruga - simbolo di stabilità e di longevità - e che unisce richiami di arcaicità con l’efficacia di un'estesa copertura. La costruzione della cantina, ora in fase avanzata, ha richiesto uno studio particolare e un lavoro di collaborazione con ingegneri e architetti per coniugare l’invenzione artistica con gli elementi funzionali e le soluzioni tecniche migliori per la produzione e la conservazione del vino.

Rive dei mari, studio, 2006, bronzo, 28 x 328 cmIl murale, commissionato per il Capri Palace Hotel di Anacapri, dove sono già collocate opere di grandi artisti del Novecento, sarà posto lungo il corridoio d'ingresso dell’albergo. Sulla superficie del rilievo si sono depositate sia le suggestioni dell’osso di seppia con la sua straordinaria valenza elementare e pura, sia l’immaginario che ci viene dal mare, dal suo moto, dalla spiaggia e dallo scoglio: elementi e segni che ricordano le conchiglie e i fossili, gli strumenti della pesca e i detriti lasciati dall’uomo che l’acqua ci restituisce consumati e trasformati.

Source by Redazione


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