Una nuova Enciclica Sociale

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Luglio
10 2009

Una nuova Enciclica Sociale

Sintesi Lettera Enciclica "Caritas in veritate"

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CITTA' DEL VATICANO: Nella Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la presentazione della Enciclica di Papa Benedetto XVI, "Caritas in veritate". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consilio "Cor Unum"; l’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi, Vescovo eletto di Trieste (Italia) e finora Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ed il Professor Stefano Zamagni, Professore di Economia Politica presso l’Università di Bologna (Italia) e Consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Il Cardinale Martino ha evidenziato la necessità di una nuova Enciclica sociale a venti anni dalla "Centesimus annus" di Giovanni Paolo II ed ha passato in rassegna i mutamenti che ci sono verificati negli ultimi decenni.

"Le ideologie politiche" - ha detto il Cardinale Martino - "che avevano caratterizzato l’epoca precedente al 1989, sembrano aver perso di virulenza, sostituite però dalla nuova ideologia della tecnica. (...) Un secondo elemento distingue l’epoca attuale da quella di venti anni fa: l’accentuazione dei fenomeni di globalizzazione determinati, da un lato, dalla fine dei blocchi contrapposti e, dall’altro, dalla rete informatica e telematica mondiale. (...) Un terzo elemento di cambiamento riguarda le religioni" che "sono tornate alla ribalta della scena pubblica mondiale". Un quarto cambiamento riguarda "l’emergenza di alcuni grandi Paesi da una situazione di arretratezza che sta mutando notevolmente gli equilibri geopolitici mondiali. (...) Torna qui, impellente, il problema della 'governancè internazionale".

"Queste quattro grandi novità (...) basterebbero da sole a motivare la scrittura di una nuova enciclica sociale" - ha affermato il Porporato - "All’origine della 'Caritas in veritatè c’è, però, un altro motivo che non vorrei venisse dimenticato. Inizialmente la 'Caritas in veritatè era stata pensata dal Santo Padre come una commemorazione dei 40 anni della 'Populorum progressio' di Paolo VI. (...) Il tema della 'Caritas in veritatè non è lo 'sviluppo dei popoli', ma lo 'sviluppo integralè (...). Si può dire, quindi, che la prospettiva della 'Populorum progressio' venga allargata".

"La 'Caritas in veritatè dimostra con chiarezza non solo che il pontificato di Paolo VI non ha rappresentato nessun 'arretramento' nei confronti della Dottrina sociale della Chiesa, (...) ma che questo Papa ha contribuito in modo significativo ad impostare la visione della Dottrina sociale della Chiesa sulla scia della 'Gaudium et spes' e della tradizione precedente ed ha costituito le basi, sui cui si è poi potuto inserire Giovanni Paolo II".

l’Arcivescovo Crepaldi ha indicato le nuove questioni trattate dall’Enciclica. "I due fondamentali diritti alla vita e alla libertà religiosa trovano per la prima volta una esplicita e corposa collocazione in una enciclica sociale" e "sono organicamente collegati con il tema dello sviluppo. (...) Nella 'Caritas in veritatè la cosiddetta 'questione antropologica' diventa a pieno titolo 'questione socialè".

"Ci sono nella'Caritas in veritatè due altre tematiche nuove. La prima è quella dell’ambiente" in cui "la 'Caritas in veritatè propone una impostazione in termini di precedenza del ricevere sul fare: da una natura come deposito di risorse materiali alla natura vista come parola creata. Non semplici cose, ma l’affidamento all’uomo di un compito per il bene di tutti. (...) l’altro tema nuovo dell’enciclica è l’ampia trattazione del problema della tecnica (...). È la prima volta che un'enciclica affronta in modo così organico questo tema. (...) Il riferimento continuo alla Verità e all’Amore infonde alla 'Caritas in veritatè una grande libertà di pensiero con cui l’enciclica toglie di mezzo tutte le ideologie che purtroppo gravano ancora sullo sviluppo".

"La prima enciclica 'Deus caritas est'" - ha detto il Cardinale Cordes - "sulla teologia della carità , conteneva indicazioni sulla dottrina sociale. Ora siamo di fronte ad un testo dedicato interamente a questa materia".

"La dottrina sociale della Chiesa è un elemento dell’evangelizzazione" - ha sottolineato il Cardinale affermando che: "Non possiamo leggere la dottrina sociale fuori dal contesto del Vangelo e del suo annuncio" perché essa "nasce e si interpreta alla luce della rivelazione".

Il Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum" ha affermato inoltre che: "Il cuore della dottrina sociale resta l’uomo" e si è posto i seguente interrogativi: "La questione antropologica implica che si deve rispondere ad una domanda centrale: quale uomo vogliamo promuovere? (...) Può una civiltà sopravvivere senza riferimenti fondanti, senza sguardo all’eternità , negando all’uomo una risposta ai suoi interrogativi più profondi? Può esserci vero sviluppo senza Dio?".

Infine riferendosi al concetto di progresso, il Cardinale Cordes ha sottolineato che l’Enciclica, oltre ad unificare le due dimensioni della promozione umana e dell’annuncio della fede, introduce un ulteriore elemento nel concetto di progresso: la speranza", alla quale Papa Benedetto XVI ha dedicato la seconda Enciclica "Spe salvi".

Il Professor Zamagni ha commentato che l’Enciclica prende posizione "a favore di quella concezione del mercato, tipica dell’economia civile, secondo cui si può vivere l’esperienza della socialità umana all’interno di una normale vita economica e non già al di fuori di essa o a lato di essa".

"Tre i principali fattori strutturali della crisi" - ha spiegato il Professor Zamagni - "Il primo concerne il mutamento radicale nel rapporto tra finanza e produzione di beni e servizi che si è venuto a consolidare nel corso dell’ultimo trentennio. (...) Il secondo fattore è la diffusione a livello di cultura popolare dell’ethos dell’efficienza come criterio ultimo di giudizio e di giustificazione della realtà economica. (...) La terza causa remota ha a che vedere con le specificità della matrice culturale che si è andata consolidando negli ultimi decenni sull’onda, da un lato, del processo di globalizzazione e, dall’altro, dall’avvento della terza rivoluzione industriale, quella delle tecnologia infotelematiche".
OP/PRESENTAZIONE CARITAS IN VERITATE/.

SINTESI LETTERA ENCICLICA "CARITAS IN VERITATE"

CITTA' DEL VATICANO, 7 LUG. 2009 (VIS). Di seguito riportiamo una Sintesi, a cura della Sala Stampa della Santa Sede, della nuova Lettera Enciclica di Papa Benedetto XVI "Caritas in veritate", sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità .

l’Enciclica, resa pubblica questa mattina, porta la data del 29 giugno 2009, Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Apostoli, e si compone di una Introduzione, sei capitoli ed una Conclusione.

"Nell’Introduzione" - si legge nella Sintesi - il Papa ricorda che "la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa". Dato "il rischio di fraintenderla, e di estrometterla dal vissuto etico", il Papa avverte che: "Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali".

"Lo sviluppo ha bisogno della verità " - scrive Benedetto XVI e si sofferma su due "criteri orientativi dell’azione morale": la giustizia e il bene comune. Ogni cristiano è chiamato alla carità anche attraverso una 'via istituzionalè che incida nella vita della 'polis', del vivere sociale".

Il Primo Capitolo del documento tratta de "Il Messaggio della "Populorum Progressio" di Papa Paolo VI che ribadì "l’imprescindibile importanza del Vangelo per la costruzione della società secondo libertà e giustizia". "La fede cristiana - scrive Papa Benedetto XVI - "si occupa dello sviluppo non contando su privilegi o su posizioni di potere (...) ma solo su Cristo". Il Pontefice evidenzia che "le cause del sottosviluppo non sono primariamente di ordine materiale". Sono innanzitutto nella volontà , nel pensiero e ancor più "nella mancanza di fraternità tra gli uomini e i popoli".

"Lo sviluppo umano nel nostro tempo" è il tema del Secondo Capitolo. l’esclusivo obiettivo del profitto "senza il bene comune come fine ultimo" - osserva Benedetto XVI - "rischia di distruggere ricchezza e creare povertà ". Ed enumera alcune distorsioni dello sviluppo: un'attività finanziaria "per lo più speculativa", i flussi migratori "spesso solo provocati" e poi mal gestiti e, ancora, "lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra". Dinnanzi a tali problemi interconnessi, il Papa invoca "una nuova sintesi umanistica", constatando che: "Lo sviluppo è oggi 'policentrico'. (...) Cresce la ricchezza mondiale in termini assoluti, ma aumentano le disparità e nascono nuove povertà ".

"Sul piano culturale" - prosegue il Pontefice - "le possibilità di interazioni aprono nuove prospettive di dialogo, ma vi è un duplice pericolo". In primo luogo, un "eclettismo culturale" in cui le culture vengono "considerate sostanzialmente equivalenti". Il pericolo opposto è "l’appiattimento culturale", "l’omologazione degli stili di vita". Benedetto XVI rivolge così il pensiero allo "scandalo della fame" ed auspica "un'equa riforma agraria nei Paesi in via di Sviluppo".

Benedetto XVI tiene a sottolineare che il rispetto per la vita "non può in alcun modo essere disgiunto" dallo sviluppo dei popoli ed avverte che "Quando una società s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita finisce per non trovare più" motivazioni ed energie "per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo".

Un altro aspetto legato allo sviluppo è il "diritto alla libertà religiosa. Le violenze, scrive il Papa, "frenano lo sviluppo autentico", ciò "si applica specialmente al terrorismo a sfondo fondamentalista".

"Fraternità , sviluppo economico e società civile" è il tema del Terzo Capitolo dell’Enciclica, che si apre con un elogio dell’esperienza del dono, spesso non riconosciuta "a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza. (...) Lo sviluppo (...) se vuole essere autenticamente umano", deve invece "fare spazio al principio di gratuità ". Ciò vale in particolare per il mercato. La logica mercantile va "finalizzata al perseguimento del bene comune di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica".

Riprendendo l’Enciclica "Centesimus Annus", Benedetto XVI indica la "necessità di un sistema a tre soggetti": mercato, Stato e società civile e incoraggia una "civilizzazione dell’economia". Servono "forme economiche solidali". Mercato e politica necessitano "di persone aperte al dono reciproco".

Il capitolo si chiude con una nuova valutazione del fenomeno globalizzazione, da non intendere solo come "processo socio-economico". (...) Alla globalizzazione serve "un orientamento culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza" capace di "correggerne le disfunzioni".

Nel Quarto Capitolo, l’Enciclica sviluppa il tema dello "Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente". Governi e organismi internazionali non possono dimenticare "l’oggettività e l’indisponibilità " dei diritti. Al riguardo, si sofferma sulle "problematiche connesse con la crescita demografica".

Benedetto XVI riafferma che la sessualità non si può "ridurre a mero fatto edonistico e ludico". Gli Stati, scrive, "sono chiamati a varare politiche che promuovano la centralità della famiglia".

"l’economia - ribadisce ancora il Pontefice - ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un'etica qualsiasi bensì di un'etica amica della persona". La stessa centralità della persona, afferma, deve essere il principio guida "negli interventi per lo sviluppo" della cooperazione internazionale.
"Gli organismi internazionali - esorta il Papa - dovrebbero interrogarsi sulla reale efficacia dei loro apparati burocratici", "spesso troppo costosi".

Infine negli ultimi capitoli il Papa si sofferma sulle problematiche energetiche. "l’accaparramento delle risorse" da parte di Stati e gruppi di potere, denuncia il Pontefice, costituisce "un grave impedimento per lo sviluppo dei Paesi poveri". (...)
"Le società tecnologicamente avanzate - aggiunge - possono e devono diminuire il proprio fabbisogno energetico", mentre deve "avanzare la ricerca di energie alternative".

"La collaborazione della famiglia umana" è il cuore del quinto capitolo, in cui Benedetto XVI evidenzia che "lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia". D'altronde, si legge, la religione cristiana può contribuire allo sviluppo "solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica".

Il Papa fa quindi riferimento al "principio di sussidiarietà ", che offre un aiuto alla persona "attraverso l’autonomia dei corpi intermedi". La sussidiarietà , spiega, "è l’antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo paternalista" ed è adatta ad umanizzare la globalizzazione.

Benedetto XVI esorta poi gli Stati ricchi a "destinare maggiori quote" del Prodotto Interno Lordo per lo sviluppo, rispettando gli impegni presi. Ed auspica un maggiore accesso all’educazione e ancor più alla "formazione completa della persona" rilevando che, cedendo al relativismo, si diventa più poveri. Un esempio, scrive, ci è offerto dal fenomeno perverso del turismo sessuale. "È doloroso constatare - osserva - che ciò si svolge spesso con l’avallo dei governi locali, con il silenzio di quelli da cui provengono i turisti e con la complicità di tanti operatori del settore".

Il Papa affronta poi il fenomeno "epocale" delle migrazioni. (...). Ogni migrante, soggiunge, "è una persona umana" che "possiede diritti che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione".

l’ultimo paragrafo del Capitolo il Pontefice lo dedica "all’urgenza della riforma" dell’O.N.U. e "dell’architettura economica e finanziaria internazionale". Urge "la presenza di una vera 'Autorità politica mondialè" che si attenga "in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà ". Un'Autorità , afferma, che goda di "potere effettivo".

Il sesto ed ultimo capitolo è incentrato sul tema: "Lo sviluppo dei popoli e la tecnica". Il Papa mette in guardia dalla "pretesa prometeica" secondo cui "l’umanità ritiene di potersi ricreare avvalendosi dei 'prodigi' della tecnologia". La tecnica, è il suo monito, non può avere una "libertà assoluta".

Campo primario "della lotta culturale tra l’assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell’uomo è oggi quello della bioetica", spiega il Papa che aggiunge: "La ragione senza la fede è destinata a perdersi nell’illusione della propria onnipotenza". La questione sociale diventa "questione antropologica". La ricerca sugli embrioni, la clonazione, è il rammarico del Pontefice, "sono promosse dall’attuale cultura" che "crede di aver svelato ogni mistero". Il Papa paventa "una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite".

Nella Conclusione dell’Enciclica, il Papa sottolinea che lo sviluppo "ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera", di "amore e di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace".
ENC/CARITAS IN VERITATE VIS 090707 (1280)

Source by vaticano


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