Valoriitalia, un anno tra difficoltà e successi

Giovedì
10:22:52
Gennaio
13 2011

Valoriitalia, un anno tra difficoltà e successi

Presentato a Roma il consuntivo del primo anno di lavoro di Valoriitalia

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Roma: A un anno dalla nascita Valoritalia, organismo istituzionale creato il 1^ Agosto del 2009 in seguito all’Organizzazione comune mercato del vino dell’Unione Europea che effettua ispezioni e controlli su 160 denominazioni di origine italiane, pari al 72 per cento della produzione dei vini di qualità e nato per dare attuazione alla nuova Ocm vino che ha sancito l’obbligo della terzietà degli organismi di controllo, ha presentato il suo primo anno di attività. Dal 2001 invece la verifica era affidata agli stessi Consorzi di tutela in collaborazione con Regioni, Province, Camere di commercio. “Non e’ che prima non ci fosse la terzietà - ha sottolineato il presidente di Valoritalia Riccardo Ricci Curbastro - Il Consorzio di tutela che faceva controlli non aveva alcun interesse a coprire chi barava. Dobbiamo uscire dalla cultura del sospetto tipicamente italiana.

Tutti fanno il loro dovere. Poi e’ normale che ci sia qualche birichino“.
Bruxelles infatti, ha imposto l’obbligo di un sistema indipendente di controlli per la certificazione dei vini di qualità, affidato prima ai Consorzi di Tutela. Il lavoro svolto da Valoritalia, come ha spiegato il presidente Riccardo Ricci Curbastro, non riguarda le frodi alimentari, come l’aggiunta di zucchero o di anidride carbonica nel vino, quanto invece misurazioni del vigneto, rispetto del disciplinare, entrata e uscita del prodotto dalle cantine ecc., toccando viticoltori, vinicoltori e imbottigliatori. Sono comunque poche le difformità riscontrate in quasi 18 mesi di lavoro: su 223.207 pareri di conformità stilati da Valoreitalia, le irregolarità ’lievi’ (per lo più errori di misurazione del vigneto) riscontrate sono 3.738, di cui 3.711 riguardano i viticoltori, mentre le ’gravi’ sono 468 (430 sempre per i viticoltori).

Anche quando scoppiò il caso del Brunello di Montalcino, e’ stato ricordato, fu dimostrata, attraverso l’etichetta, la totale tracciabilità di ogni bottiglia. Ma come opera Valoritalia? L’organismo, che nasce dall’esperienza di Federdoc e Csqa, ha 114 dipendenti e 87 ispettori che controllano 176 denominazioni (144 Doc e 32 Docg). Il controllo e’ sia documentale (al 100 per cento) sia ispettivo (nella percentuale minima del 15 per cento). Restano pero’ luci e ombre. Se in questo lasso di tempo gia’ sono stati oltre 300 mila pareri di conformità su migliaia di aziende e oltre 10 milioni di ettolitri di prodotto (1.330.000.000. pari al 20 per cento della produzione annua), il sistema va potenziato, vanno vinte le resistenze da parte di alcuni produttori e superata la difformità che esiste da Nord a Sud

“La difformità e’ il grande problema su cui ancora non abbiamo avuto risposte politiche adeguate“. Se c’e’ “un modo diverso di contare“, per Ricci Curbastro si rischia di far nascere un nuovo caso “quote latte“. Tra gli obiettivi da perseguire nel futuro quello di semplificare, anche se Valoritalia deve fare i conti con la frammentazione che caratterizza la realtà produttiva italiana. “Quando Tremonti dice che le troppe leggi e la burocrazia frenano il paese e ci impediscono di essere competitivi queste parole valgono anche per il nostro settore“. Per questo tra le proposte di Valoritalia quella di “eliminare gli albi degli imbottigliatori e gli albi dei vigneti e delle vigne“, la creazione di “uno sportello unico per le denunce delle uve“ e “la rivendicazione della produzione tramite i servizi Sian“. Nei prossimi giorni Ricci Curbastro ha poi anticipato che si procederà a un taglio dei costi per la certificazione“, a eccezione delle piccole produzioni.

“Quella del Nobile di Montepulciano e’ una vicenda semplice, ma anche preoccupante. E’ il solito vecchio problema che c’e’ con Bruxelles. Non sempre quello che si decide in Europa poi si traduce in modo corretto“. Con queste parole il presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastro torna sul caso del famoso vino toscano. Prima fascetta Docg italiana, a dicembre e’ stato festeggiato il 30 esimo anniversario, di cui la denominazione e’ sparita dal regolamento europeo che definisce la nuova Ocm vino nel nome di una maggiore semplificazione e per evitare duplicazioni. E se le cose non dovessero cambiare, nel 2014 il Nobile di Montepulciano non esisterà piu’. Per ora la Corte di Giustizia europea ha accolto la richiesta di ricorso del Consorzio di Tutela, ma ancora nulla e’ definitivo. “Si tratta di capire se la dicitura Montepulciano deve essere interpretata come un’uva o come un luogo“, continua il presidente di Federdoc. Per Ricci Curbastro quella del Nobile di Montepulciano e’ tuttavia una “questione politica“ e come tale va affrontata. “A quanto so ci sono stati degli incontri a Bruxelles sull’argomento. Saranno i diretti interessati, insieme al ministero delle Politiche agricole a doversene occupare“. Ricci Curbastro ha parlato del caso del “Nobile“ a margine di una conferenza a Roma in cui si e’ tracciato il bilancio di un anno di attività di Valoritalia, organismo nazionale che effettua controlli si 160 denominazioni di origine che rappresentano il 72 per cento della produzione italiana di vini di qualità e di cui e’ presidente. Nelle vesti di presidente di Federdoc ha aggiunto: “Basta con le denominazioni troppo piccole che penalizzano soltanto il sistema. Il rischio e’ quello di non rendere competitivo il nostro paese. Se invece di 470 denominazioni ne avessimo 150 saremmo molto più credibili e più aggressivi sul mercato“.

Le Denominazioni coinvolte nel lavoro sono di Valoreitalia sono 176, 144 Doc e 32 Docg, che rappresentano il 72% del vino italiano a denominazione d’origine. “Questo - sottolinea Ezio Pelissetti, consigliere delegato di Valoritalia -garantisce una conoscenza approfondita e strutturata del mondo delle Denominazioni: siamo in grado di fornire una mole di dati rilevante che va dalla produzione di uva di ogni vigneto e vendemmia ai volumi di vino certificato a denominazione d’origine, dai volumi di vino destinati al consumatore alle giacenze totali di ogni vendemmia“.
’’Solo l’8% del vino Frascati Doc viene imbottigliato fuori regione, un dato fisiologico. Il rilancio della denominazione laziale non va quindi pensato come battaglia ’contro’ qualcuno, ma piuttosto con battaglie ’per’ lo storico distretto vitivinicolo castellano’’. Lo ha detto Ezio Pelissetti, consigliere delegato di Valoritalia, a margine della conferenza stampa.

Source by Claudio_di_Salvo


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