SCUOLA: IN ATTESA DI UN MARCHIONNE?

Lunedì
11:11:41
Gennaio
31 2011

SCUOLA: IN ATTESA DI UN MARCHIONNE?

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La scuola non è certo una fabbrica ma una certa analogia tra scuola e fabbrica esiste certamente. La fabbrica produce auto, manufatti, generi vari; la scuola "produce” formazione.
La fabbrica non è certo la scuola ma produce in quanto le persone che vi lavorano sono un "prodotto” della scuola.

La fabbrica tende a produrre profitti per i padroni e far "vivere” gli operai; la scuola tende a produrre processi (insegnamento/apprendimento) per rispondere alle richieste degli "utenti”/ studenti e del territorio/società.

La fabbrica per produrre profitti per i padroni e per pagare gli operari, si propone di rispondere alle richieste e soddisfare gli utenti, senza fermarsi a considerare se le richieste siano utili e necessarie per gli utenti e per la crescita dei loro Paesi; la scuola risponde (dovrebbe rispondere) e (dovrebbe soddisfare) soddisfa le richieste degli "utenti”/alunni se coincidono con i loro veri bisogni distruzione, educazione e formazione e se sono funzionali alla crescita del Paese.

Nella fabbrica prevale la linea produttiva, nella scuola quella formativa, ma sia nella fabbrica come nella scuola esiste unorganizzazione, un bagaglio di risorse umane e strumentali a sostegno della programmazione e della verifica dei risultati.

Il modello dellorganizzazione della scuola è disegnato dalla legge Bassanini n. 59/97 e conseguente Dpr n. 275/99 in coerenza con il riconoscimento dellautonomia degli istituti scolastici sancito dalla nostra Carta Costituzionale.

Le norme vigenti riconoscono le varie competenze degli operatori scolastici distribuiti secondo un modello partecipativo e non gerarchico per la massima garanzia della libertà dinsegnamento riservata ai docenti.
In questo quadro relativamente accettabile e per certi versi idilliaco, sinseriscono, nella scuola, alcune situazioni inquinanti.

Vi sono i decisori politici che, legiferando, dimenticano come investire sullistruzione e sulla formazione significhi investire sulleconomia di una nazione.
Fanno prevalere la logica dei numeri su quella della qualità del servizio e continuano a tagliare risorse umane e strutturali.

Vi è unAmministrazione spesso più attenta agli aspetti politici e agli input/diktat dei sindacati che alla ricerca e allofferta di risorse, iniziative, strumenti, per migliorare la qualità del sistema scolastico.
Si priva di dirigenti e docenti e per "comandarli” a istituzioni non scolastiche, sindacati in prima fila, ma continuando a pagarli con i soldi della scuola.

Vi è un Governo che dopo tre mesi di vacatio, lascia ancora la Sicilia senza un Direttore Generale e in serie difficoltà gestionali e organizzative.
Rinvia, per la settima volta, le prove per il concorso ispettivo in una situazione che vede in Sicilia solo sei ispettori, che non bandisce il nuovo concorso ordinario a dirigente scolastico.
Eppurre in Italia, su 10.430 sedi, ve ne sono già 2.800 vacanti.

Vi è in Sicilia una direzione regionale che non riesce a rinnovare entro il 31/8/2010 il contratto ai dirigenti scolastici e dispone che siano loro a preparare tutta la modulistica non tenendo conto del rispetto delle date.

Vi è in Sicilia il CGA che ordina, per l’ennesima volta, di sospendere le prove scritte per il concorso del 2004 che riguarda più di 400 dirigenti già in servizio da diversi anni rimettendoli in "frigo” e unAmministrazione che non pensa di ricusare immediatamente tale ordinanza per palesi vizi di legittimità.

Vi è il sindacato che esige di trasformare illegittimamente e innaturalmente il dirigente scolastico, quale garante e tutore del pieno e corretto esercizio della funzione docente, dei diritti degli alunni e, in definitiva, delle stesse finalità del servizio, in controparte di un organismo (la R.S.U.) del tutto esterno ed estraneo ai soggetti titolari di competenze originarie, e, perciò, non condizionabile da alcuno.

Vi sono i capi dIstituto, elevati al rango di dirigenti con un semplice corso di aggiornamento, costretti ogni giorno a dirimere i conflitti, a colmare i vuoti di una politica e di unamministrazione scolastica assente e a difendersi da una RSU irruente.
Trasformati in "datori di lavoro” per legge, sono dichiarati responsabili degli esiti finali senza possibilità di incidere sulla programmazione e lorganizzazione.

Vi sono i docenti, molti di alto spessore professionale, senza possibilità di carriera per merito e valutazione ma per semplice fruire degli anni di docenza e con unidentità professionale omologata e definita da una funzione uguale per tutti senza corrispondenza con il profilo dellofferta formativa della scuola dove insegnano.
Costretti quotidianamente a destreggiarsi tra la funzione libera dinsegnamento e la tempesta di disposizioni che ne restringono il campo, corrono il rischio di perdere ogni motivazione.

Vi sono studenti (per grazia di Dio pochi, ma vi sono!) incappucciati, che occupano e spesso devastano le aule interrompendo un pubblico servizio, senza che nessuno ricordi loro che ciò comporta precise responsabilità anche sul piano penale.

Vi è, in una parola, una crisi senza precedenti che porta la scuola a lavorare in perdita e in questa situazione il vero latitante nella politica scolastica sembra proprio il MIUR.

Nessuna impresa (e in questo senso la scuola è unimpresa), però, può lavorare in perdita!
Quanto dobbiamo aspettare perché arrivi un Marchionne che abbia il coraggio di proporre nuove regole che permettano alle scuole di produrre?

La Letterina, settimanale on line dellASAS Sicilia - Direttore Responsabile: Giuseppe Luca, pippo.luca@alice.it

Source by Letterina


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