Ancora tu

Martedì
16:08:21
Settembre
27 2011

Ancora tu

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Ma dove sono andati a finire quei vini per cui abbiamo speso labirinti di desiderio e che ci hanno donato sprazzi celestiali di voluttà enoica?
A volte li vedi far capolino da bottiglie impolverate,in luoghi qualunque,misconosciuti a coloro che li detengono.Altre volte campeggiano luccicanti e apprezzati in enoteche e wine-bar a prezzi sovente impossibili.
Sono i vini dell’aurora della nostra consapevolezza sensoriale,i vini del cuore e degli affetti,introiettati come gemme fulgenti nello scrigno segreto della nostra anima.
Talvolta capita di incappare nell’umana tentazione di dare le spalle agli orizzonti dispiegati davanti a noi e di seguire a ritroso sentieri già battuti per cercare di replicare paradisi perduti,passati e lontani.Una meta assurda e impossibile.
Così ci si ritrova a ricomprare quei nettari che nell’edulcorato regno della memoria rappresentano delle icone organolettiche.Intimamente si cova l’indicibile speranza che la magia gustativa possa ripetersi,che il tempo possa aver fissato per sempre uno stato di grazia,una condizione di armonia.
Per questo ricomprai l’Idem bianco 1998 dei Feudi di San Gregorio,dopo averlo visto fra un nugolo di bottiglie disordinate sugli scaffali di un bar.A distanza di quasi cinque anni ...si era agli inizi del duemila...tentai di ripetere il viaggio gustativo della prima volta,quando mi sembrò di essere giunto in un pianeta sconosciuto del gusto.Il primo Idem bianco 1998 bevuto resta una delle esperienze in assoluto più straordinarie che mi siano mai capitate;il secondo una bruciante sconfitta dell’immaginazione,convinta di poter ipnotizzare le papille gustative ed orientarle sui profili di un ricordo.Ma il bicchiere è impietoso.L’Idem bianco 1998 nel 2005 era tutto un imbrunimento,una speziatura,una montante ossidazione.Dov’era quel frutto fulgente che mi aveva stregato cinque anni prima?Svanito,annullato come solo il tempo sa fare.
Un altro esempio illustre:Saffredi 2001 della “Fattoria Le Pupille“ di Elisabetta Geppetti,vino dell’anno in una ideale “superguida“alla sua uscita.Allora nel berlo c’era da rimanere estasiati .L’altro giorno un amico lo ha portato ad un pranzo improvvisato fra“ bevitori randagi“ e ho potuto riassaggiarlo.
Un altro vino.Ancora buono,ancora prestante,ancora vivo e performante ma una spanna sotto al suo ricordo.Sotto tutti i punti di vista.E,a proposito di punti di vista,per il partito del “vecchio è meglio“ i tannini da ruvidi erano diventati setosi ed il frutto da mastodontico e caricaturale ad “esizialmente“raffinato.I “rigattieri del gusto“,il partito più numeroso fra i degustatori di ogni tempo e luogo,si aspettano sempre e solo questo da un vino,quasi a prescindere da quello che racconta il bicchiere.Nella loro testa c’è posto solo per quella storia che propinano ogni volta agli astanti come un disco rotto e non conoscono e non vogliono conoscere altro.Se solo fossero capaci di lasciarsi andare...
Io l’ho bevuto il Saffredi 2001,prima e dopo.Ho chiuso gli occhi e ascoltato i sensi e soprattutto questi irretiti dal piacere.Il vino è in fase decisamente calante,un pò più spento in tutti i parametri .Molto meglio della sua attuale beva i lampi di luce del suo ricordo che l’anima ha continuato a riversare per tutto il tempo nella mente.
Eppure,ogni tanto ci ricasco.Sono decine e decine le bottiglie che ho riprovato a distanza di anni dall’esordio.Fino a quando ho capito.
Un grande vino lo è da subito.Se non è equilibrato all’atto dell’imbottigliamento,molto difficilmente lo sarà in seguito.Lo diceva Henry Jayer. E’ quello che da vent’anni sostiene Luca Maroni.Un grande vino è da subito ricco di alcoli,polialcoli,polifenoli,monosaccaridi.In un grande vino è da subito bilanciato il rapporto fra la dolcezza e la morbidezza di zuccheri,alcoli e glicerina e la durezza di acidi,tannini e sali minerali.Da un grande vino non ti aspetti il morso rancido al gusto e al naso sgradevolezze olfattive.
Pertanto non comprerò mai più vini per conservarli.Lascio ai ricchi queste amenità.
Io comprerò vini sempre e solo per berli subito o in un ragionevole lasso di tempo che non travalichi lo scorrere delle stagioni di un’annualità.E se dovesse capitarmi un fuoriclasse,cercherò di non cedere alla voglia di braccarlo nel tempo,perché il paradiso non si replica e agli orizzonti non si danno le spalle:ne va della nostra evoluzione,ne va della nostra vita.
Bisogna guardare avanti,non indietro.E’ del futuro il rinnovamento della gioia.
E al “passato“,nel tributargli il posto di rilievo che merita nella storia di ciascuno,non consentiamo di tarparci le ali nel volo della mente.


ROSARIO TISO
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Source by rosario_tiso


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