La resistenza agli antimicrobici è in aumento nell'Unione europea, avvertono l'EFSA e l'ECDC

Sabato
15:02:37
Febbraio
13 2016

La resistenza agli antimicrobici è in aumento nell'Unione europea, avvertono l'EFSA e l'ECDC

Alcuni batteri presenti nell’uomo, nei cibi e negli animali continuano a presentare resistenza agli antimicrobici più diffusi, afferma l'ultimo rapporto sulla resistenza agli antimicrobici nei batteri zoonotici in Europa. Gli scienziati avvertono che la resistenza alla ciprofloxacina, antimicrobico di importanza primaria per il trattamento di infezioni umane, è molto elevata nel Campylobacter, riducendo così le possibilità di curare efficacemente le infezioni alimentari gravi. Batteri multiresistenti (resistenti contemporaneamente a più antibiotici) di Salmonella continuano a diffondersi in tutta Europa.

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I risultati dell’ultimo rapporto annuale a dimensione europea curato dall’EFSA e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) sottolineano ancora una volta che la resistenza agli antimicrobici costituisce un serio rischio per la salute umana e quella animale. Tale rischio è stato riconosciuto dalla Commissione europea come una delle principali priorità della sua agenda politica sulla sicurezza alimentare.

Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, ha affermato: "Ogni anno nell'UE le infezioni causate da batteri antimicrobico-resistenti causano circa 25 000 decessi, e la minaccia non è confinata alla sola Europa. Si tratta di un problema mondiale che richiede una soluzione mondiale.

"L'UE è da tempo all’avanguardia nella lotta contro la resistenza agli antimicrobici ed è capofila nel settore. Unendo le competenze in materia di salute umana e animale, le nostre agenzie EFSA ed ECDC stanno mettendo assieme molte tessere di questo complesso mosaico, offrendo ai responsabili politici di tutto il mondo preziosa consulenza scientifica".

Dal rapporto risultano anche prove di resistenza all’antimicrobico colistina per Salmonella ed E.coli nel pollame dell'UE. Mike Catchpole, direttore scientifico dell’ECDC, ha commentato: "Ciò è preoccupante perché significa che questo farmaco di ultima istanza potrebbe presto non essere più efficace per curare le infezioni umane gravi da Salmonella".

Oltre a elevati livelli di resistenza in tutta Europa, la relazione ha riscontrato notevoli differenze tra una zona e l’altra. I livelli più elevati di resistenza agli antimicrobici (AMR in breve) sono stati rilevati nell’Europa orientale e meridionale. Marta Hugas, responsabile dell’Unità "Pericoli biologici e contaminanti" all'EFSA, ha affermato: "Nell’Europa settentrionale si riscontra minore resistenza nei batteri del pollame, in particolare nei Paesi che fanno un uso contenuto di antimicrobici negli animali".

Principali conclusioni

Campylobacter – La campilobatteriosi, la malattia causata dal Campylobacter, è la malattia veicolata da alimenti più comunemente segnalata nell’UE.

La resistenza ad antimicrobici di largo utilizzo, come la ciprofloxacina, è stata rilevata comunemente nei batteri presenti in esseri umani e nel pollame. Nei polli da carne (69,8%), ma anche nei batteri di provenienza umana (60,2%) si è osservata una resistenza alla ciprofloxacina da alta ad estremamente alta. Nei polli da carne è stata poi segnalata una resistenza da alta a molto alta anche all'acido nalidixico e alle tetracicline.

Salmonella - La salmonellosi è la seconda malattia veicolata da alimenti più comunemente riferita nell’UE.

Una resistenza agli antimicrobici di largo utilizzo è stata frequentemente rilevata nella Salmonella presente in esseri umani (tetracicline 30%, sulfamidici 28,2%, ampicillina 28,2%) e nel pollame.

La prevalenza di multi-farmaco resistenza si è rivelata elevata nei batteri presenti in esseri umani (26%) e particolarmente elevata nelle carni di polli e tacchini (rispettivamente il 24,8% e il 30,5%). Alcuni tipi di batteri di Salmonella Kentucky e Salmonella Infantis sono particolarmente preoccupanti, in quanto mostrano un alto livello di resistenza alla ciprofloxacina e un’elevata multi-farmaco resistenza.

Nella Salmonella del pollame è stata osservata la presenza di beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) a bassi livelli. Tuttavia un clone di Salmonella Infantis multi-resistente e produttrice di ESBL è stato rintracciato sia in esseri umani sia nel pollame. Nel pollame e nella sua carne non è stata rilevata Salmonella produttrice di carbapenemasi.

The European Union summary report on antimicrobial resistance in zoonotic and indicator bacteria from humans, animals and food in 2014
Note informative

Il rapporto, pubblicato congiuntamente da EFSA ed ECDC, presenta i risultati dell’analisi dei dati trasmessi dagli Stati membri relativi al 2014.

Alcune modifiche introdotte di recente nelle modalità con cui l’AMR è monitorata negli animali da produzione alimentare e nei cibi si traducono ora in dati più precisi, molto più facili da confrontare tra gli Stati membri e tra i vari settori, e in un allargamento dell’ambito del monitoraggio: da quest'anno il rapporto include informazioni sulla resistenza alla colistina nella Salmonella e nell’E.coli presente nel pollame dell'UE; e include anche informazioni sulla presenza di ceppi di Salmonella ed E. coli che producono beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) e/o carbapenemasi, enzimi che conferiscono resistenza, rispettivamente, alle cefalosporine e agli antibiotici carbapenemici, antimicrobici di terza generazione e di importanza primaria. Nel 2014 il monitoraggio dei batteri resistenti in animali e alimenti si è concentrato su polli da carne, galline ovaiole e tacchini da ingrasso. Il prossimo anno il rapporto riguarderà suini e bovini.

Di recente sono stata riferiti in Cina episodi di resistenza alla colistina, un antimicrobico comunemente usato in alcuni Paesi per controllare le infezioni da E. coli, soprattutto nei suini. Il gene corrispondente (mcr-1) è stato rinvenuto su un elemento genetico trasponibile (un plasmide), che può essere trasmesso tra batteri. In passato si era ritenuto che la resistenza alla colitica in batteri provenienti da esseri umani e animali fosse correlata ai cromosomi e che pertanto il suo trasferimento tra batteri fosse improbabile.

Source by EFSA


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