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Marzo
06 2016

Se ti ammali di tumore non andare in Norvegia, si guarisce anche al Sud

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Una donna calva, effetto della chemioterapia, per un messaggio senza speranza e di cattivo gusto: «Ho un tumore, se fossi norvegese potrei sopravvivere».

Chi lo dice?

Un manifesto di sei metri per tre con cui l'Ordine dei medici di Napoli ha tappezzato la città. «Spera di non ammalarti, ma se ti ammali spera di non essere Meridionale». Altro messaggio da analizzare con attenzione.

E ponendosi una domanda: se è vero di chi è la colpa? Non c'entrano forse anche i medici e le strutture meridionali?

Un esame di coscienza ci vuole. È obbligatorio di fronte a quel manifesto che, come un pugno nello stomaco, dice che a Napoli, in Campania, nel Meridione si muore. Anzi in Italia si muore, visto che in Norvegia (ma ci sono altri Paesi dove il risultato è anche migliore) si sopravvive.

Poi ci si lamenta dei viaggi della speranza?

Per fortuna la popolazione oggi è abbastanza informata da sapere che il tumore si cura bene in Italia, caso mai spostandosi al Nord. Non in Norvegia, in Italia. Nelle regioni del Nord. Un'alta percentuale di guarigioni si registra laddove l'attenzione al paziente è priorità, dove si applica l'appropriatezza delle cure e le risorse risparmiate da una migliore organizzazione tornano utili per curare più malati, anche provenienti dal Sud. Quei capelli ricrescono, quel male si batte.

Le azioni ultime dell'attuale governo non possono innescare una questione meridionale in sanità.

Da quasi vent'anni in Italia si parla di troppi ospedali costosi perché vecchi (ne basterebbero 700-800 per acuti da 450 posti letto l'uno su tutto il territorio nazionale) e quindi ancor più costosi nella manutenzione, ma non si tagliano né ospedali né posti letto per pura demagogia. Da anni si parla di esami inutili, addirittura dannosi (per esempio le troppe radiazioni) per i cittadini, da razionalizzare a favore dei cittadini anche perché si risparmierebbero miliardi di euro.

Da anni si parla di tracciare la prescrizione dei farmaci, per usare ad hoc i più costosi e per evitare abusi dannosi (vedi antibiotici). Da anni si parla di concorsi basati sul merito e non sulla tessera politica per fare in modo che i migliori, ricercatori e medici, guidino la sanità e insegnino conoscenza. Da anni si parla di sinergia tra medici di medicina generale, specialisti, ospedalieri… prima di tutto nell'interesse dei malati. Tutto questo, se applicato, porterebbe il Meridione, dove non mancano competenze e umanità, ad attirare i pazienti norvegesi per guarire e godere di paesaggi e cultura che solo l'Italia ha.

E attenzione, laddove la sanità funziona, laddove si guarisce secondo quanto prospetta l'insensibile messaggio degli Ordini dei medici di Napoli e di Bari, l'appropriatezza delle cure è parola chiave. Come lo sono la lotta agli sprechi, la sinergia tra professionisti (nessuno è padrone del paziente, ma tutti sono al suo servizio), i servizi territoriali e domiciliari funzionanti, i centri di riferimento nazionali per ricerca, assistenza e cura. È stata la via intrapresa da anni per rendere sostenibile la sanità stessa. È certo, però, che questo manifesto crea dibattito. E fa riflettere anche i cittadini sul sistema. Ma rischia di essere un boomerang. Un messaggio che appare come di salvaguardia di un sistema che non funziona e che qualcuno non vuole cambiare. Un sistema dove il privilegio non è certo dei pazienti e dove anche gli infermieri sembrano dirti (il tu è d'obbligo e prima il paziente della sua dignità): "Non ti lamentare che se va bene guarisci pure".

Quale denuncia vogliono fare i medici partenopei e baresi?

Il presidente Silvestro Scotti la sintetizza nel divario nelle cure e nel dramma del definanziamento in sanità per Regioni come la Campania. «Spera di non ammalarti, ma se ti ammali spera di non essere Meridionale».

Campagna choc degli Ordini dei Medici di Napoli e di Bari con l'intenzione di svegliare la cittadinanza su ciò che sta avvenendo, senza che molti neanche se ne rendano conto. «Ancora una volta si ripropone una Questione Meridionale - dice il presidente Scotti -, una questione che vede il Sud Italia drammaticamente penalizzato. Mi riferisco al definanziamento della Sanità in tutto il Mezzogiorno d'Italia, con la Campania in prima fila».

Il messaggio lanciato dai medici vorrebbe scuotere le coscienze. «La salute - spiega Scotti - dipende da una moltitudine di fattori, non solo anagrafici ma anche sociali, culturali ed economici. Non dimentichiamo che la nostra regione è ultima per Pil e reddito procapite. E ora siamo anche ultimi in fatto di finanziamento del servizio sanitario pubblico». E per colpire le coscienze si gioca sul tumore. Stando ai dati del rapporto Eurocare 5 (attività di sorveglianza e confronto della sopravvivenza e cura dei malati oncologici in Europa) un minor investimento in sanità si traduce sempre in una minore sopravvivenza dei pazienti. Tutto vero, ma anche prima (quando i soldi c'erano) era così. E le responsabilità, non dimentichiamolo, non sono nazionali ma regionali. I conti della sanità sono in mano alle Regioni, e la mala-gestione è la prima vera causa della Questione Meridionale.

Il diritto dei cittadini a vivere, anche se colpiti da una neoplasia o da altre gravi malattie, deve prima di tutto essere garantito da buoni medici. Poi dalle leggi, ma l'articolo 32 della Costituzione che comunque deve essere rispettato è garante. Infine dai politici, ma non per decidere i primari amici loro, chiudere gli occhi sui concorsi accomodati, giocare tra concussioni e corruzioni. I medici siano al servizio dei malati (che non sono di proprietà di nessuno) garantendo sempre il meglio, cioè la guarigione anche a Napoli e non solo a Oslo. I politici siano al servizio dei cittadini e della società facendo in modo che la nostra sanità resti universale e sempre ai primi posti come lo è da anni.

Mario Pappagallo

Source by Mario_Pappagallo


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