Innovazione, il driver del futuro per imprenditori e cittadini

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Martedì
15:46:53
Giugno
21 2016

Innovazione, il driver del futuro per imprenditori e cittadini

È quanto emerge dall’indagine SWG presentata in occasione dell’assemblea annuale di ANITEC, l’associazione confindustriale dell’Ict e dell’elettronica di consumo. Tra quanto emerge dallo studio, il punto di partenza per mettere in moto il cambiamento si articola su tre fronti: il rinnovamento radicale della pubblica amministrazione (55%); una spinta da parte del sistema produttivo e dell’impresa (45%); in terza battuta una nuova cura e attenzione al mondo dell’istruzione e della formazione (37%).

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Milano - Il tema dell’innovazione, delle sue politiche e della propensione delle imprese è stato al centro, oggi, dell’assemblea annuale di ANITEC, l’associazione di Confindustria che raccoglie le imprese dell’ica e dell’elettronica di consumo. Ospiti del Politecnico di Milano, si sono confrontati in un incontro pubblico esperti del mondo dell’impresa e delle istituzioni. Ad intervenire, nell’ordine: Giovanni Azzone, Magnifico Rettore del Politecnico di Milano; Cristiano Radaelli, Presidente di ANITEC; Luca Del Gobbo, Assessore Università, Ricerca e Open Innovation di Regione Lombardia; Adrio Maria De Carolis, Amministratore Delegato di SWG; Roberto Crapelli, Amministratore Delegato Roland Berger.

Assunto condiviso è che l’innovazione è uno dei driver del futuro. Per l’occasione, è stata presentata l’indagine di SWG realizzata su un campione di cittadini e imprenditori italiani dalla quale emerge la necessità di puntare sull’innovazione per rilanciare la crescita del Paese ma anche un timore nei confronti del nuovo e la percezione di alti rischi correlati.

L’innovazione è il perfetto connubio tra creatività e ricerca, implica un’attitudine al cambiamento e alla sperimentazione, genera futuro e crescita, ma comporta impegno, fatica e attitudine al rischio. Per il 63% degli italiani è una questione prioritaria per il nostro Paese e per il suo domani. La ricetta giusta, però, non ha ancora dischiuso liberamente le sue ali e il profilo è quello di un Paese, l’Italia, in cui il tema dell’innovazione non è ancora percepito nei fatti come l’elemento fondamentale per costruire il futuro.



Secondo quanto emerge dallo studio, il punto di partenza per mettere in moto il cambiamento si articola su tre fronti: il rinnovamento radicale della pubblica amministrazione (55%); una spinta da parte del sistema produttivo e dell’impresa (45%); in terza battuta una nuova cura e attenzione al mondo dell’istruzione e della formazione (37%).

L’obiettivo dell’innovazione, per gli italiani, è chiaro: per il 77% è necessario mutare e investire nel cambiamento per creare una nuova stagione di sviluppo, per cogliere tutte le opportunità che si presentano nel mercato. C’è però una fetta tutt’altro che marginale di imprenditori (quasi il 25%) che vede nella riduzione dei costi l’unico modo per uscire indenni dalla crisi e avviare una nuova stagione di crescita.

Come sintesi di ciò che ha rilevato SWG, il cambiamento e l’innovazione non nascono da sé, per caso. Ci vuole un humus fertile in grado di stimolare e far germogliare la voglia e lo spirito innovativo. Per oltre il 50% degli intervistati ci vogliono imprenditori visionari e collaborativi. Imprenditori che sappiano identificare i bisogni inespressi del mercato (62%) che sappiamo stimolare la circolazione delle informazioni (50%), ma soprattutto puntare su quello che è di fatto il vero e unico motore dell’innovazione: il capitale umano (58%).

“I risultati della ricerca SWG - afferma Cristiano Radaelli - mostrano come sia necessario sì il contributo della politica e delle istituzioni, ma ancor di più il nostro di imprenditori nel saper rischiare e mettere a fattor virtuoso il nostro bagaglio di esperienze e competenze. Per questo come ANITEC siamo in prima fila, sia sul tema della formazione e del capitale umano, sia nel promuovere l’imprenditorialità innovativa. A questo proposito abbiamo da poco avviato un programma per offrire servizi alle startup che vogliano associarsi, anche in collaborazione con associazioni territoriali d’impresa. Come sistema imprenditoriale italiano abbiamo tutti i numeri per saper ben coniugare esperienza e tradizione da un lato con innovazione e crescita dall’altro. Emerge, a nostro avviso, l’esigenza di un grosso cambiamento ed è fondamentale che l’innovazione venga percepita sempre più dagli imprenditori come occasione di crescita ed investimento più che di risparmio dei costi”.

“Innovare insieme alle imprese del nostro ecosistema è oggi una necessità per una università come il Politecnico di Milano”, dichiara Giovanni Azzone. “Solo così - secondo il rettore - insieme alle imprese, possiamo mantenere il nostro territorio competitivo. È una sfida difficile, perché molte aree, da Seoul al Canada, stanno investendo pesantemente in ricerca, ma sono convinto che abbiamo tutte le possibilità di farcela. In questo senso, l'Industria 4.0 rappresenta una opportunità importante per tutte le istituzioni che si occupano di innovazione nel nostro Paese”.

“Regione Lombardia - dichiara Luca Del Gobbo - dimostra coi fatti di puntare su Ricerca e Innovazione. Lo fa attraverso un nuovo strumento, gli Accordi di Ricerca, Sviluppo e Innovazione, con cui mettiamo a disposizione 40 milioni di euro a fondo perduto per progetti di innovazione realizzati da una rete di soggetti (minimo due) composta da imprese (di qualunque dimensione) e centri di ricerca e/o università. È possibile partecipare alla call pubblica aperta il 15 giugno e fino al prossimo 29 settembre. Questa è solo la più recente opportunità che mettiamo a disposizione del tessuto economico lombardo. La nuova legge su ricerca e innovazione a cui stiamo lavorando ne conterrà altre e punterà a riordinare il sistema facilitando l’accesso alle risorse: tempi certi, mezzi adeguati, modalità operative più snelle. Se cresce l’innovazione, cresce la Lombardia e il Paese”.

Roberto Crapelli illustra come “Industry 4.0 ha bisogno di percorsi formativi ad hoc perché le aziende dovranno trasformare la cultura organizzativa da strutturata, rigida e funzionale, ad una struttura organizzativa basata su una cultura della cooperazione e del permanente scambio di esperienze e risultati dentro e fuori l'azienda. Le università prima di tutto dovrebbero non mettere a punto facoltà dedicate al digitale, ma usare il digitale per integrare le metodologie di studio accanto ai testi, quindi insegnare fin dai primi anni di università l'utilizzo del network come strumento di apprendimento cognitivo. In particolare Industry 4.0 è un percorso, non è ancora codificata tecnologicamente e come modello di business. Per questo la capacità di trasformare quadri e dirigenti verso una cultura della cooperazione invece della competizione è il primo passo da compiere".

ANITEC, Associazione Nazionale Industrie Informatica, Telecomunicazioni ed Elettronica di Consumo, aderente a Confindustria e socio fondatore della Federazione Confindustria Digitale, è l'organismo di categoria che riunisce le imprese operanti in Italia in attività industriali e servizi connessi alle tecnologie delle Telecomunicazioni, dell'Informatica, dell'Elettronica di Consumo e degli Apparati per Impianti d'Antenna. Anitec è il partner italiano di DigitalEurope, l’associazione europea dell’ICT. Anitec è il coordinatore nazionale per il progetto della Commissione Europea di “e-Skills for Jobs 2016”.

Source by SECRP


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