Palazzo Senatorio apre al pubblico il 7 ottobre

Lunedì
12:55:14
Ottobre
01 2018

Palazzo Senatorio apre al pubblico il 7 ottobre

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Torna l'appuntamento con le visite guidate gratuite del Palazzo Senatorio del Campidoglio organizzate dall'amministrazione. Domenica 7 ottobre, dalle 10 alle 19.

Le storiche sale dell'edificio sono visitabili dalle 10 alle 13 (ultimo ingresso della mattina), e poi dalle 15 alle 18 (ultimo ingresso del pomeriggio).

La durata della visita è di circa 30 minuti con gruppi composti al massimo da 30 visitatori. Gli itinerari sono programmati ogni mezz'ora circa.

Il percorso della visita guidata, che inizia all’ingresso di Sisto IV, prevede la visita della Sala del Carroccio, della Galleria Sisto IV, del Tempio di Veiove, dello Scalone, dell'Anticamera e dello Studio della Sindaca, del Salotto dell’Orologio, della Sala dell’Arazzo, della Sala delle Bandiere, dell’Aula di Giulio Cesare, della Piccola Protomoteca e della Protomoteca. L' uscita è dal Portico del Vignola.

IL PALAZZO SENATORIO La storia - L’esterno

Il Palazzo Senatorio, attuale sede di rappresentanza di Roma Capitale, sorge sulle rovine di due edifici di età romana: il Tempio di Veiove e il Tabularium. Il Tempio di Veiove fu eretto nel 196 a.C. e ricostruito nella prima metà del I secolo a.C. Il Tabularium, grandiosa struttura architettonica destinata ad accogliere l‟archivio pubblico romano, fu costruito nel 78 a.C. per volontà del console Quinto Lutazio Catulo. L‟edificio occupava la sella che univa le due alture che caratterizzavano nell‟antichità il Colle Capitolino: il Capitolium, dove era il Tempio di Giove Capitolino, massimo santuario del Colle, e l‟Arx , dove sorgeva il Tempio di Giunone Moneta.
Il nucleo centrale del Tabularium, articolato in vani di fondazione alternati a robusti muri di sostruzione e gallerie sovrapposte, formava una vera e propria struttura di rinforzo e terrazzamento ideata per superare il dislivello tra le pendici meridionali del Colle Capitolino e la valle del Foro Romano. La Galleria del Tabularium, che si apre sul fronte del Foro con una serie di grandi arcate a tutto sesto, costituiva probabilmente anche un collegamento pedonale tra le due sommità del Colle.

Intorno alla metà del XII secolo, sui grandiosi resti di questo antico edificio furono ricavati alcuni ambienti di rappresentanza del Comune di Roma, nato nel 1143-1144 da un moto di ribellione dei cittadini romani contro Papa Innocenzo II. Qui si riunirono i primi Senatori, magistratura collegiale elettiva cui era affidata l‟amministrazione della giustizia e della città. Nel corso del Duecento si affidò la carica di Senatore a due rappresentanti scelti tra i membri delle famiglie baronali romane e infine si giunse al Senatore unico, di nomina pontificia e di origine forestiera, cui era affidata l‟amministrazione della giustizia civile e penale. Il Senatore era coadiuvato da tre magistrati o Conservatori che curavano gli interessi cittadini. I Conservatori ebbero la loro sede in un edificio a fianco del Palazzo Senatorio, rinnovato alla metà del Quattrocento e riedificato a partire dal 1561, nelle forme attuali, su progetto di Michelangelo.

La storia del Palazzo Senatorio tra XII e XIII secolo è complessa. La nuova sede del Comune e del Senato Romano riutilizzava a pieno le rovine del possente quadrilatero del Tabularium, mantenendo verso il Foro un fronte sostanzialmente chiuso, più da fortezza che da palazzo comunale. Gli interventi più documentati riguardano la facciata verso la futura piazza del Campidoglio. Dietro la facciata realizzata nel Cinquecento da Giacomo della Porta sopra i resti medievali si distingue ancora la struttura del Palazzo Senatorio duecentesco: un lungo ed alto edificio che occupava il fronte dell‟attuale facciata, rinforzato sugli angoli dalle più tarde torri- contrafforte. In facciata si distinguevano: un‟Aula porticata a piano terra, databile tra la seconda metà del XII e i primi del XIII secolo, divisa in due navate e aperta con arcate in muratura a tutto sesto verso la piazza (attuale Galleria di Sisto IV) e una Sala al primo piano, dove il Senatore amministrava la giustizia, datata dagli studiosi alla prima metà del XIII secolo. Originariamente era aperta verso la piazza con una loggia scandita da colonne di recupero, capitelli ionici medievali e arcate a tutto sesto in muratura. Sulla destra si apriva un grande arco a tutto sesto in laterizio a doppia ghiera che segnava l‟accesso a questa parte dell‟edificio dalla futura piazza (avanzi del loggiato e della porta sono visibili nell’Aula di Giulio Cesare). Questo accesso monumentale era collegato alla piazza da una comoda cordonata dove era collocata la grande scultura antica, oggi conservata nell‟Esedra di Marco Aurelio, raffigurante un Leone che azzanna il Cavallo (il leone era simbolo di Roma nel Medioevo): era il cosiddetto luogo del leone, dove si leggevano le sentenze capitali comminate dal Senatore. Vi era infine una Sala superiore, dove il Senatore dava udienza e si riuniva il Consiglio Generale, caratterizzata da aperture a loggia di più contenute dimensioni su colonnine di recupero alternate a pilastrini ottagoni in muratura (tracce visibili nella zona superiore della parete verso la piazza dell‟Aula di Giulio Cesare). Quest‟ultimo ambiente, databile all‟ultimo quarto del Duecento, era coperto da un tetto a capriate lignee ed era decorato da affreschi, quasi del tutto perduti, raffiguranti stemmi araldici, girali vegetali e fasce decorative. Verso la fine del Duecento, sul lato destro della facciata del palazzo fu costruita una loggia a due piani, aperta verso la futura piazza e verso via del Campidoglio. Questo loggiato fu completato nel 1299.
Nel corso del Trecento il Palazzo Senatorio cominciò a chiudersi come una fortezza; molte delle arcate dei loggiati furono tamponate, mentre papa Bonifacio IX (1389-1404) fece costruire, in una compatta muratura a tufelli, due torri-contrafforte ancora oggi visibili sul fianco destro del Palazzo. Da una finestra tra le due torri si affacciava il Senatore per assistere alle esecuzioni capitali che avevano luogo anche sull‟altura adiacente del Monte Caprino.

Nel corso del Quattrocento si aggiunsero sul prospetto principale la torre-contrafforte di Martino V (1427 circa) sulla sinistra e, verso il Foro, quella di Niccolò V (1451).

Sulla facciata, rivestita fin dal Trecento di stemmi ed affreschi con motivi araldici, si aprirono tre finestre marmoree a croce guelfa scolpite nel 1451 da Paolo di Mariano, ricavate negli archi tamponati della loggia medievale del primo piano. Il loggiato del secondo piano fu tagliato da un balcone su mensole (denominato corridore), chiaramente visibile nei disegni e vedute della prima metà del Cinquecento.

Dominava la costruzione una nuova torre merlata nella quale era stata trasferita la Patarina, campana tolta nel Medioevo ai Viterbesi e portata a Roma come preda di guerra.

Nel 1520 il Senatore Squarcialupi fece costruire sulla destra della facciata, dove insisteva la loggia del 1299, un grandioso loggiato a due ordini di arcate sovrapposte che costituiva l‟ingresso monumentale agli ambienti del primo e del secondo piano del Palazzo, ispirata alla quattrocentesca Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro in Vaticano e alla vicina Loggia del palazzo e Basilica di San Marco, ai piedi del Campidoglio.
Nel XVI secolo l‟autonomia giuridica e amministrativa del Senato e dei Conservatori è definitivamente subordinata all‟autorità del pontefice.

Paolo III Farnese (1534-1549) programmò una nuova sistemazione del Campidoglio. A partire dal 1537 promosse la completa trasformazione dello spazio architettonico e simbolico del Campidoglio, affidando a Michelangelo, suo architetto, scultore e pittore di fiducia, l‟incarico della nuova definizione della piazza e degli edifici preesistenti. Come noto, il progetto di Michelangelo, documentato da più tarde incisioni, fu solo in parte realizzato sotto la sua supervisione. Gli interventi da lui diretti riguardano il trasferimento nel 1538 della grande statua bronzea del Marco Aurelio dal Laterano al centro della futura piazza, alla quale si accedeva, dal versante ovest, attraverso una grandiosa e comoda cordonata progettata dal Buonarroti e realizzata a partire dal 1561.

La statua di Marco Aurelio, con il nuovo basamento marmoreo eseguito da Michelangelo, diventa un fulcro di straordinaria potenza plastica che, nelle intenzioni del Maestro, avrebbe raccordato l‟invaso della piazza alle emergenze plastiche e architettoniche di tre edifici completamente riprogettati: il Palazzo Senatorio sullo sfondo, il palazzo dei Conservatori sulla destra (ristrutturato a partire dal 1563 e condotto a termine intorno al 1568 da Giacomo della Porta) e il futuro Palazzo Nuovo (poi realizzato di fronte al Palazzo dei Conservatori da Gerolamo e Carlo Rainaldi, tra il 1603 e il 1674, sulla scorta del progetto michelangiolesco). Questi ultimi due edifici sono ideati su assi leggermente divergenti verso la prospettiva centrale del palazzo Senatorio. Quest‟ultimo si collega alla piazza con la magnifica scalinata a doppia rampa, progettata e realizzata da Michelangelo tra il 1542 e il 1554, con la triplice funzione di accesso monumentale all‟Aula del Senatore, raccordo plastico tra il Palazzo e la piazza ed elegante sfondo architettonico per le due magnifiche statue antiche di divinità fluviali reclinate: il Nilo e il Tevere, trasferite fin dal 1517 sul Colle Capitolino.
Dopo la morte di Michelangelo (1564) la facciata del Palazzo Senatorio fu portata avanti con significative varianti e conclusa solo tra il 1593 e il 1598 sotto il pontificato di Clemente VIII Aldobrandini. La facciata è caratterizzata da un basamento a bugnato in finto travertino che giunge fino all‟altezza del primo piano, con due corpi di fabbrica laterali leggermente avanzati. Sul basamento si imposta l‟alzato, con intonaco originariamente in color travertino (nel tardo Seicento trattato a finta cortina di mattoni color ocra rosato), scandito da un ordine gigante di paraste rifinite a stucco color travertino finemente gradinato e capitelli corinzi che si raccordano al cornicione aggettante con balaustra e statue. La scalinata monumentale conduce alla porta principale del primo piano, attraverso la quale si accede alla grande Aula del tribunale del Senatore (oggi di Giulio Cesare). Quest‟ultima fu ideata da Giacomo della Porta nel 1573-1577 unificando lo spazio dell‟Aula del Senatore e della Sala Superiore del secondo piano del palazzo medievale. A questa nuova sistemazione si deve l‟ideazione dei due ordini di finestre di dimensioni diverse che caratterizzano il prospetto della facciata.
Nel 1588 Sisto V aveva previsto di addossare alla facciata del Palazzo Senatorio una fontana monumentale come Mostra dell’Acqua Felice, da lui condotta in Campidoglio. Secondo il progetto di Matteo di Castello il prospetto del Palazzo si sarebbe trasformato in una gigantesca insegna araldica di Papa Peretti. Dopo la morte del pontefice l‟idea fu abbandonata e Giacomo della Porta realizzò la bassa vasca a due conche mistilinee che ancora oggi decora la nicchia centrale della scalinata di Michelangelo. Al centro del prospetto architettonico della fontana si conserva oggi l‟antica statua sedente della Minerva-Roma.

La grande torre campanaria fu costruita tra il 1578 e il 1582, su progetto di Martino Longhi il Vecchio nel 1577. L‟alzato è formato da tre ordini sovrapposti in laterizio. I due piani principali, chiaramente visibili dall‟esterno, sono scanditi da quattro archi che danno luce alle celle campanarie. Gli archi sono fiancheggiati da paraste binate con capitelli corinzi in bianco travertino, come le cornici marcapiano e le balaustre terminali. Alla sommità vi era un‟antica statua femminile restaurata alla fine dell‟Ottocento come Minerva-Roma, oggi sostituita da un calco. All‟interno delle due celle campanarie sono ancora oggi conservate le due grandi campane in bronzo fuse nel 1804 e nel 1805. Sul fronte principale della Torre fu trasferito nel 1806 l‟orologio, ancora oggi funzionante, un tempo sulla facciata di Santa Maria in Aracoeli.

Il percorso interno

Ingresso di Sisto IV

Prende il nome del grande pontefice Urbis restaurator che lo fece rinnovare nel 1477 come accesso agli ambienti destinati alla conservazione del sale (Salara); costituisce ancora oggi l‟ingresso del palazzo. Da qui si accede all‟aula a due navate scandita da pilastri (oggi denominata Galleria di Sisto IV ), un tempo aperta verso la piazza con una serie di arcate a tutto sesto, identificata come nucleo più antico del palazzo senatorio medioevale della fine del XII- primi del XIII secolo.

Sala del Carroccio

La sala prende il nome dalla magnifica iscrizione in versi in caratteri gotici realizzata in memoria dell‟invio ai romani - come trofeo di guerra e monito- dei resti del Carroccio strappato da Federico II di Svevia ai milanesi nella battaglia di Cortenuova (1237). Il testo si può tradurre: "O Roma ricevi quale dono di Federico II Cesare Augusto il carro, ornamento augurale per la città. Questo, preso dalla strage di Milano, viene come preda illustre per riferire il trionfo di Cesare. Rimarrà ad obbrobrio del nemico; è inviato in onore della città di Roma. L’amore per lei impose di mandarlo". Nella Sala sono conservati alle pareti rari frammenti marmorei di arredi altomedioevali, databili ai secoli VIII-IX, provenienti dalla chiesa di Santa Maria in Capitolio, primo nucleo della futura chiesa dell‟Aracoeli. I rilievi sono tornati alla luce nell‟area del demolito convento dell‟Aracoeli durante gli sbancamenti attuati alla fine dell‟Ottocento in occasione della costruzione del Monumento a Vittorio Emanuele II.

Tempio di Veiove e Tabularium

Dagli ambienti della Galleria di Sisto IV si possono osservare dall‟alto i resti del Tempio di Veiove scoperti nel 1938-1940. Al suo interno è stata rinvenuta la colossale statua marmorea di culto della divinità (oggi esposta nella galleria di congiunzione del Tabularium) e l‟ara marmorea. La visuale dall‟alto permette di percepire chiaramente la pianta del tempio di cui si scorgono: il podio rivestito con lastre di travertino, parte dei muri della cella e il pronao con le basi delle quattro colonne. Nei pressi del podio si distingue la contigua muratura del Tabularium rivestita con grandi blocchi di tufo rosso. Anticamera del Sindaco

In questa sala sono collocati tre busti facenti parte della Protomoteca Capitolina: A. Roncaglia, Busto di Camillo Benso Conte di Cavour; L. Vergnano, Busto di Vittorio Emanuele II di Savoia; E. Ferrari, Busto di Giuseppe Garibaldi.

Salotto dell’Orologio

Al primo piano del palazzo, la piccola sala di rappresentanza che precede lo Studio del Sindaco è stata decorata nel 1929 con una fascia di affreschi di soggetto romano del pittore Cisterna. Sulle pareti vi sono alcuni dipinti su tela del Seicento che appartengono alla Pinacoteca Capitolina: Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, Impresa accademica; Copia da Correggio, Matrimonio mistico di santa Caterina; Francesco Bassano, Annuncio ai pastori; Pittore emiliano del XVI secolo, Ritratto virile. Su una ricca console del XVIII secolo vi è un prezioso orologio notturno, opera di artigiani romani della fine del Seicento. Un lume al suo interno rendeva visibili di notte le ore incise sul quadrante. Completano l‟arredo mobili d‟epoca e un busto femminile marmoreo, la cosiddetta Iulia Mamaea, formato da una testa moderna su busto di portasanta.

Studio del Sindaco

Lo Studio del Sindaco è ospitato in due stanze contigue: nella prima si trova lo studio vero e proprio, nella seconda è allestita una saletta per riunioni. Lo studio è adornato da diverse opere d‟arte appartenenti alle raccolte capitoline: una scultura in marmo bianco, raffigurante una statua femminile panneggiata, e sei dipinti. La statua fu scoperta nel 1953 nella zona di via della Vite dove l‟imperatore Aureliano edificò il monumentale Tempio del Sole "Invictus", tra il 273 e il 274 d.C., dopo la conquista di Palmira. La statua, riccamente abbigliata, forse recava una cornucopia che la farebbe identificare con la dea Fortuna o con una imperatrice nelle sembianze della dea. Lo stile e la lavorazione del panneggio sembrano riferibili al I secolo d.C. La statua potrebbe essere stata riadoperata, nel periodo dell‟imperatore Aureliano, modificandone parti oggi perdute. Alle pareti sono esposti: Pittore toscano, XVI secolo, copia da Jacopino del Conte, Ritratto di Michelangelo Buonarroti; Domenico Fetti (Roma 1589 - Venezia 1623), Parabola del fattore infedele; Pittore emiliano, prima metà del XVII secolo, Cristo e la Veronica; Pittore italiano, seconda metà del XVII secolo, Battaglia; Pittore italiano, fine secolo XVII - inizio secolo XVIII; Paesaggio; Pittore italiano, fine secolo XVII - inizio secolo XVIII, Paesaggio. La seconda stanza, ricavata nella torre di Niccolò V (1451), introduce al celebre balconcino affacciato sul Foro Romano.

Sala dell’Arazzo

La sala, sede di riunioni, prende il nome dal pregevole arazzo fiammingo di soggetto romano databile alla seconda metà del Cinquecento. Alle pareti alcuni dipinti su tela della Pinacoteca Capitolina: Pittore veneto del XVIII secolo, I Progenitori; Leandro Bassano, La fucina di Vulcano, primi del XVII secolo. Nella sala sono state recentemente collocati i busti di Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi, triumviri della Repubblica Romana del 1849, opera rispettivamente di G. Spertini, T. Saraceni, E. Simonetti.

Sala delle Bandiere

La Sala fu ricavata in un ambiente della Torre di Martino V (1427 circa). Qui la Giunta Capitolina si riunisce attorno allo storico tavolo in legno intarsiato eseguito da ebanisti romani nel 1842. Fu utilizzato per il primo Consiglio Comunale convocato dopo la riforma di Pio IX del 1847 e per le riunioni del triumvirato durante la Repubblica Romana, proclamata nel 1848 in Campidoglio da Mazzini, Armellini e Saffi. Nelle vetrine sono conservate le 14 bandiere della Guardia Civica di Roma del 1847, quelle dei Rioni di Roma e il Gonfalone della città di Roma, decorato con la medaglia d‟oro al valor militare nel 1949, oltre alla bandiera delle Olimpiadi di Roma del 1960 ed a quella della Corazzata "Roma", nella quale fu avvolto il feretro del Re Umberto I.
Aula Consiliare detta di Giulio Cesare

Nel corso dei secoli l‟Aula Senatoria ha continuato a rappresentare il centro vitale del palazzo, mantenendo inalterata la sua funzione di sala di riunioni dei massimi rappresentati dell‟amministrazione cittadina. Qui si riunisce l‟Assemblea Capitolina con la Giunta in sede deliberante; dominano l‟Aula i banchi del Presidente dell‟Assemblea Capitolina, del Sindaco e della Giunta; ai lati si dispongono i Consiglieri Capitolini. Lungo le pareti vi sono le bandiere dei Rioni di Roma. Sulla parete longitudinale verso la piazza del Campidoglio si notano gli avanzi delle colonne con capitelli e archi in laterizio medioevali della Loggia del primo piano e della grande porta di accesso del Palazzo Senatorio; nel registro superiore le tracce delle colonnine e dei pilastrini ottagoni della sovrastante Loggia duecentesca del secondo piano. I due antichi ambienti furono unificati e dotati di una grande volta a botte da Giacomo della Porta nel 1573-1577. Sulle pareti sono stati murati stemmi marmorei e musivi del Trecento e Quattrocento, un tempo sulla facciata del Palazzo, mentre sui lati brevi sono state collocate: la celebre statua antica di Giulio Cesare, datata al II secolo d.C., e quella di un Navarca romano del I secolo d.C., raffigurante un capo della flotta militare. Le sculture sono parte delle raccolte capitoline. Al centro del pavimento della sala è conservato un mosaico pavimentale con cinque pannelli decorativi, a tessere bianche e nere, databile al II secolo d.C., proveniente da una villa romana in località Casal Morena, nei pressi di Roma.

Protomoteca

La Sala della Protomoteca è una delle più prestigiose del Campidoglio, a cui si accede da Palazzo Senatorio oppure da Piazza del Campidoglio, attraverso la Scalinata del Vignola. Utilizzata oggi per cerimonie pubbliche e conferenze stampa, la Protomoteca nasce come sala per la raccolta di busti di personaggi illustri. La collezione ebbe origine al Pantheon, dove la Congregazione dei Virtuosi, fondata nel 1542 dagli artisti romani, ottenne sotto la propria giurisdizione una cappella da essi dedicata a San Giuseppe (protettore dei Virtuosi) dove poter seppellire e ricordare con ritratti in marmo alcuni tra i più illustri personaggi della congregazione stessa. Questa consuetudine venne sospesa per tutto il „600 e ripresa nel XVIII secolo. Dalla seconda metà del „700 invece, oltre ai ritratti funerari, cominciò la collocazione anche di busti semplicemente onorari. In particolare Canova, come presidente dei Virtuosi, diede grande impulso alla raccolta. Il grande numero di busti, che andava snaturando il carattere di luogo di culto del tempio, indusse il Pontefice Pio VII a trasferire tutti i ritratti in Campidoglio, dove la collezione fu aperta al pubblico nel 1820. Per commemorare il grande Canova papa Leone XIII commissionò a Giuseppe Fabris un grande monumento onorario, collocato nel 1832, che raffigura, in alto, lo scultore giacente, e nel basamento tre figure (Pittura, Scultura e Architettura) ed il Genio dell‟Armonia con in mano una lira dalle corde spezzate, a raffigurare la perdita dell‟armonia da parte delle arti a causa della morte del Canova. Dal 1830 in poi una serie di altri busti furono aggiunti alla raccolta. Dopo vari spostamenti, nel 1949 la Protomoteca trovò la sua definitiva sistemazione in una serie di sale opportunamente sistemate tra il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Senatorio, dove si trova tuttora. Nel 1990 l‟Amministrazione Capitolina decise di rinnovare le sale della Protomoteca, conferendo loro l‟aspetto attuale.

Testo a cura di Elena Bianca Di Gioia - Direzione dei Musei Capitolini - 2015
Revisione e integrazioni a cura della Direzione dei Musei Capitolini e del Cerimoniale Capitolino - 2016

Source by Comune_di_Roma


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