Bush: «Sì allo stato palestinese ma con nuovi e diversi leader»

Martedì
00:15:16
Giugno
25 2002

Bush: «Sì allo stato palestinese ma con nuovi e diversi leader»

Il presidente americano esorta l’Anp a scegliersi rappresentanti
"non compromessi col terrorismo". Soddisfazione israeliana

"Sharon si ritiri dai Territori occupati ai confini del settembre 2000"
Critiche da Ramallah. Ma Arafat: "Serio contributo al processo di pace"

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WASHINGTON - Sì a uno Stato palestinese. Ma l’appoggio degli Stati Uniti alla creazione dello Stato ci sarà solo quando il popolo palestinese si sceglierà leader diversi da quelli attuali, leader "non compromessi col terrorismo". Dopo giorni di attesa, George W. Bush ha chiarito la nuova posizione degli Stati Uniti sulla sempre più critica situazione in Medio Oriente. Un discorso rimandato più volte, sulla scia dei continui attentati da parte dei kamikaze e le rappresaglie decise da Sharon, con la rioccupazione di parte dei territori della Cisgiordania ad opera dell’esercito con la stella di David. Una situazione esplosiva, culminata oggi con il nuovo assedio al quartier generale di Yasser Arafat, circondato, per la seconda volta in pochi mesi, dai tank dell’esercito israeliano.
Al governo guidato da Sharon, Bush chiede invece di congelare gli insediamenti di coloni nei territori occupati, di sbloccare i fondi bancari palestinesi e di tornare nei confini fissati ai tempi degli accordi di Oslo e violati il 28 settembre del 2000, giorno in cui il non ancora premier fece la storica passeggiata alla spianata delle Moschee, innestando la seconda Intifata.

George W.Bush ha preso la parola nel Giardino delle rose. Accanto a lui c'erano il segretario di Stato Colin Powell, il segretario alla difesa Donald Rumsfeld e il consigliere per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice.

Da qui, dopo giorni di tentennamenti, ha annunciato la nuova strategia che intende assumere la Casa Bianca per arrivare alla pace in Medio oriente. Il presidente americano ha offerto al popolo palestinese l’aiuto degli Stati Uniti in cambio dell’organizzazione di elezioni locali entro la fine dell’anno, cui dovranno seguire elezioni nazionali. Un invito piuttosto esplicito a mettere da parte i vecchi leader. Il nome di Yasser Arafat non è mai stato fatto, ma è facile pensare che l’invito di Bush si riferisca anche allo storico leader dell’Anp. Solo una volta effettuate le elezioni, sempre secondo Bush, si potranno avviare delle trattative tra israeliani e palestinesi. Trattative che potrebbero durare anche tre anni, ha aggiunto il presidente americano.
"Per il bene dell’umanità - ha detto Bush - le cose devono cambiare in Medio Oriente". E ha illustrato una bozza di quel percorso che dovrebbe condurre alla creazione dello Stato. La prima tappa prevede è quella di creare "di confini provvisori", nella prospettiva di tornare a quelli del 1967. Un discorso di 17 minuti durante il quale Bush non ha fatto riferimento alla conferenza di pace internazionale che dovrebbe svolgersi entro l’estate e non ha parlato di una missione nella regione del segretario di Stato Colin Powell, anche se gli ha affidato l’azione diplomatica per tradurre in pratica la sua visione mediorientale.
Il piano sarà portato dallo stesso Bush al vertice del G8 che si aprirà domani in Canada, dove chiederà agli altri grandi leader del mondo di sostenerlo.

Doppia reazione da parte palestinese. Dopo le parole di Bush la direzione palestinese e il presidente Yasser Arafat hanno dichiarato di aver accolto favorevolmente "le idee" avanzate dal presidente americano. Mentre il dirigente palestinese Saeb Erekat ha definto "inaccettabile" l’appello del presidente a una nuova leadership palestinese.

Non si sbilancia invece Ariel Sharon. Dal suo ufficio è uscito un comunicato che non lascia intendere molto. "Israele - è scritto - è uno Stato che aspira alla pace e il primo ministro ha più volte detto in passato che quando cesseranno totalmente il terrorismo, la violenza e la sovversione e dopo che l’Autorità palestinese sarà riformata e avrà una nuova dirigenza sara possibile discutere su come progredire nelle questioni politiche".
Ma al di là di questo laconico comunicato fonti governative affermano che negli ambienti dell’ufficio del premier c’è grande soddisfazione per il discorso del presidente americano. Un discorso interpretato come un successo personale di Sharon e degli sforzi condotti da Israele dietro le quinte per mezzo di diversi inviati a Washington.

Source by LA_REPUBBLICA


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