RESTA LO STALLO POLITICO: KIBAKI INVITA ODINGA A UN INCONTRO

Martedì
00:54:36
Gennaio
08 2008

RESTA LO STALLO POLITICO: KIBAKI INVITA ODINGA A UN INCONTRO

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KENIA: Misna; Il presidente in carica Emilio Mwai Kibaki ha invitato il capo dell’opposizione Raila Odinga, uscito sconfitto dalle contestate elezioni del 27 dicembre, ad un incontro venerdì prossimo, per cercare di risolvere la crisi che ha causato negli ultimi giorni centinaia di morti in tutto il paese.

“Il presidente Kibaki ha invitato Odinga a un incontro per fermare la violenza nel paese, consolidare la pace e avviare la riconciliazione nazionale” si legge in un comunicato diffuso oggi dalla presidenza, precisando che all’incontro sono stati invitati i leader di altri cinque partiti politici. Intanto Kibaki ha annunciato una convocazione del parlamento per il 15 gennaio, mentre nel paese si attende per domani l’arrivo di John Kufuor, presidente del Ghana e alla presidenza di turno dell’Unione Africana (UA), che cercherà di mediare tra maggioranza e opposizione. Intanto, se nel paese sembra essere calata la tensione che nei giorni scorsi aveva provocato scontri e disordini, resta l’incertezza della situazione politica, con l’opposizione che ha conquistato in parlamento una maggioranza relativa e che continua a rifiutare le proposte di un governo di unità nazionale avanzate da Kibaki, mentre la comunità internazionale che preme per una risoluzione della crisi in tempi brevi. Se è vero che le violenze sono diminuite rispetto ai giorni scorsi, il quotidiano ugandese “Monitor” riporta oggi la notizia di 30 keniani affogati nelle acque del fiume Kipkaren, nella Rift Valley, mentre cercavano di sfuggire a uomini armati che li inseguivano. Sul numero delle vittime di questi giorni, tra 350 e i 600 secondo stime correnti, si è pronunciato oggi anche Odinga, accennando a “oltre 1000 vittime”, un bilancio non confermato dal governo, che ne indica invece circa 500. [AdL]

“La zona è tranquilla, non ci sono state nuove violenze, i negozi sono aperti; resta il problema della paura, che impedisce alla gente di tornare nelle proprie abitazioni, mentre continuano ad arrivare in città nuovi sfollati”: lo ha detto alla MISNA Felix Oira, coordinatore della Commissione Giustizia e pace della diocesi di Eldoret raggiunto per telefono nella città dell’ovest del Kenya interessata da alcuni dei più gravi episodi di violenza seguiti alle elezioni del 27 dicembre scorso. Secondo Oira sarebbero circa 70.000 gli sfollati ancora presenti nell’area di Eldoret, un numero che viene raddoppiato da fonti dell’amministrazione locale che ne indicano 150.000 tra il centro abitato e i villaggi rurali circostanti. Un bilancio certo non è ancora stato stilato e il personale Onu ha confermato ieri di dover ancora raggiungere alcune zone prima di poter fornire cifre precise. In base alle stime finora disponibili si ritiene che il numero complessivo degli sfollati sia compreso tra i 100.000 segnalati dalla Croce Rossa e i 250.000 suggeriti da una “proiezione” sull’arco dei prossimi tre mesi realizzata dall’Ufficio per il coordinamento degli Affari umanitari dell’Onu (Ocha).

Intanto, dopo il primo flusso di sfollati spinti in città dalle violenze che venivano commesse nei giorni scorsi nelle zone rurali, a Eldoret continuano ad arrivare nuovi fuggiaschi, famiglie che hanno perso abitazioni e terreni a causa del fuoco appiccato da gruppi di giovani armati e, secondo fonti locali, pagati per provocare il caos. Senza più un posto dove dormire o un terreno da lavorare, questi nuclei, spesso composti da kikuyu o da altri gruppi etnici non originari della zona occidentale del Kenya, si apprestano a lasciare anche per sempre l’ovest del Kenya per recarsi in altre zone del paese. Nel tentativo di controllare la situazione, evitando il diffondersi di malattie e facilitando il lavoro degli operatori umanitari che hanno cominciato a portare soccorso alle popolazioni, l’amministrazione locale ha deciso di spostare gli sfollati che da giorni vivono all’interno di chiese, commissariati o scuole in un'unica struttura. Il commissario del distretto di Uasin Gishu, di cui Eldoret è il capoluogo, ha infatti deciso di allestire un centro per ospitare gli sfollati nell’area fieristica della città . Ma in questi giorni Eldoret è per molti fuggiaschi solo una meta di passaggio. Per nuovi sfollati che arrivano, infatti, a migliaia continuano a lasciare la città . Ieri, fonti Onu hanno riferito di un “serpentone” di auto e altri veicoili lungo tre chilometri che da Eldoret ha raggiunto Nakuru. “Sappiamo che altri sono in cammino, ma non possiamo dire quanti siano. Arrivano famiglie che hanno abbandonato le loro case, senza niente, a bordo di autobus o altri mezzi di trasporto. Cerchiamo di aiutarli e di dare loro un sostegno immediato” ha detto alla MISNA Ernest Murimi, coordinatore della Commissione Giustizia e pace di Nakuru. Oltre ai flussi organizzati provenienti da Eldoret, da dove partono convogli che continuano a essere scortati da polizia ed esercito, a Nakuru sono arrivate anche alcune migliaia di persone fuggite a piedi dalla Burnt Forest o dai villaggi collinari delle Nandi Hills. “Molta di questa gente non sa dove andare. Per alcuni Nakuru è solo un posto di transito, forse verso la provincia centrale, cercando rifugio dai parenti” aggiunge la fonte. Dalle zone circostanti, intanto, giungono notizie di limitati episodi di violenza. Sembra tornata tranquilla la situazione a Kisumu, un centinaio di chilometri a sudovest di Eldoret, roccaforte del capo dell’opposizione Raila Odinga, dove negli scontri dei giorni scorsi tra manifestanti e polizia erano morte una cinquantina di persone. “La città è abbastanza tranquilla stamattina; molte persone sono in fila attorno al principale supermercato, in cerca di viveri. Gli sfollati sono circa 1500 e numerosi feriti, alcuni dei quali da arma da fuoco, sono ricoverati nelle strutture sanitarie” dice un missionario della Consolata interpellato in città . Qualche tensione in più a Mombasa, dove ieri si sono registrati tafferugli tra polizia e sostenitori del partito Odm di Odinga. “Ospitiamo circa 200 sfollati, ai quali cerchiamo di dare sostegno, anche con l’aiuto di persone esterne. In città però manca cibo e per trovare qualcosa da comprare, bisogna andare a Mombasa” ha detto alla MISNA padre Michael Njagi, missionario della Consolata, contattato nel sud-est del paese. (a cura di Massimo Zaurrini e Celine Camoin) [MZ]

Source by Misna


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