Riflessione: IL DESTINO

Venerdì
22:13:54
Luglio
13 2007

Riflessione: IL DESTINO

L’uomo, venuto sulla terra spesso si chiede: io chi sono? da dove vengo? dove vado?

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&ordinatoL’uomo adulto, consapevole di esistere, a causa di un processo fisiologico in ambiente del quale, pur beneficiando di amorevoli cure e affetti constata di essere estraneo perché (malgrado indirizzi e sacrifici altrui) gli istinti, i desideri e i volere propri lo portano altrove, avverte il bisogno di sapere, di conoscere il perché del proprio Essere.

La cultura ambientale suggerisce che tutto dipende dalla volontà di Dio!
Dio, una Essenza idealizzata che si occupa dell’esistenza di una illimitata schiera di Esseri stabilendone la vita e le relative vicissitudini, è razionalmente inconcepibile!

Allora, si dice: è il destino. Destino, Karma, distonia dell’Armonia universale da ristabilire.
Esistere è Armonia. Io esisto perché esiste l’Armonia. Io sono parte di Armonia. Io vengo dall’armonia universale. Io vado a ristabilire l’armonia da me turbata.

L’incontro medianico con l’Io-Seneca, Entità che ha meditato la questione nella vita da Latino e ora in astrale, ha consentito specificazioni e conoscenze.

S. Entità Seneca. U Umano interlocutore.

S -- Salve, avete problemi? Chiedete”¦

U -- Parliamo del karma, vuoi?

S -- Parliamo del karma se tutti sono d’accordo di parlare del karma, se qualcuno preferisce di parlare d’altro lo dica. Allora”¦ karma”¦ karma, il concetto di karma è un concetto molto vasto; preferirei, magari, direzionare o prendere una parte di questo ”¦perché sul karma si possono scrivere tanti di quei volumi.

U -- Mah, in un certo senso concentrare su quello che è la responsabilità individuale per gli atti compiuti è la responsabilità del riequilibrio là dove si è provocato disarmonie.

S -- Mah. Io il karma riesco a paragonarlo, a visualizzarlo con la semplice figura di una bilancia. Dal momento che l’Individuo nasce questa bilancia è sullo zero ai due piatti.
Allora c’è il piatto del bene e il piatto del male. Dove talvolta il piatto del male è più pesante di quello del bene si ha uno squilibrio tale che è necessario fare il doppio del bene per riportare al pari; in questo caso si porta la bilancia a livello zero: è un esempio visivo.
Quando io riuscirò a condurre queste mie esperienze conducendo la bilancia allo zero, nel senso che ho portato a termine le mie esperienze positive e negative, allora io avrò un bagaglio necessario per lasciare alle spalle questo concetto di karma e potermi liberare nell’infinito.
E’ un alternarsi di situazioni negative e positive necessarie all’equilibrio del bene col male.

U -- Se queste situazioni vengono create da altre persone, da elementi estranei all’individuo? Faccio un esempio. Scoppia una guerra, i soldati vengono schierati e poi magari uccidono persone mai viste o conosciute per le quali non hanno odio nè amore (sono comandati a farlo e per questo spengono tante vite), in tale caso come considerare il karma?

S -- Innanzitutto bisogna scindere le cose. Perchè se c’è chi è stato mandato in guerra come missione, nel senso che ha la missione di uccidere qualche altro perché questo qualcun altro in principio aveva ucciso, allora abbiamo la missione da una parte. Ma c’è chi va in guerra demotivato e soltanto animato dalla forza della morte ed allora, in questo caso, bisogna scindere le sue conseguenze karmiche. Quindi, abbiamo una parte, sì, che va in guerra e uccide perché è guidato anche da un sentimento, anche di libertà ; allora, in questo caso si arroga un diritto, ma per la sua libertà . C’è invece chi lo fa per scopo mercenario o lo fa semplicemente a scopo di vendetta o lo fa soltanto a scopo di morte. In questi casi le conseguenze karmiche sono diverse, per cui non si può generalizzare. In una guerra non è possibile prevedere una conseguenza karmica comune a tutti i caduti perché come in ogni circostanza, è necessario saper analizzare il fatto in sè e per sè.

U -- Comunque individualmente le conseguenze sono in rapporto alla singola partecipazione all’azione; la responsabilità è personale.

S -- Certo!

U -- Può essere volitiva o passiva o perché costretto.

S -- Certo, a seconda del singolo atteggiamento.

U -- Perchè gioca l’arbitrio.

S -- Perchè qua gioca l’arbitrio. C’è anche chi può andare in guerra e magari fare il medico ed in questo caso la sua missione è enorme perché, fra un fronte e l’altro, lui cerca di salvare disperatamente delle vite, ma magari in contrapposizione ci sono altri che fanno di tutto per uccidere. Per cui bisogna vedere le diverse situazioni.
E poi, obiettivamente, quando uno è incarnato non conosce la sua precisa missione, per cui non è in grado di stabilire in quel momento se sta facendo una cosa che gli è stata imposta per una conseguenza karmica o se sta facendo una cosa, in questo caso negativa, perché è stato guidato da un senso volto al male. Allora non è semplice giudicare, generalizzare; così in una guerra o negli scontri.

U -- Quindi, le conseguenze vanno a gravare nelle singole responsabilità , sull’eterico del soggetto che compie l’azione

S -- Certo! Si, si perché l’eterico è, chiamiamolo così, il serbatoio che ciascuno si porta dietro. E allora, in questo serbatoio, bisogna mantenere sempre un certa quantità di benzina affinchè non si abbia a rimanere all’asciutto perché, trovandosi all’asciutto, non si ha più la possibilità di proseguire; proseguire verso la libertà !
Allora è questo serbatoio che deve essere sempre equilibrato, affinchè non manchi la possibilità di spaziare in ogni campo attraverso l’esperienza.

U -- Cosa intendi per rimanere all’asciutto?

S -- All’asciutto di benzina, quando uno ha toccato il fondo negativo e non ha più la forza e la capacità di rialzarsi. Questi sono i Baronti.
Quando uno tocca il fondo non ha più la cosiddetta benzina che permette di risalire, che permette alla macchina di compiere la salita.

U -- Non ha più alcuna libertà ?

S -- In questo caso il serbatoio è vuoto; è vuoto perché ha avuto solo esperienze negative che hanno cancellato quelle positive. In tale caso non ha più possibilità di conoscenze perché il serbatoio è vuoto e non permette la risalita.

U -- Comunque ci sono le Entità di soccorso.

S -- E’ come il carro attrezzi quando la macchina finisce la benzina.

U -- Nel caso in cui venisse ucciso prima di poter riattivare la bilancia cosa succede?

S -- Si possono verificare anche questi casi ma, anche se tutto a volte sembra accidentale, non lo è perché, anche se molti fenomeni sembrano improvvisi, sono stati imposti in una mappa di destino.

U -- Se così non fosse non sarebbe karma.

S -- Sarebbe una continua confusione.

U -- Avendo fatto la raffigurazione della bilancia hai, in un certo senso, posto la questione in termini che quando si trapassa la bilancia sia in equilibrio; e questo non è esatto perché quando si trapassa si portano dietro gli squilibri rimasti nello sbilanciamento.

S -- No! No, probabilmente mi sono espresso male; intendo dire che quando la bilancia è pari significa che non dobbiamo tornare a fare altre esperienze. Perchè, come sapete, non basta una vita, (talvolta può bastare ma difficilmente), non basta una vita per riportare la bilancia in pari.. Quando la bilancia è in pari io andrò nel libero; nel senso della parola. Fra una esperienza nell’incarnazione e l’altra la bilancia difficilmente è in equilibrio, salvo eccezione di missione, non ci sarebbe bisogno di tornare in corporeità .

U -- Senti, volevo farti una domanda. E’ possibile avere un quadro sul momento dell’incarnazione e quello del trapasso? Il momento che vive lo Spirito in questi due frangenti.

S -- Lo Spirito al momento precedente al trapasso?

U -- Nei momenti in cui si incarna e nel momento in cui si disincarna.

S -- E’ un rapporto che gode di leggi fisiche mediante le quali è possibile inserire uno Spirito che, fino al momento precedente era solo in eterico, conglobarlo in una massa che diventerà poi un corpo animato da quello Spirito, per cui è come un passare dell’acqua. Quando l’acqua è a temperatura sopra lo zero è liquida. Quando passa sotto lo zero si ghiaccia; è un passaggio naturale che si compie attraverso condizioni ambientali differenti. Questo è un esempio per farti capire come uno Spirito che prima era in eterico e diventa corporeo è un cambiamento di stato per far parte di qualcosa che adesso si animerà .
Questi sono concetti molto difficile da capire, anche perché voi pensate che da prima di incarnarsi uno possa avere intenti che ha quando è incarnato, ma non sempre è conveniente essere incarnati. Ed è per questo che è necessario fare esperienze chiamate eteriche, perché il passaggio dall’eterico alla vita e dalla vita all’eterico è come col passaggio dell’acqua alle diverse temperature. E’ soggetta a evaporare o diventare liquida o solidificarsi; se questo esempio vi può bastare”¦

U -- Ecco. Ma perché nella variazione dello stato si prova sofferenza?

S -- Si prova sofferenza perché c’è ancora karma; sei ancora legato alla corporeità e quindi il tuo spirito avverte tutte la sensazioni di dolore del corpo che sta lasciando; ma nell’ultimo tratto in cui hai lasciato il corpo non si avverte più il dolore, perché ormai lo Spirito si è distaccato ed è esterno al corpo.

U -- Da quando lo Spirito non è più dentro il corpo non c’è più la legge di Oblio? Lo Spirito prende cognizione del suo stato evolutivo? A meno della contingenza dei richiami dalla condizione appena lasciata che andranno a sfaldarsi?

S -- Sì, ed è anche questa una legge fisica; è naturale! Un mio amico lo aveva spiegato molto bene ponendo l’eterico paragonabile a questo mondo delle Idee in cui ciascuno era libero di vagare ed era un substrato all’esterno quasi dell’atmosfera e, quando qualcuno da questo substrato entrava proprio in contatto col mondo esterno, passava come una barriera e questa barriera cancellava tutto ciò che aveva portato con se nella libertà di questo mondo delle idee. Questo era necessario, si, perché per lui fare esperienza in quel momento, era fare esperienza nella libertà . Libertà intesa come l’abbandono dei bagagli di conoscenze precedenti, perché se fosse stato diversamente non si poteva parlare di una vera conoscenza frenata da rimorsi o da presunzioni o da altri atteggiamenti che non avrebbero potuto modificarsi; perché lo scopo dell’incarnazione è quello di modificare atteggiamenti che sono stati presi e resi in precedenti vite. Per cui, se uno ricorda questi atteggiamenti difficilmente li può modificare; perché, se così fosse, lo avrebbe potuto fare in precedenti vite. Non trovate?

U -- Ma chi determina l’incarnazione? le molle dell’incarnazione? Ciascuno sa di essere guidato, come?

S -- Da capo, in cima a qualsiasi scala c’è un filo conduttore. Ciò”¦ quella è la molla. Quella molla che fa la presa di questo filo conduttore è la grande fede che ciascuno può avere di raggiungere questo apice e per raggiungere questo apice è necessario avere fede. Ma non basta dire ho fede; per avere fede bisogna procacciarsi tutto quello che è necessario: sentirsi puliti e liberi.

U -- Scusami non capisco. Ci sono Entità a corto di benzina che arrivano ad incarnarsi, manifestano mancanza di fede di conoscenze, non hanno alcun obiettivo di ascesa, non mostrano alcuna determinazione ad allacciare il filo che possa portarle all’Eterno dal quale sono partite, quale è lo scopo? Prosciugare il serbatoio?

S -- Sì, ma adesso facciamo un discorso, come per opposto. Da un lato abbiamo i Baronti e dall’altro gli Spiriti eccelsi. Gli eccelsi non si incarnano più perché sono eccelsi, così come i Baronti non si incarnano più perché hanno raggiunto un tale livello di negatività che non potrebbero più reincarnarsi in un corpo per cui non parlo di reincarnazione.
Esistono Entità comunque guidate da una spinta negativa; persiste comunque il sussidio di altre Entità che le spronano alla reincarnazione per il loro miglioramento. In questo caso sotto lo sprone degli altri si prestano all’incarnazione, ma i Baronti in senso assoluto non concepiscono l’incarnazione.

U -- Il Baronte ha il dovere di riequilibrare gli squilibri che ha causato; nell’armonia universale non possono esistere squilibri; non esiste Satana, no ci sono diavoli, quindi c’è il carro attrezzi come detto prima; anche il Baronte deve trovare la strada del riequilibrio per rientrare nell’armonia del Creatore.

S -- Ma, prima di tornare ad incarnarsi non è più Baronte. Quando è disincarnato fa un grossa espiazione, perché è sottoposto a una condizione negativa. In quel caso è costretto a una purificazione: allora potrà tornare ad incarnarsi, quando non è più Baronte nel senso del termine

U -- Com’è lo stato di purificazione? E’ tremendo al di fuori della materia.

S -- E’ uno stato di contemplazione di una negatività massima: in questa massima contemplazione di negatività nel senso più assoluto si arriva ad un punto nel quale tutti i poli negativi si respingono e, al momento in cui capiscono che si respingono, capiscono anche che c’è qualcosa al di là di questo nucleo negativo e capiscono il momento; lo stanno espiando. E cos씦 dovesse protrarsi non potrebbero continuare. Non possono più”¦ poter tornare per fare diverse e altre conoscenze”¦ Allora, quando assumono la coscienza che può esistere un altro stadio all’esterno del quale loro si trovano, capiscono che per accedere a questo stadio è necessario presentarsi in maniera differente e, quindi, si parla di atteggiamento, di presentarsi in modo diverso, perché anche questa esperienza ha toccato il limite della negatività . E’ servita a far rimbalzare verso la salita tale Baronte che piano, piano non sarà chiamato con questo termine.

U -- Questo accade al di fuori della condizione materiale?

S -- Questo accade prima che si possa incarnare; prima, appunto, deve essere fatta questa liberazione.

U -- E’ la liberazione dello Spirito da una condizione estrema?

S -- Adesso vi faccio un esempio. Qui non voglio parlare di poli massimi. Però, in altra riunione si era parlato di quando il Cristo è venuto sulla terra e non ha potuto incarnarsi in un corpo perché la Sua Luce, così forte avrebbe bruciato qualsiasi corpo; così, un Baronte, polo opposto, non può venire ad incarnarsi in un corpo perché lo ridurrebbe in cenere. Poichè esiste il perdono di tutti. Ma il perdono dove si è capito; e per capire è necessario espiare. E dopo questa fase di espiazione questi Baronti, dopo che si rendono conto di essere in uno stato di negatività e che anche la loro negatività viene respinta, allora capiscono che non possono far parte di un”¦ Non lo posso chiamare ...Niente. E’ qualcosa che non produce, o meglio, produce il ”¦Non. Allora, in questo stadio cercano di evolversi, ma è necessario, appunto, espiare; dopo di ciò”¦citando i due poli massimi, si può capire come i Baronti non si possono incarnare come Baronti.
L’espiazione è molto importante perché, se da un lato guida la fede dall’altro c’è l’espiazione che è come la fede.
E allora, in questi due poli abbiamo sempre qualcosa che dà la capacità di spronare. Perchè se non ci fosse questa forza, sia nel negativo che nel positivo, tutto sarebbe statico; invece è necessario che ci sia movimento.

U -- Senti, e i Maestri? Le Entità mai incarnate volte verso il bene, possono aiutare queste Entità a migliorarsi, con consigli, con aiuti diversi, insegnando la strada?

S -- Non in maniera diretta, perch锦 faccio un esempio molto basso.. come il gatto col topo; perché uno scappa dall’altro perché ha paura di essere mangiato. In questo caso, poichè sono due massimali (una nel senso positivo, l’altra nel senso negativo) si respingono enormemente e, allora difficilmente possono entrare in contatto, però possono sempre procedere attraverso aiuti indiretti; perché, le Entità di luce, comunque, forniscono energie anche ai piani sottostanti, energie motivate a questo scopo, in maniera diretta non riescono ad entrare in contatto con questa realtà

U -- Neanche per vibrazione?

S -- Sì, per vibrazione, nel senso che trasmettono attraverso i piani sottostanti, affinchè gli altri, piano dopo piano, sempre attraverso vibrazioni possono trasmettere agli altri; ed è questo continuo ciclo di movimento di cui abbiamo parlato.
Volevo uscire dall’argomento per invitare gli altri della Cerchia a partecipare con altre domande, ma non posso negare l’accesso a questa Entità che voi conoscete bene; adesso devo scappare perché mi sta picchiando col suo bastone. Salve

Gioiosa conclusione di incontro! L’Entità , don Gervasini interviene sempre con amorevoli espressioni. Una Entità che, dall’oltre limite, continua nella benefica donazione del suo Essere al punto che, dopo oltre mezzo secolo dalla dipartita la sua Erma nel monumentale di Milano è caratterizzata da lumi e fiori. Il bastone è la sua presentazione!

Il Destino! Dio lo vuole”¦

Dio è Amore. Amore è donare, donare senza riserve o idea di baratto. Dio ama il Sè creato, non premia, non castiga.
Concepire che Dio donatore di Vita-Animazione abbia da intervenire nel destino dell’Io, Verbo-animato, configurerebbe bestemmia.
Il bene, il male, sono nel raffronto dell’Io con il creato, con altri Esseri del creato, nella strada per acquisire le conoscenza a cui l’Io anela per il riscontro del proprio Essere. Le vicissitudini cui l’Io va incontro sono nella strada che l’Io percorre per avere certezza della propria esistenza. Se mancasse il raffronto con il bene e il male mancherebbe il riscontro dell’Essere, dell’esistere.
Incarnarsi è l’inoltrarsi nel concreto alla ricerca del raffronto, confronto con la materia; con altri Esseri che nella materia esistono, fanno esperienza.
Il Destino è il filo conduttore delle esperienze che lo Spirito intende maturare, o è indotto a sperimentare, per acquisire conoscenze sul creato e la certezza del proprio essere.
Può accadere che non basti una sola incarnazione e allora, occorre che lo Spirito torni nel concreto; si reincarni per completare le esperienze cercate.
Reincarnarsi è il destino, ripianare i turbamenti prodotti nell’armonia che deve sussistere nei confronti; o ancora, ritornare per fare altre esperienze; sempre nel filo conduttore dall’inizio al compimento delle avventure praticate.

In altra argomentazione, in Internet, è stato pedissequamente specificato come e perché l’Io sia l’Operatore del Creato; specifiche motivate, dimostrate e sperimentate. Dalle dimostrazioni emerge il come e il perché le vicissitudini cui va incontro l’Io siano derivate dall’arbitrio nell’operare.

Nella ricerca di acquisire conoscenze è l’incontro medianico con l’Entità Seneca, il quale ha vissuto, meditato e sperimentato le problematiche che assillano l’uomo, sono argomentazioni da approfondire alla luce delle scoperte scientifiche e delle esperienze che singolarmente vanno condotte a maturazione...
Esempi, paragoni, raffigurazioni, risultano efficacemente illuminanti delle perplessità e degli interrogativi. Ciascuno ha lo stesso diritto di esprimersi; non si può assumere di essere nel vero in contrapposto alle espressioni altrui. Ciascuno fa le esperienze che sono sue, del proprio essere; il confronto, il dibattito sono ricerca di convalida, di acquisizione di nuove, diverse esperienze.

La reincarnazione, il karma è raffigurato come una bilancia che al momento della nascita presenta allo zero l’indice dei due piatti, il piatto del bene, il piatto del male; talvolta c’è uno squilibrio, il piatto del male è più basso di quello del bene, bisogna fare più “bene” per riportare la bilancia allo zero. Quando l’Io facendo il bene ha riportato a zero l’indice avrà un bagaglio necessario per lasciare alle spalle il concetto di karma e potersi librare (essere-vibrare) nell’Infinito.
Il karma è un alternarsi di situazioni negative e positive necessarie all’equilibrio del bene col male.
Le Situazioni non sono sempre determinate dall’uomo; molto spesso sono causate condizioni in cui l’uomo è posto, come nel caso di guerra in cui l’uomo può uccidere o essere ucciso.
Sono situazioni estreme entro le quali stanno le tante vicissitudini dell’esistenza nella materia; vicissitudini derivate dal “fare non fare”, nelle quali è lo Spirito alla ricerca di esperienze, lo Spirito animatore dell’uomo; è nel suo arbitrio il determinare le origini e seguirne il corso. Indagare, giudicare non è solo vano, è impossibile arbitrio.
Lo Spirito decide di incarnarsi nell’ambiente adatto per acquisire esperienze: esperienze in comunità , esperienze singole; esperienze da completare, per acquisizione di esperienze diverse.
Sono condizioni nelle quali lo Spirito non sa se sta facendo una cosa derivata da conseguenza karmica, se segue una missione o se è guidato dal suo volere. Non è semplice giudicare, generalizzare le condizioni e i comportamenti.

L’Entità -Seneca ha raffigurato l’Eterico come un serbatoio Essenza, di capacità , che ognuno si porta dietro; un serbatoio che deve essere sempre equilibrato affinchè non manchi la possibilità di spaziare in ogni campo attraverso l’esperienza.
Il serbatoio cambia livello nelle vicissitudini delle esperienze che devono essere sempre equilibrate.
L’esempio della bilancia è indicativo della necessità di reincarnarsi per ripianare gli squilibri di livello e proseguire nelle esperienze. Esperienze che lo Spirito riterrà compiute allorchè il serbatoio è riportato al colmo, l’indice cella bilancia sarà allo zero e avvertirà la piena libertà nell’infinito.
La raffigurazione dell’acqua che si ghiaccia per incarnarsi è un preciso parallelo con il fenomeno fisico. L’impalpabile vapore, l’umido nell’aria, si condensa in goccia di acqua attorno ad un pulviscolo, come lo Spirito si inviluppa di eterico.
Nella condizione di acqua l’umido diviene veicolo del Prana, essenza vitale per la vegetazione e per rivivificare cellule dell’organismo fisico degradate, netta ogni cosa, lascia ogni cosa”¦ produce movimento nella materia, per quindi tornare umido nell’aria. Così, come lo Spirito si incarna per fare esperienza, per concretizzare idee, per equilibrare gli esiti delle opere praticate, per poter continuare nelle esperienze.
Seneca non ha mancato di puntualizzare lo stato estremo della reincarnazione in cui lo Spirito, affascinato dalla Personalità , dal potere materiale, incurante del serbatoio e della bilancia, tocca il fondo e non ha più risorse di risalita: diviene Baronte.
Lo Spirito cosiddetto Baronte, diviene un Non”¦non esiste. Ma, è verbo, è idea del Verbo non può non esistere; per esistere bisogna Espiare. Lo stato in espiazione è una condizione tremenda, si direbbe inconcepibile lo stato di sofferente meditazione, del rimacinare nel sè.
L’ospizio del Cottolengo in Torino e, forse altri del genere non accessibili che in particolare eccezione, sono ospizi dove esistono esseri, materiali che non si può dire animali, perché non presentano segno di esistenza, solo movimento; movimenti orrendamente sconnessi che non indicano alcun senso di vita. Sono esseri in espiazione? Sono Baronti?

I Maestri, le Entità di soccorso di cui si parla nelle riunioni medianiche, per spiegare l’accoglienza dello Spirito il quale al trapasso dalla materia è sconvolto, frastornato dal non disporre del mezzo per esprimersi, sono gli Spiriti che lo confortano e lo aiutano nell’adattarsi allo stato che gli appare incomprensibile.
Sono le Entità , mai incarnate, portatrici di Animazione-vita verso tutti gli Spiriti che, dal momento di avvertire Autonomia esercitano l’arbitrio per verificare l’Essere costituendo il concreto (Atomo) o usando gli atomi per affermare l’Essere con il concretizzare gli esiti del proprio pensare, sono le Entità di soccorso che alimentano animazione nel creato.

Il destino è il filo conduttore che lo Spirito segue dall’animazione al rientro nell’armonia Cosmica; il percorso che lo Spirito traccia con l’andare, avanti di seguirlo. Lo Spirito, seguendo l’arbitrio del suo volere si incarna in un corpo-Io quale rappresentazione fisica del suo esistere in rapporto ad altre esistenze con cui si confronta nelle espressioni di essere e di esistere.
Nell’esistenza, fisica e metafisica, l’Io è l’esclusivo arbitro di ogni azione, di ogni pensiero che intende esprimere; il responsabile di ogni disarmonia che, esercitando arbitrio possa determinare.
Il destino, quindi, è il percorso che l’Io segue, determinando ogni passo, ogni vicissitudine, positiva o negativa, nelle esperienze che intende maturare per il riscontro del proprio Essere-operatore.
Non esiste potere fisico o extrafisico che possa modificare il destino, il percorso procrastinato dall’Io nelle espressioni di esistenza. Animazione elargita da Dio-amore.

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di Letterio Curcuruto, -© concesso a Silvia M. Carrassi
speciale ringraziamenti a: Franco Oliva.

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