Antinorio: un colonnello di meno di un metro, baciato da Hitler e salvato dalla Regina

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Gennaio
26 2007

Antinorio: un colonnello di meno di un metro, baciato da Hitler e salvato dalla Regina

foto: www dot scuolaspec-pediatria dot unibo dot it
un balilla sul suo destriero, La Regina Elena che saluta i bambini.

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Antinorio: SU LADYSILVIA: Angelo Antinorio è un monarchico a modo suo e, guardando un lungomare da un locale lievemente retrò dalla riviera ligure, intervisto questo vispo sessantacinquenne dalle mille esperienze di vita:

Come ami definirti da un punto di vista politico?

Un tranquillo aristocratico di provincia con vivaci simpatie per i regimi monarchici di tutto il mondo.

Mi hai raccontato che da bambino fosti cosacco, vuoi spiegare come accadde questa cosa a un milanese?

(NELLA FOTO: Regina Elena in auto)

Eh, dunque, Milano 1943; per adesso mi va la memoria mi va verso la Regina Elena, la quale mi operò per un attacco di appendicite con le sue robuste mani, una attempata Signora di sessantasette anni, nel ricordo del mio fondoschiena di bambino che poggiava sulle gambe della Regina come su due colonne saldissime, era una donna, senza tacchi due metri e sei, esclusi il tupè di capelli che somigliavano a una grossa torta, ella diceva di assomigliare alla madre, più bassetta del padre del Principe Nicola, il quale domesticamente scalzo era 2.15 metri e tutti i figli fratelli e sorelle erano una tribù di giganti, tutti belli e bellissimi.

Come mai la Regina Elena ti operò?

Come non era ancora l’otto settembre 1943 al tea del salotto Belgioioso, che era frequentato da quaranta, cinquanta bambini e a cui veniva anche il Cardinale Schuster, un attacco di dolore al ventre con immediata febbre, la Regina dottoressa onoris causa, mi pare all’Università di Pavia, e la Principessa Belgioioso, mi operarono immediatamente, bisturi bolliti in un quarto d’ora da una Belgioioso che mi esortava di non guardare sotto perché l’operazione era senza anestesia e io ho rilevato in un quarto d’ora solo un pizzicore al pancino, col che la fama della Regina chirurga maga mi sembra per conto mio abbastanza fondata.

La Regina operava sempre senza anestesia?

La sua grande fama era quella allora, la richiedevano moltissimi feriti.

Ma quando?

’15-’18 specialmente, poi penso che avrà fatto parecchi altri interventi in tempi più caldi, anche durante la seconda guerra mondiale; la Regina si era trasformata al suo collegio di Pietroburgo, in una ultra umanitaria con caratteri di santità . Una persona normalmente non può operare senza anestesia. Normalmente portano a uno strazio mortale già sotto i ferri, mentre i suoi pazienti sopravvivevano tutti, così dicevano.

E’ vero che eri colonnello dei cosacchi?

Si è vero. Spiegaci! Allora, estate del 1943, mio padre, valente ingeniere ma fermo con le costruzioni da quattro anni,era arrivato a Milano abbastanza agli sgoccioli delle sue riserve finanziarie e poi l’inizio della sarabanda dei bombardamenti aerei dell’agosto 1943.

Agosto?

27 agosto 1943 tra cui un terzo di Milano bombardata, io avevo tre anni e mezzo.

Cosa centrano i bombardamenti?

Prima per un periodo in collegio a Barlassina per difficoltà familiari, tornato da quello con le stesse difficoltà private aumentate dalla carestia alimentare a Milano e coi prezzi della borsa nera, mio padre mi ha affidato al suo antico capomastro Giovanni Zanin di Borgo San Giovanni al Natisone, chiamato da tutti Zemecchi che sta per gemelli, col quale eccellenza e capomastro mio padre aveva costruito due grossi ponti, uno sul Natisone e l’altro sul Tagliamento. E da poco alla masseria Zanin, arrivò l’inizio dell’enorme convoglio dei cosacchi krasnovici, di un milione di persone che dal gennaio di quell’anno avevano abbandonato la Repubblica dei Cosacchi del Don creata da Hitler.

In che anno?

Alla fine del 1941, con atamano dittatore il Generale Principe Pietro Krasnov, in precedenza uno dei grandi comandanti della controrivoluzione bianca nella Russia meridionale, controrivoluzione notoriamente gravemente sconfitta. Il Principe e la sua numerosa sconfitta, esulati dapprima in Francia dove, sistemati dal governo francese in sistemazioni modeste sia economicamente che socialmente, insegnante di matematica in un liceo a Naterre con piccola villa in affitto. Già ai primordi del 1933 ai suoi vigorosi settantatre anni, don Pietro, interpellato dall’ambasciatore tedesco in Francia, a nome di si sa chi offriva la direzione della costituzione di un’Armata di esuli cosacchi in Germania, che è arrivata a 100.000 soldati, un castello a Ashetenburg come residenza della famiglia e comando militare perché prevista anche la costituzione, che c’è stata, di un accampamento di baracche per i militari e lo status di Ministro del Reich con i movimenti conseguenti. Accettazione immediata. Sotto la pressione delle armate sovietiche, dopo il disastro di Stalingrado, caduta della Repubblica dei Cosacchi del don e la conseguente emigrazione degli antisovietici, militari e civili, verso occidente via Ucraina e Ungheria, come punizione ulteriore per l’Italia “traditrice”, Hitler aveva assegnato agli immigranti cosacchi il Friuli come loro ulteriore Repubblica dei Cosacchi.

Da che Stato dipendeva?

Teoricamente indipendente, di fatto un altro piccolo satellite della Germania hitleriana.

E tu?

Con l’arrivo della avanguardia degli emigranti cosacchi a San Giovanni al Natisone, già nel territorio del Friuli assegnatogli, Gorizia, Trieste e Istria erano stati assegnati alla Germania, si costituisce nella campagna di San Giovanni il campo della formazione militare e civile di un nipote aviatico di don Pietro, il Principe Colonnello Basilio Gregorievich Crasnov, il quale mi porta dal nonno, l’atamano don Pietro, ancora a Gorizia.

C’era anche tuo padre?

No, perché il nonno Enrico, già il più ricco dell’Umbria e delle Marche nel 1919, aveva "

nonno tuo?

Si " aveva sussidiato i cosacchi del Don con 200.000 lire dell’epoca degli anni ’30. Il Principe Pietro aveva già beneficato mio padre di donativi finanziari a Milano all’ora del trattato, mediante i figli, il nipotino di don Enrico Antinorio "

cioè tu?

Si " trovato a San Giovanni a Natisone, ovviamente molto grato a tutta la numerosa famiglia principesca e da qui la mia nomina a colonnello dei cosacchi crasnovici, alto novanta centimetri. Era il luglio " agosto del 1944, avevo quattro anni e mezzo, fornito di tutto l’equipaggiamento conseguente: tunica, berretto, stivaletti, uno stiletto invece della sciabola, le spalline con il grado e il pony Pippo come destriero. Colonnello diciamo nano, mescolato a un Battaglione di guerrieri similari dai quattro ai dieci anni, sia cosacchi che friulani. E non solo quel Battaglione perché diversi nipoti dell’Atamano, presto insediati al Palazzo Pretorio di Udine, avevano reclamato dei Battaglioni similari anche per loro dal nonno. Una carica durata fino al maggio 1945, durante la quale potrei aggiungere al mio modesto merito, di aver ottenuto che i cosacchi crasnovici, inizialmente ortodossi scismatici, divenissero uniat, onde celebrare il Natale 1944 e la Pasqua 1945 insieme agli amici cattolici friulani.

Questo un tuo merito a quattro anni? Eh si. E il tuo incontro con Hitler?

Ma lo sai cosa mi chiedi? Certo, dai racconta”¦ hai visto la fotografia sua, quella riguarda il 1925, quando il così detto mostro era ancora lontano dal potere. Come declino del 1944, le faccende militari dell’Asse erano in una situazione gravissima; una riunione a Vienna prima del Natale 1944 fra il tiranno di Berlino e i suoi superstiti dirigenti alleati minori.

Chi c’era?

Il più simpatico e umanitario era l’Arcivescovo di Bratislava e Presidente della Repubblica di Slovacchia Antepavelic della Slovacchia, un generale dittatore della Serbia, di cui al momento non ricordo il nome, poi il Re del Belgio Leopoldo III esule dal Belgio liberato dagli atlantici, quando fu messo il figlio Baldovino sotto la reggenza dello zio paterno Carlo fino al ’51 dagli Alleati; poi l’esule Maresciallo Petain, il generale presidente dell’Ungheria e ovviamente l’atamano Krasnov ed era venuto anche il sub di Salò con la faccia”¦ un viso molto preoccupato. "

Mussolini?

Si - tutti a domandare per il futuro, la famosa arma segreta, l’arma segreta era la bomba atomica che si studiava a Penemunde.

Come ti parse Hitler?

Eh, insomma, Hitler, mi avevano già parlato in molti in tono fortemente ostile, anche mio padre, ostilissimo a qualsiasi replica di guerre mondiali; Radio Londra, che tutti sentivano”¦

Ma a te, bambino di quattro anni?

L’arrivo del mostro, del demonio incarnato a me, prossimo ai cinque anni è sembrato una testa di chissachì, poi la vista di un uomo non tanto piccolo, era 1.75 m, l’arrivo di un uomo attempato che nella sua modesta divisa somigliava moltissimo, come viso e persona al signor Crossa.

E chi è?

Era il bigliettaio del tram 23 che passava in via Bergamo a Milano, sotto casa mia. Pressochè un sosia, anche per i mustacchietti uguali. E il demonio di Berlino, curvo e molto afflitto con la pelle grinzosa, col viso giallo e grinzoso, gli occhietti stanchissimi, ancora nero di capelli e di baffetti ma evidentemente tinto, come si diceva e quindi già canuto precocemente, il braccio sinistro ostinatamente dietro la schiena perché si sapeva che gli tremava di continuo. Al posto di un demonio incarnato, in apparenza piuttosto una figura pietosa, un rudere. Nella accolta di alti personaggi dell’Asse, il mio carissimo Principe don Pietro, prossimo agli ottantacinque anni, alto due metri e quindici, magro, dritto e robusto, sembrava il dominante.

Hitler ti baciò?

Hitler si ricordava... ma lo sai cosa mi chiedi in questi tempi? ”¦ è stata una gran pestilenza la sua rivincita germanica, potrei benissimo concordare che era del tutto inutile, oltre che esser stata ultra sterminatrice e ultra rovinosa per tutta l’Europa. Riguardo all’arma segreta, l’afflitto tiranno a dire che non prevedeva di poterne disporre mai perché oltretutto nel febbraio del 1945, una grossa formazione aerea angloamericana ha distrutto l’intero complesso di Penemunde.

Ma il bacio al bambino innocente?

Eh”¦ il diavolo interessato alla mia persona, amava molto i bambini e, vedendo le effusioni tra il vecchio atamano e il sottoscritto, avrà forse desiderato averne anche lui e prentazione diretta, il cognome era già conosciuto dal medesimo per via del nome, un bacino, due su entrambe le guance. Come allora non mi sembrava di baciare un demonio e poi l’accolta degli importanti si sono messi a chiacchierare delle loro faccende in tedesco che non capivo, a cui ho assistito giocherellando con due nipotini Krasnov.

Fu l’unico incontro?

No, nel marzo 1945, altra riunione a Vienna, più o meno gli stessi partecipi di cui se ben ricordo il battelapesca della Serbia era divenuto anche lui ex, situazione militare dell’Asse ancora più disastrosa e quasi agli sgoccioli. In entrambe le riunioni l’unico a parlare di resa (perché dalla conferenza di Teheran del tardo 1943 era stata bandita la fine del conflitto solo mediante la resa incondizionata della Germania e dei suoi alleati), era il principe don Pietro con l’Arcivescovo Monsignor Tiso, tutti gli altri: resistenza ad oltranza, vendere cara la pelle. Il diavolo di Berlino incerto, pare anche le varie milizie fossero quasi tutte inclinate verso la resistenza ad oltranza.

Questa volta fu diversa l’impressione del dittatore?

Uguale, semmai ancora più distrutto.

Altro bacio?

No ma a quella di marzo i bacetti furono reciproci.

E quale fu la tua impressione di Mussolini?

L’ho sempre avuta modesta, mi piaceva solo sua mogli Donna Rachele, una buona donna, non ha mai avuto il tipo signorile, veramente nei tardi anni venti Mussolini aveva decretato che tutte le donne italiane fossero chiamate signore o signorine, mi ricordo di mia madre, fanciulla a visitare i genitori, lì alla casa c’era la portiera Maria con le ciabatte, la ciccia ventrale, grembiule e calzerotti, mia madre la chiamava portiera e la donna in dialetto milanese: “ades sun la scura Maria, minga pù la portiera, decreto del duce”. La signora Rachele, buona donna, molto preoccupata per il marito e i figli superstiti. Il marito medesimo mi quadrava poco.

In che senso?

Come aspetto complessivo e poi in gran parte del popolo italiano, dopo aver idolatrato il medesimo nei suoi anni di successi, durante i disastri della guerra, aveva completamente cambiato opinione.

Quale è la tua opinione storica su Mussolini?

Positivo come restauratore dell’ordine del Regno d’Italia, vincendo le smanie di rivoluzione di tipo bolscevico di molti massimalisti di allora, governante per vario tempo positivo, un pò inchiodato alla sua carica di dittatore da cui non poteva comodamente passare a vita privata e di cui non aveva nessuna voglia. Conquista dell’Abissinia che era meglio evitare per non infiammare troppo le arciladronesse atlantiche contro la terza ladronessa che voleva essa pure arraffare e da lì una serie di disastri sempre peggiori, molti del tempo si auguravano che si fosse ritirato nel 1935.

Intervista di Matteo Cornelius Sullivan

Source by Redazione


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